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Il Casetta o Lambrusco Foja Tonda

Roberto Greco
Dal n.34 di
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Anticamente conosciuto anche come Maranela, sembra, derivi dal soprannome attribuito da una famiglia che lo coltivava in una frazione di Marani di Ala, in provincia di Trento, il Casetta o Lambrusco Foja Tonda ha origini antichissime. Generato dall’addomesticazione della vite selvatica, la vitis vinifera silvestris, analogamente ad un’altra varietà locale proveniente sempre nella zona della Vallagarina denominata Enantio o Lambrusco a foglia frastagliata, questo sconosciuto vitigno a bacca rossa lo ritroviamo unicamente in due sezioni di territorio ben distinte: il primo, quello storico, nel Trentino, nel comprensorio di Ala e Avio nei piccoli comuni di Marani e Santa Margherita, ed il secondo in Veneto in provincia di Verona, nei paesi di Dolcè, Brentino Belluno e Rivoli. La sua diffusione è abbastanza limitata; ad oggi si possono contare al massimo una quindicina di ettari, con allevamento a guyot, anche se esistono ancora vecchie pergole trentine, con ceppi di quaranta o al massimo di settanta anni, franchi di piede. È singolare poi che per mancanza di barbatelle innestate la varietà venga ancora oggi riprodotta per ramificazione, interrando un tralcio della vite vicina. Dopo il totale abbandono negli anni Sessanta a favore di varietà più richieste dal mercato e dopo l’estromissione dai vitigni nazionali autorizzati a causa della particolare sensibilità a malattie fungine, negli ultimi anni sta nuovamente crescendo l’interesse per quest’uva.

Si deve principalmente ad Albino Armani, viticoltore e proprietario di alcune realtà vinicole in tre regioni, Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia ed altresì ideatore della Conservatoria, un piccolo vigneto sperimentale, impiantato nel 2003 proprio di fronte all’ingresso della Corte del Foja Tonda, a Dolcè, dove sono custodite alcune varietà di vite autoctone della Vallagarina in via d’estinzione. Con la preziosa collaborazione di Tiziano Tomasi, enologo e proprietario della cantina Cadalora, negli anni Novanta svilupparono un progetto per lo studio del Casetta presso con l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, dove il Tomasi già operava come ricercatore. Dal 2002 la varietà è stata introdotta tra le varietà ammesse alla coltivazione e solo recentemente, dal novembre 2006, da quando è stata riconosciuta la Doc Valdadige Terradeiforti, è previsto che nei comuni trentini e veneti, già sopracitati, si possono produrre alcune tipologie di vino con uve Casetta.

Il suo aspetto è caratterizzato da una foglia media, pentagonale, pentalobata, il grappolo è conico e alato di dimensioni medie, spargolo con acino medio-grande, la buccia è di norma sottile, di colore scuro, quasi un blu-nero, abbastanza resistente ai freddi invernali, ma molto sensibile alle gelate invernali. Ha una buona vigoria e si adatta bene a terreni calcarei e collinari, che abbiano una buona esposizione e ventilazione, ad altezze che non superino i quattrocento metri di altitudine. È ricco di polifenoli, ha una pronunciata acidità e tannini relativamente decisi.

Recentemente abbiamo degustato il Valdadige Terredeiforti Foja Tonda 2008 di Albino Armani.

Alla vista si presenta dal colore rosso rubino intenso, di buona concentrazione. Al naso sviluppa sensazioni particolarmente piacevoli di prugna matura e mora, seguite da lievi note di terra bagnata, humus e tocchi vegetali, chiude poi nel finale con sentori di pepe nero. Assaggio fresco e strutturato, giustamente tannico, dotato di un’equilibrata morbidezza, dai ritorni aromatici che riportano alle sensazioni fruttate. Vinificazione ed maturazione esclusivamente in acciaio. Lo possiamo abbinare a Gnocchi di polenta con formaggio e funghi o con il Fregasoga, piatto tipico trentino a base di carne di maiale.

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