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Viaggio nel Carso sotterraneo

Dario Risi
Dal n.30 di
Fotografia

L’altopiano carsico rappresenta un territorio unico con delle caratteristiche singolari che ne fanno un fenomeno naturale affascinante e misterioso conosciuto in tutto il mondo. Il Carso (Isontino e Triestino) è caratterizzato da una particolare roccia bianca sedimentaria e si presenta con delle colline arrotondate ricoperte da piante e fiori di grandissimo interesse per i botanici. Un paesaggio particolarmente suggestivo in autunno quando il rosso sgargiante delle fogliame del sommacco, arbusto qui ampiamente diffuso, si specchia nel bianco abbagliante della roccia.

Da punto di vista geomorfologico caratteristica è la presenza di numerose depressioni (doline), grotte e abissi con corsi d’acqua sotterranei come il Timavo, le cui sorgenti si trovano in Slovenia, che attraverso un percorso sotterraneo di circa 50 chilometri esce allo scoperto solo in prossimità della foce nelle vicinanze di Duino Aurisina. Spettacolare e particolarmente rappresentativa della regione carsica la Grotta Gigante, nei pressi di Sgonico, vicino al confine con la Slovenia: la Grotta, un unico enorme vano naturale (tra i più grandi al mondo) il cui punto più profondo raggiunto dal percorso turistico si trova a circa 100 metri di profondità rispetto all’ingresso, consente al visitatore di avvicinarsi alla conoscenza dei misteri della formazione del carsismo e di apprezzare i suggestivi colori naturali delle pareti. In questo territorio aspro e selvaggio, pochi ma volenterosi viticultori riescono a lavorare la terra producendo vini di carattere che riposano in cantine scavate nella roccia dove si cerca di ricreare le medesime condizioni di umidità e temperatura delle cavità carsiche.

Emblematica, da questo punto di vista, la cantina Kante. Non molto lontano dalla Grotta Gigante, a Prepotto, nei pressi di Duino, la visita all’azienda di Edi Kante ci permette di entrare nel sottosuolo, questa volta per ammirare un’opera frutto dell’ingegno umano. La cantina, a forma di ellissi (22 per 18 metri), si sviluppa su tre piani interrati ognuno dei quali è adibito ad una precisa parte del processo produttivo. Come ci dice Goran Kante, il nipote di Edi, che ci accompagna nella visita “tutte le problematiche sono state risolte in un gioco di natura, per cui abbiamo temperatura, umidità, pulizia e circolazione d’aria perfetti, ideali e assolutamente naturali, senza l’utilizzo di alcun macchinario o tecnologia”.

Per quanto riguarda il vigneto “il Carso è una regione senza terra - ci spiega Goran - la roccia calcarea è affiorante. Per fare un nuovo impianto bisogna pertanto scavare nelle doline, recuperare la terra accumulatasi sul fondo, grazie all’azione erosiva nel corso di milioni di anni della pioggia e della bora che hanno trasportato in basso il leggero strato presente in superficie, e quindi riportarla sul vigneto”.

Tredici ettari per circa 40.000 bottiglie annue: in prevalenza (ottimi) vini bianchi (Vitovska, Malvasia, Chardonnay e Sauvignon). La nostra attenzione però va all’unico rosso aziendale: il Terrano. Vino antico da uve Refosco, profondamente radicato in questa terra, generalmente ostico e di difficile approccio se bevuto giovane, nella versione 2007 di questa azienda, da viti di circa 20 anni, maturato 3 settimane sulle bucce e affinato 36 mesi in botti di rovere da 25 ettolitri, si presenta con un bel rubino di media concentrazione e un netto sentore di amarena. In bocca le iniziali note acidule si stemperano in un quadro di estrema gradevolezza con intriganti ritorni di frutti rossi. Di medio corpo, è sufficientemente elegante e assolutamente tipico. Da bere più fresco rispetto alle temperature tradizionalmente previste per i vini rossi in virtù dell’altissima acidità e del basso tenore alcolico. “Per il suo alto contenuto di ferro - prosegue Goran - in passato veniva addirittura venduto in farmacia come medicinale ed era anche tradizione dare alla partorienti un piatto a base di pane secco imbevuto nel Terrano, passato in uovo sbattuto, fritto in olio e poi spolverato, ancora bollente, con un po’ di zucchero”. Da abbinare, oltre che con il prosciutto, anche con piatti a base di carne grassa, ma soprattutto con la Jota (minestra di legumi, crauti e patate) che possiamo assaggiare, preparata nel più rigoroso rispetto della tradizione carsolina, dalla signora Gruden, dell’omonima trattoria posta nelle vicinanze della cantina.

Kante
Loc. Prepotto, 1/A
34011 Duino Aurisina (Ts)
Tel. 040 200255
www.kante.it

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