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Il Carapace di Castelbuono

Salvatore Marsillo
Dal n.28 di
Fotografia

Lo scorso 15 giugno si è tenuta a Bevagna, in provincia di Perugia, l’inaugurazione della nuova cantina dell’azienda Castelbuono, di proprietà della famiglia Lunelli, la stessa che dal 1951 è alla guida della casa spumantistica Ferrari. In realtà non si tratta di una semplice cantina ma di una scultura monumentale concepita dall’artista Arnaldo Pomodoro; le sue opere sono disseminate in ogni angolo del mondo, perfino alle Hawaii, ma è alla terra umbra che lo scultore ha regalato una delle sue perle più preziose: il Carapace.

Davanti a un folto gruppo di rappresentanti della stampa, tra cui Ansa e Winenews, la terza generazione dei Lunelli, Marcello, Camilla e Alessandro, hanno esposto la genesi di questo progetto nel quale hanno coinvolto il grande Maestro, amico di famiglia e già autore della scultura celebrativa del centenario delle Cantine Ferrari, che campeggia all’ingresso dell’azienda di Trento. Pomodoro con l’entusiasmo di un ragazzo - a dispetto dei suoi 86 anni - ci spiega la vera sfida di quest’opera in bilico tra scultura e architettura, nella quale l’espressione artistica doveva necessariamente convergere con la finalità d’uso. Questa impresa lo ha tenuto impegnato per ben sei anni e con lui hanno collaborato, come in una moderna bottega rinascimentale, l’architetto Giorgio Pedrotti, la lighting designer Barbara Balestrieri e il paesaggista Ermanno Casasco.

Il Carapace all’esterno si presenta come un guscio di tartaruga ricoperto di rame, attraversato da crepe che richiamano i solchi della terra che lo circonda; il motivo di questa scelta lo chiarisce lo stesso Arnaldo Pomodoro: “Il mio intervento non doveva disturbare la dolcezza delle colline dove si estendono i vigneti, anzi doveva integrarsi perfettamente con l’ambiente. Ho avuto l’idea di una forma che ricorda la tartaruga, simbolo di stabilità e longevità che con il suo carapace rappresenta l’unione tra terra e cielo”. Accanto alla struttura principale un elemento a forma di freccia di colore rosso si conficca nel terreno, segnalando ed enfatizzando la presenza della cantina nel paesaggio.

Internamente si sviluppa una sala circolare sormontata da una maestosa volta, innervata da intarsi, cuspidi, solidi geometrici e archi, tipici dell’iconografia del Maestro, dipinti di color rame e spatolati in modo da intrappolare la luce. Dal centro parte una scala a chiocciola in muratura che dà accesso alla bottaia sottostante, anch’essa di pianta circolare. Le barrique e le botti sono disposte ad anello lungo la circonferenza mentre le illuminazioni formano sulle pareti suggestivi giochi di luce-ombra, contribuendo a creare un’atmosfera quasi mistica, come in una sorta di tempio pagano, di Dolmen enoico, dove viene celebrata la Madre Terra e la sua forza creatrice.

Alessandro Lunelli, nostro Cicerone durante la visita, ci riferisce che negli ultimi anni l’azienda per la maturazione del Sagrantino punta soprattutto sui legni grandi che permettono al vino di esprimere con maggiore fedeltà le caratteristiche organolettiche del vitigno. Ci conduce quindi nell’adiacente cantina di vinificazione, ampia, distribuita in modo razionale e dotata delle più moderne tecnologie.

Alla fine del tour abbiamo degustato i vini di Castebuono, il rosso Montefalco e il Montefalco Sagrantino, ricavati dai 30 ettari vitati della tenuta. Entrambe le etichette sono frutto dell’esasperata tensione verso la qualità, che è il marchio distintivo della famiglia Lunelli, e assurgono a vettori di pura territorialità; in particolare il Sagrantino, vendemmia 2006, ci ha colpito per la cifra stilistica che riesce a esprimere tanto nei profumi quanto nel palato. Il naso, senza esibizionismi ma con aristocratica cadenza, dischiude aromi di peonie, ciliegie mature e bacche di rovo; diffonde quindi spezie scure, cuoio, estratto di china, tabacco trinciato e boero. Segue un approccio palatale di grande eleganza, in cui la concentrazione estrattiva, la potenza alcolica e la proverbiale dotazione fenolica della varietà si risolvono in un unicum coeso, nitido e sorprendentemente lieve come se l’oro puro avesse il peso specifico di una piuma.

Alla fine dell’inaugurazione usciamo con la consapevolezza di aver fatto esperienza di un’opera assolutamente unica - “la prima scultura al mondo in cui sia possibile vivere e lavorare, un luogo in cui arte e natura, scultura e vino dialogano sottolineando l’eccezionalità sia del contenente sia del contenuto” - e un senso di appagamento e di benessere, difficile da descrivere, ci pervade; prendiamo allora in prestito quel pensiero di Stendhal secondo cui “la bellezza altro non è che una promessa di felicità”; l’armonia e il perfetto equilibrio espressi dai vini di Castelbuono e dal Carapace, che li custodisce, lasciano intendere che lo scrittore avesse perfettamente ragione.

Tenuta Castelbuono
Vocabolo Castellaccio, 9
06031 Bevagna (PG)
Tel. 0742 361670
www.tenutacastelbuono.it
info@tenutacastelbuono.it

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