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Ciro Picariello, un vigneron del Sud

Salvatore Marsillo
Dal n.38 di
Fotografia

Per Ciro Picariello, vignaiolo irpino di poche parole e dal piglio concreto, parlano i suoi vini che ne rispecchiano fedelmente l’indole, il temperamento e gli intenti. Una delle etichette più eloquenti in questo senso è il Fiano di Avellino che in breve tempo (la prima annata è del 2004) è riuscito ad accattivarsi il favore di esperti e appassionati, proiettando il suo “faber” nel gotha dei produttori più autorevoli; non omologabile agli altri esemplari della stessa denominazione, viene realizzato con le uve di vigneti stanziati sulle colline di Summonte e di Montefredane, che partecipano al blend finale con percentuali variabili a seconda dell’annata. Entrambi i siti sono caratterizzati da terreni argilloso-calcarei, ricchi di minerali e di depositi piroclastici ma anche di sedimenti di pietra arenaria che testimoniano come l’Irpinia fosse occupata dal mare prima che l’attività vulcanica ne plasmasse l’attuale orografia.

Ciro segue in prima persona, senza il supporto di alcun enologo, l’intero processo di vinificazione; dopo la fermentazione fa riposare il Fiano sulle fecce in acciaio per un anno e, prima di immetterlo sul mercato, gli concede un ulteriore affinamento di 6 mesi in bottiglia. Vista la modesta produzione annuale - intorno alle 15.000 unità - è difficile, se non impossibile, reperire le vecchie annate; si può invece trovare facilmente la versione 2010 che reclama (e cattura) l’attenzione già con la lucentezza e l’intensità del colore paglierino. Il profilo olfattivo è tracciato da buccia di limone, pesche polpose, timo, nocciole tostate e fiori selvatici che, dopo un avvio brioso, sono relegati in secondo piano da una mineralità acuta e dilagante, intrisa di ghiaia e sbuffi marini. Ruvido alle prime olfazioni, il vino, aumentando di temperatura, riserva una sorpresa, regala un quid in più, una scia soave che ricorda il miele o, meglio ancora, lo zucchero filato. Il sorso è una promessa mantenuta: importante e sostanzioso, è al tempo stesso attraversato da un’acidità affilata, speculare alle note citrine del profumo. Ma, come era immaginabile, è la sapidità a tenere banco, vergando l’assaggio per l’intera estensione e proiettandosi in un finale fumé, tenace fino all’ostinazione. I terroir sono senz’altro diversi eppure sorge inevitabile l’idea di accostare il Fiano di Picariello ai migliori Chablis con i quali condivide anche la propensione all’invecchiamento; il trascorrere degli anni è l’alleato più fedele di questa perla enologica che allo stato attuale, benché già godibilissimo, si trova solo all’inizio di una lunga e gloriosa maratona.

Infine vogliamo menzionare un altro vino che mette in evidenza un aspetto ulteriore del carattere di Ciro Picariello: il Brut Contadino, un Metodo Classico realizzato con Fiano al 100% e commercializzato in una confezione con la bottiglia capovolta perché, udite udite, non è stato sboccato, per cui le fecce della seconda fermentazione sono ancora nella bidule e toccherà al fruitore finale rimuoverle. Offrendo ai cultori degli spumanti la possibilità di compiere personalmente il rito del dégorgement, il nostro vigneron ha rivelato uno spirito così istrionico e rivoluzionario da cambiare le prospettive e l’approccio del consumatore verso il prodotto… forse un azzardo, certamente un guizzo di genialità che solo pochi grandi possono permettersi.

Ciro Picariello
Via Marroni, Contrada Acqua della Festa
83010 Summonte (AV)
Tel. 0825 702516
www.ciropicariello.com
ciropicariello@hotmail.com

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