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Fermati a guardare il colore del vino

Cinzia Bonfà
Dal n.96 di
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Una vecchia canzone di Fred Buscaglione, “Nel cielo dei bar”, intonava questa melodia: “Ci vediamo al fondo di un bicchiere / fino a quando l'alba in cielo tornerà / e nell'alba disperata / sarà triste rincasare / per attendere la notte / e poterti ritrovare / al fondo di un bicchiere / nel cielo dei bar”. Proprio “nel fondo di un bicchiere” però, c’è l’inizio dell’analisi organolettica di un vino e spesso l'inizio di un problema, quando alcuni winelover e sommelier mettono un po’ da parte l'esame visivo soffermandosi molto di più a cercare profumi a volte strani, a volte legati ad alcuni propri ricordi, magari a un’infanzia ormai troppo lontana perché sia raccontata a un pubblico giovane e proteso oltre quest’era del 2.0. Immancabile e più immediato è il tuffo del naso nel calice con la fantasia che inizia una ricerca spasmodica di sentori particolari. In un attimo si ritrovano immersi in descrizioni sparse che solo i più bravi riescono poi a tramutare in qualcosa di concreto regalando sensazioni precise di ciò che stanno bevendo.

L’esame visivo invece non parte con l’immaginazione: una parola al colore, un accenno veloce all’unghia di una tonalità diversa, agli archi sulle pareti e nulla più. Se poi si sta descrivendo un vino bianco, il racconto diventa ancora più breve. Per loro, i winelover, è sempre un piacere inaudito quello di “scomporre” un vino attraverso l’analisi sensoriale; guardandone le movenze, la sinuosità nel bicchiere e le lacrime sulle pareti, rimangono lì, in ginocchio di fronte a tanta magnificenza. Poi, uno sguardo appena al colore e riescono a capire anche quanto lavoro ci sia stato dietro e di che tipo.

Eppure è così rilassante guardare attraverso un bicchiere colmo di vino (sempre mezzo pieno, ovvio), afferrare le sue sfumature e perdersi in mille pensieri. Si può fare mentre si è a una degustazione oppure semplicemente a casa purché ci sia qualcosa di bianco intorno e una luce che passi attraverso il vino: una candela, un camino acceso, i raggi del sole sopra i vetri di una finestra, anche uno sguardo, purché luminoso, lucido. Ci si sentirà proiettati in un’altra dimensione fatta di silenzi cercati e non subiti, di riflessioni più sagge, di pensieri più leggeri e nudi perché liberi. Poi si sa, il segreto di una luce giusta è un effetto simpatetico perché, se noi percepiamo le condizioni d’illuminazione come piacevoli, saremo meglio disposti verso il vino.

A tal proposito alcuni ricercatori dell’Institute of Psychology della Johannes Gutenberg University di Mainz, in Germania, sostengono che un vino può essere più buono se degustato in ambienti con luci rosse o blu. Secondo il loro studio il colore della luce può influenzare positivamente il sapore del liquido. Accertato che a nessuno di noi verrebbe mai in mente di bere del vino sotto luci colorate invece che neutre, l’attenzione sarebbe più giusta dirigerla verso il colore del vino stesso dove le autentiche tonalità visive risulterebbero inevitabilmente alterate.

Qualsiasi colore esso abbia, soffermiamoci di più a guardarlo. Fissando la parte centrale del vino e percorrendone i contorni, si arriva diritti al proprio “io”, quello con il quale molti di noi non vogliono mai rimanere soli ma che sarebbe terapeutico cercare ogni tanto, nel fondo di un bicchiere. Oggi lo sguardo va a un Carmignano Villa di Capezzana Riserva 1968 con tonalità ancora luminose che riflettono luce viva nel bicchiere, quest’ultimo permeato da un meraviglioso colore rosso aranciato; un colore importante per un vino che deve avere avuto un lungo invecchiamento con un rapporto acidità- tannicità-morbidezza a favore di quest'ultima. Le lacrime e gli archetti tensionali sulle pareti, hanno curvature perfette e regolari, dovuti a una presenza bilanciata di componenti alcolici. Il naso è dolce e trasognato con chiaroscuro di tamarindo, di spezie antiche, rabarbaro e fiori blu. L’assaggio è ancora dinamico, regalo di un’acidità sostenuta. Ha un finale risoluto nel ricordo delle note speziate. L’attenzione ricade nuovamente sul colore del vino e si sposta dal centro alla parte più stretta del liquido, nei riflessi. Qui ci si perde in pensieri semplici, in come 46 anni siano splendidamente portati e come tante sfumature rosso aranciate siano più belle di quelle rubino di un giovane Carmignano 2009, non per questo da meno e non da sottovalutare. Pensieri che valgono essere raccontati solo dopo un sottile incanto di uno sguardo.

Tenuta di Capezzana
Via Capezzana, 100?
59015 Carmignano (PO)
Tel. 055 8706005?
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