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Il Tintore di Tramonti

Roberto Greco
Dal n.32 di
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Tramonti è un piccolo paese agricolo a soli 5 chilometri dal mare, situato in un entroterra ricco di pascoli, boschi di castagni e querce, non lontano dagli alberghi di lusso e dal fragore della costiera amalfitana. Comune dalle origini ancora incerte, vari studiosi affermano che sia nato dalla stratificazione di antichi insediamenti Picentini ed Etruschi, ebbe anche un ruolo importante durante il periodo florido della Repubblica Amalfitana. In seguito, con la caduta della stessa per opera dei Normanni, cominciò il periodo dell’isolamento, terminato poi alla fine dell’Ottocento, quando fu realizzato il Valico di Chiunzi, un accesso via terra che aprì il paese al mondo. Da allora e per gli anni a seguire, i contadini del luogo passarono il valico per commercializzare un vino rosso ottenuto da un vitigno autoctono sconosciuto, il Tintore, varietà anonima fino ai primi anni Duemila perché mai registrata. Dal 2003 Tramonti è una sottozona della Doc Costa d’Amalfi, anche se il vitigno Tintore entrerà ufficialmente nella denominazione con la vendemmia 2010, incrementando così la già nutrita lista delle varietà tipiche della Campania ammesse nella Doc

Ancora oggi si possono trovare ceppi ultracentenari produttivi e a piede franco, scampati miracolosamente alla fillossera. La pianta è allevata su fitte trame di pergolati sorretti da impalcature realizzate da pali di castagno, un tipo di allevamento legato alle genti etrusche che hanno popolato l’intera zona. Il territorio qui è attraversato da continue brezze marine che si combinano ad altri venti di terra che unendosi vanno rinforzare il vento di Tramontana, termine legato per assonanza al nome Tramonti, che in realtà proviene dal latino Triventum, paese dei tre venti. I pochi ettari di vigneto, sono posti ad altezze che variano da 250 a 700 metri di altitudine dove le escursioni termiche stabiliscono, senza dubbio, le caratteristiche organolettiche del vino. La natura dei suoli, favorita anche dalla storia eruttiva del Vesuvio che nell’arco dei millenni ha portato fin qui ceneri e lapilli, è determinata dalla presenza di contenuti tufacei, sabbiosi e calcarei che infondono al terreno un singolare colore rossastro, che i contadini chiamano “terra vulpegna”, cioè simile al pelo della volpe.

Due le versioni sull’origine esatta del vitigno: la prima che lo vuole vicino alle caratteristiche del vitigno molisano Tintilia e del campano Mangiaguerra. L’altra, invece, è il risultato di uno studio ampelografico e di una ricerca più approfondita eseguita sul Dna di alcune porzioni di foglie, che dimostrano un apparentamento con l’Aglianico e con un’antica uva, la Tintora.

Il Tintore ha un forma unica, determinato da grappoli conici, dall’aspetto spargolo e allungato, particolarità importante per difendersi dal marciume, con una foglia dal profilo increspato e una pelosità della pagina inferiore che al tatto si presenta assai vellutata. È un’uva abbastanza tardiva, vista l’altitudine, dal comportamento vigoroso, ricca di antociani, con un’invaiatura precoce rispetto alle altre varietà rosse presenti in zona, in particolare l’Aglianico, ma con un periodo di vendemmia che parte dalla terza decade di ottobre in poi.

Pochi, i produttori che vinificano questo vitigno e circa 10.000 le etichette realizzate in purezza. Il primo ad imbottigliare lo sfuso fu Giuseppe Apicella, poi man mano gli altri, Alfonso Arpino dell’azienda Monte di Grazia, Luigi Reale, titolare dell’azienda agricola Reale e proprietario di un antico vigneto, e Gaetano Bove di Tenuta San Francesco.

Abbiamo degustato il Borgo di Gete millesimo 2008 dell’azienda Reale, solo 2.000 bottiglie di Tintore di Tramonti in purezza. Colore rosso rubino scuro, quasi inchiostro e di grande concentrazione. Al naso evidenzia un complesso di profumi che coinvolge ribes nero e mirtillo in confettura, prugna matura e a seguire fiori rossi macerati, spezie scure di ginepro e pepe, fino a note importanti di grafite, cuoio e tocchi mentolati. Bocca bilanciata ed espressiva, calda, sostenuta da una puntuale nota acida e da un tannino elegante ma ben presente. Chiusura persistente, dal giusto equilibrio gustativo. Si abbina a Costolette di maiale con cipollotti brasati oppure a dei cuori di carciofo con patate e animelle tostate.

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