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Wildbacher

Roberto Greco
Dal n.35 di
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“Torrente selvaggio, impetuoso, non imbrigliato”, cioè Wildbacher, un nome profetico legato in primo luogo ad un distretto della Stiria, in Austria, nelle campagne di Deutschlandsberg, in una regione denominata Schilchergegend, ossia “zona del vino brillante” proprio a causa della particolare luminosità dei suoi vini. L’origine di questo singolare vitigno è molto antica, diversi documenti attestano la sua presenza sin dal XVI secolo e alcuni riferimenti storici affermano che la coltivazione era già esistente sin dall’epoca celtica.

Giunto in Italia agli inizi del 19esimo secolo nelle colline trevigiane a Pieve di Soligo nella Marca Trevigiana, per opera di un antenato della famiglia dei Collalto, una cantina storica datata 1904, condotta attualmente dalla principessa Isabella Collalto de Croy ed interprete principale della storia italiana di questa varietà poco conosciuta. Catalogato negli ultimi anni come vitigno autoctono trevigiano, oggi il Wildbacher è prodotto anche da un’altra azienda trevigiana, Tenuta Col Sandago.

Sin dal principio si è ben adattato al clima di queste colline intorno a Susegana, su terreni morenici con suoli argillosi e calcarei, presentando caratteristiche organolettiche assai diverse dai suoi principali territori di origine. In Stiria, i vini sono di un colore rosso poco intenso, dal gusto piuttosto acido e poco tannico. Oggi è infatti utilizzato per la produzione di un vino rosato chiamato Schilcher.

In Italia le prime sperimentazioni di vinificazione in purezza, invece, risalgono ai primi anni Cinquanta, presentando vini dalla spiccata piacevolezza nei profumi, dal carattere deciso, tannici e dai ritorni ammandorlati. Il suo aspetto è caratterizzato da un grappolo serrato di piccole dimensioni, cilindrico, con una foglia medio-piccola, orbicolare e trilobata. L’acino è piccolo, sferico, dalla buccia consistente, ricca di pruina e di colore blu, quasi nero. È un vitigno per niente semplice, piuttosto rustico e di non facile adattamento, ha una maturazione tardiva e la sua produttività è scarsa e poco costante, causa anche della forte sensibilità alle avversità atmosferiche e la poca resistenza all’attacco delle muffe, per questo motivo predilige siti ventilati e ben esposti.

Recentemente abbiamo degustato il Wildbacher 2008 Colli Trevigiani Igt dell’antica cantina Collalto, celebre anche per aver concesso al Professor Luigi Manzoni, famoso ricercatore-ampelografo e Preside dell’Istituto Cerletti di Conegliano, di sperimentare sui propri vigneti nel corso degli anni ‘20 e ‘30, alcuni degli incroci studiati per valorizzare il terroir della Marca Trevigiana.

Il vino si presenta di colore rosso rubino scuro, intenso e di grande concentrazione. Al naso apre su intensi riconoscimenti di frutti di bosco maturi, in bella evidenza ribes nero e more selvatiche, accompagnati da un bel floreale di viola appassita, un sottofondo vegetale di felce, e nel finale piacevoli richiami di spezie scure e soffi balsamici. La bocca è caratterizzata da una struttura decisa, morbida e ben determinata, dotato di una raffinata nota acida e da tannini vigorosi ben integrati alla massa. Chiude sapido, giustamente equilibrato. Un anno in botti di rovere. Si abbina perfettamente a un carrè di maialino con senape o piatti tipici come gnocchi con Gorgonzola e radicchio trevigiano.

Collalto
Via XXIV Maggio, 1
31058 Susegana (TV)
Tel. 0438 738241
www.cantine-collalto.it
cantina@cantine-collalto.it

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