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Private Label, una nuova frontiera per il vino

Roberto Greco
Dal n.46 di
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L’attuale periodo di recessione economica inevitabilmente si ripercuote anche sul mercato del vino mettendo in seria difficoltà l’intero settore e, non si tratta di una semplice flessione. Di conseguenza gran maggior parte delle operazioni commerciali sono orientate nel cercare nuove soluzioni. Da parte del consumatore medio, invece, rileviamo con soddisfazione una maggiore consapevolezza e informazione acquisita attraverso editoria di settore, oltre che alla partecipazione di appassionati a corsi professionali sul vino, manifestazioni e degustazioni guidate. Il cliente finale, quindi, è più informato ed è spesso alla ricerca di etichette che garantiscano un buon rapporto qualità prezzo.

Delle risposte in tal senso le stanno dando alcune aziende vinicole che in questi ultimi anni hanno pensato di unire le forze e realizzare delle piccole enoteche all’interno della Grande Distribuzione oppure associandosi a varie Cooperative Agroalimentari, creando dei marchi privati, le cosiddette “private labels”, vale a dire prodotti realizzati ed imbottigliati direttamente nelle cantine, venduti con il marchio della società che vende il prodotto e proposti ad un prezzo accessibile.

Sono nati così nuovi marchi come Grandi Vigne, nei supermercati Iper, che raggruppa ventisette aziende di piccole dimensioni, scelte tra diverse aree di produzione, una cinquantina di etichette circa, tra vini di tutti i giorni e più importanti come Barolo, Barbaresco e Brunello di Montalcino. Il marchio Assieme, un accordo tra le Coop e alcune cantine di medie e grandi dimensioni come il Gruppo Italiano Vini, Cevico, Cantine Riunite, Le Chiantigiane, Cantina Tollo, Moncaro e altre aziende del meridione. Un altro nato dall’unione dell’A&O, Familia e SuperDì, è Le Vie dell’Uva che raggruppa circa una trentina di etichette sparse sul territorio nazionale. Ed ancora grandi catene, come Conad, Despar o Sigma, che puntano sul rapporto di fiducia creato nel tempo con il consumatore proponendo prodotti a proprio marchio, di buona qualità ad un prezzo accattivante.

L’occasione, oltre che a confermare che gli italiani preferiscono sempre più il supermercato come luogo d’acquisto del vino, ha dato modo di rilevare anche un netto aumento del consumo qualitativo a sfavore di quello quantitativo, con un buon risultato degli spumanti italiani, che al momento sostengono in parte la tenuta del comparto enologico. Nell’ultimo anno in Italia, il consumo del vino tramite le private label hanno registrato un incremento medio del 6%, in prima fila il Prosecco con più del 8% seguito a poca distanza dal Brunello di Montalcino. Una tendenza, che non ha dato ancora i frutti sperati, vissuta con un certo scetticismo da buona parte di produttori, che lamentano di diventare in questo modo degli imbottigliatori. È comunque fondamentale porre le basi per scenari nuovi e nuove opportunità, sia a livello di pianificazione strategica che operativa, capaci allo stesso tempo di arricchire e incentivare la cultura della qualità.

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