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L’Agro Pontino, un territorio da riscoprire

Salvatore Marsillo
Dal n.47 di
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Nell’Agro Pontino la viticoltura era diffusa già ai tempi degli antichi Romani e un vino molto noto all’epoca, menzionato dal poeta Orazio in una delle sue Odi e amato anche da Plinio il Vecchio (che lo preferiva al Falerno, un altro vino molto in voga nel I secolo a.C.), era il Cecubo, chiamato così in quanto prodotto nell’ager caecubus, che si estendeva tra le attuali Terracina e Formia. Dopo secoli di produzioni votate soprattutto alla quantità, l’intera zona ha vissuto una rinascita enologica in seguito della bonifica delle paludi pontine iniziata nel 1924; attualmente l’attenzione dei viticoltori è rivolta soprattutto ai vitigni internazionali, in particolare allo Chardonnay, al Merlot, al Petit Verdot, al Sauvignon Blanc e al Syrah che dànno vita a vini anche di eccellente qualità, spesso svincolati dai disciplinari di produzione; non è un caso che la provincia di Latina si attesti al primo posto nel Lazio nella produzione di vini Igt. Tra i pochi vitigni autoctoni della zona spicca il Nero Buono, originario di Cori, un piccolo paese immerso tra i vigneti e gli uliveti delle colline Lepine dove il terreno di origine vulcanica e il particolare microclima, caratterizzato da correnti d’aria che riducono il rischio di peronospora a cui questa varietà è molto sensibile, garantiscono il perfetto sviluppo dei grappoli; il Nero Buono trova spazio anche tra i filari dei Castelli Romani, in cui gode delle stesse peculiarità pedoclimatiche, anche se qui viene impiegato soprattutto in blend e come uva colorante. Lavorato in acciaio, il vino che ne risulta risplende di un bel rubino vivace, dal bouquet di fiori rossi e di bacche del bosco, mentre il passaggio in barrique lo arricchisce di aromi speziati, di note di cacao, cuoio e liquirizia. Nel palato sfodera buon corpo, tenace acidità e tannini non aggressivi che contribuiscono a mantenere morbido l'approccio gustativo.

Per valorizzare le aziende pontine del settore enologico e l’intero indotto rappresentato da enoteche, ristoranti e altre strutture ricettive, nel luglio del 2010 è stata istituita l'associazione Strada del Vino della Provincia di Latina, che parte proprio da Cori e si dipana verso il mare, abbracciando la costa da Anzio a San Felice Circeo. Percorrendola è possibile sperimentare i migliori sapori e profumi di questo territorio, dall’olio Dop Colline Pontine, che deriva principalmente dalla molitura della cultivar “Itrana” (utilizzata non solo per la produzione olearia ma anche come oliva da mensa, più conosciuta  col nome di “Oliva di Gaeta”) alla burrata di bufala; dalla marmellata di kiwi (la provincia di Latina coltiva oltre il 70% della produzione nazionale) al miele di eucalipto. La lista è ancora molto lunga, per cui non ce ne vogliano gli amici produttori degli altri paesi se chiudiamo soffermandoci ancora su Cori che è patria di due chicche gastronomiche particolarmente stuzzicanti: il lardo di San Nicola, preparato secondo un’antica ricetta tramandata oralmente da padre in figlio in base alla quale, partendo dal lardo di schiena del suino, salato e cosparso di pepe, ginepro e rosmarino, si arriva, dopo una stagionatura di 60 giorni, alla candida e profumata scioglievolezza del prodotto finito. Infine il prosciutto cotto al vino bianco di Cori che è preparato tradizionalmente nel mese di maggio per la Festa della Madonna del Soccorso (seconda domenica del mese); senza l’aggiunta di conservanti o additivi alimentari, dopo 16 mesi di riposo è avvolto in erba medica, malva e rosmarino, quindi immerso nel vino e cotto nel forno.

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