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Lo Sciaglin e il Friuli Venezia Giulia

Roberto Greco
Dal n.27 di
Fotografia

Prima i Romani, poi i Longobardi e lo Stato Patriarcale, passando anche dal dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, il Regno Napoleonico e l’Impero austro-ungarico, fino ad arrivare al 1870 con l’Unità d’Italia: attraverso venti secoli di storia, la coltivazione della vite ha rappresentato per il Friuli non solo un patrimonio ma una necessaria risorsa di vita. La presenza del vino specie nei territori friulani è anche documentata nel “Pactum donationis” del 762, con l’impegno dei “liberi coltivatori” a donare ogni anno cento anfore di vino al monastero femminile di Salt di Povoletto. All’epoca, alcuni manoscritti testimoniavano di taluni vitigni già esistenti nella storia della famiglia nobile dei Savorgnano, feudatari del luogo che vinificavano una varietà bacca bianca, volgarmente detta la Schiadina, con un’acidità fissa molto elevata, quasi aspra, che più invecchiava più si ammorbidiva, quasi a rivaleggiare con i vini del Reno. Si diffuse nelle colline dello Spilimberghese a ridosso del XV secolo con vari sinonimi: Sciablin, Sciarlin, Schablin, Scharlina o Scharlina, ma la sua vera origine sembra derivi da “s’ciale”, in friulano significa terrazzamenti. Nel 1863, a Udine, durante l’Esposizione delle uve regionali tenutasi nei locali dell’Associazione Agraria Friulana, l’area di coltivazione dello Sciaglin era indicata nei territori occidentali di Vito d’Asio e Fagagna nella provincia di Pordenone, mentre nel 1921 presso il Consorzio Antifillossero Friulano, l’area veniva estesa intorno a due comuni pedemontani, Maniago e Pinzano al Tagliamento.

L’aspetto è caratterizzato da un grappolo medio e cilindrico, di forma conica piramidale, alato, con acini sferici medi, dalla buccia pruinosa di colore giallo intenso.

Particolarmente diffuso fino alla metà del Novecento con maturazione tardiva delle uve, ha iniziato a scomparire per l’avanzare della boscaglia che alla fine non ha più permesso di coltivare la vite. Al momento il regolamento regionale permette che lo Sciaglin sia coltivato solo nella zona di Pinzano al Tagliamento e Castelnovo del Friuli.

Abbiamo degustato lo Sciaglin 2010 di Emilio Bulfon, azienda vinicola gestita a conduzione familiare che dispone di 9 ettari di vigneto coltivati esclusivamente da varietà autoctone friulane recuperate. La gamma di produzione totale, di poco sopra le 4.000 bottiglie, si compone di etichette prodotte da sia da uve a bacca bianca, Cividin, Ucelùt e lo Sciaglìn proposto anche in versione spumante, sia rosse, Cjanorìe, Forgiarìn, Piculìt Neri, Refosco, Cordenossa e anche un Moscato rosa. Alla vista si presenta di un paglierino luminoso di buona concentrazione ed intensità. L’impianto olfattivo è avvolto da profumi dolci di fresie, mimose e ginestra, accompagnate da sensazioni di pesca gialla matura, agrumi zuccherati ed erbe provenzali. La bocca è rotonda, morbida, ben sostenuta nel finale da una decisa spinta acida e da una equilibrata sapidità minerale. Fermentazione e maturazione in vasche di acciaio. Preferisce frittate con uova strapazzate e formaggio, brodetti e branzino guarnito in sfoglia dorata..

Emilio Bulfon
Via Roma, 4
33090 Valeriano (PN)
Tel. 0432 950061
www.bulfon.it
bulfon@bulfon.it

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