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Assenzio e rinascita, seconda parte

Cinzia Bonfà
Dal n.119 di
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“Un bicchiere d'assenzio, non c'è niente di più poetico al mondo. Che differenza c'è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose”. Oscar Wilde.

Pernod fu il primo a commercializzare l’assenzio arrivando a produrne nel 1896 ben 125.000 litri al giorno ma la cosa più assurda fu che nel 1901 la fabbrica venne distrutta da un fulmine e le cisterne svuotate nel fiume vicino aromatizzandolo per miglia. La rinascita dell’assenzio fu opera di una marca ceco-boema chiamata Hill durante gli anni ’90. Paragonato al vecchio assenzio francese, l’assenzio boemo era diverso, conteneva molto meno anice, non si intorbidiva con l’acqua e la sua preparazione prevedeva l’utilizzo della fiamma in un rituale inedito mai sperimentato prima. La classificazione degli assenzi odierni presenta notevoli problemi mancando una legislazione che definisca le caratteristiche che un liquore deve possedere per essere etichettato “ Assenzio”. Oggi, in linea di massima, esistono 2 tipi di assenzio, il tipo francese (o spagnolo), simile al Pernod, solo più forte e spesso verdastro che si intorbidisce quando viene aggiunta dell’acqua. Poi c’è il tipo est-europeo, quasi sempre bluastro che non diventa mai torbido e viene spesso paragonato ai prodotti per lavare i vetri, questi definiti anche “falsi assenzi”. Gli assenzi industriali più forti, invece, sono lo svizzero “La Bleue” con i suoi 60 ppm di tujone (terpene neurotossico contenuto nell’artemisia absinthium), e il Logan 100, una marca ceca che contiene 100 ppm e una quantità di alcol leggermente inferiore agli standard. L’Unione Europea proibisce l’assenzio con più di dieci parti per milione (ppm), o 10 mg per kg. Da non sottovalutare l’Hill che fu il primo nel 1998 a far rinascere l’assenzio dopo l’oblio ma con dosi infinitesimali di tujone, ben 1,8 ppm. Bisogna considerare che l’alcol è un sedativo e il tujone uno stimolante e di conseguenza il vero assenzio può essere la combinazione di droghe dagli effetti contrapposti. Droga o no si dibatte sulla questione da oltre 150 anni e se proprio vogliamo dirla tutta il componente più dannoso e pericoloso dell’assenzio è l’alcol. Il vero assenzio non è allucinogeno, contiene troppo poco tujone sia quello commercializzato ora sia quello di fine ‘800. Non arreca danni alla salute se non ingerito in quantità sproporzionate come accade per gli altri alcolici e per il vino stesso.

L’assenzio fu per antonomasia la bevanda degli intellettuali e degli artisti e senza dubbio oggi alcuni giornalisti e wine writer lo bevono magari mentre scrivono il proprio articolo rafforzando quel legame tra assenzio e ispirazione, tra assenzio e creatività. A tal proposito si è degustato un vino aromatizzato all’assenzio, il Bonmè di Poderi Colla. L’azienda ha utilizzato un’antica ricetta di famiglia per creare questo vino aromatizzato, ottenuto da vino Moscato con aggiunta di infusi vegetali. Il nome Bonmè deriva dal dialetto piemontese che sta a indicare proprio l’assenzio. Un nettare di 14,8% vol delicatamente dolce al quale non deve essere aggiunta l’acqua come alcuni liquori all’assenzio richiedono, piuttosto va degustato fresco. Ha un aspetto dorato con venature verdoline. Possiede un leggero aroma di anice stellato unito a un forte gusto di liquirizia. Nel finale olfattivo giace un piccolo mucchietto di foglie secche e di semi uniti a un tocco di erbe officinali. Non mancano le note dolci agrumate che si palesano con la scorza e la gelatina. Il suo sapore è ricco, intenso e quasi speziato. Stimolante e tonificante può diventare elettrizzante con del formaggio Blu del Pian Rosa.

Poderi Colla
San Rocco Seno d’Elvio, 82
12051 Alba (CN) 
Tel.0173 290148 
www.podericolla.it 
info@podericolla.it

 

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