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Manca poco

Franco M. Ricci
Dal n.32 di
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Tra poche ore si accendono i riflettori a Roma sul 46esimo Congresso dell’Associazione Italiana Sommelier, la più grande e potente organizzazione della cultura del vino nel mondo.

Non parlo del programma perché fin troppo noto ai nostri affezionati.

Desidero invece sottolineare un paio di aspetti a me cordialmente antipatici.

Il vino, non c’è nulla da fare, unisce. A tavola, sia per gli affetti che per il lavoro. Fa parlare nella scelta al Ristorante, fa ricordare ad esempio una visita nelle Langhe.

Eppure, c’è un mondo, piuttosto misero, che opera per battagliare l'uno contro l’altro, quasi per azzuffarsi, come molti politici ci hanno insegnato, del resto.

In effetti, è l’urlo a far sentire il problema, perché solo di pochi boriosi saccenti stiamo parlando che, alla faccia dell’umiltà, con quel poco che di vino hanno capito ci gareggiano (a chi la sa più lunga, a chi la fa più lunga) e ci litigano. Insomma, gareggiare e litigare per eccellere.

L'umiltà, quella vera, è la modestia del lavoro silenzioso, del confronto, di studi, di cultura e di edonismo puro. Chi il vino lo insegna, raggiunge lo scopo quando il discente diventa un bravo interprete della qualità. In caso contrario è solo un piccolo saltimbanco.

Un’altra questione, anche più grave, riguarda i produttori di vino.

L’enorme, sfacciata concorrenza tra loro ormai li ha resi stupidi. È abbastanza percettibile questo sentimento di avversione l'uno contro l'altro. Eppure, stessa squadra, stesso Paese, stesso territorio. Ne parliamo da anni e ancora non troviamo spiegazioni. Chissà se e quando ascolteremo intenzioni che ci porteranno a sperare in quel segnale di cambiamento che si tradurrebbe sicuramente in successo per tutti.

Purtroppo, la Squadra Italia del vino non c’è.

Ne parleremo nel nostro 46esimo Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana Sommelier, sperando sia di buon auspicio per il nostro Paese.

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