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Metti una sera al Camponeschi…

Salvatore Marsillo
Dal n.16 di
Fotografia

A tutti gli amanti dell’arte Roma offre un appuntamento irrinunciabile: ogni giovedì sera il Wine Bar Camponeschi, in Piazza Farnese, ruba la scena a Via Margutta e per alcune ore diventa il crocevia incontrastato della vita artistica romana. Tra i suoi tavolini infatti si riuniscono pittori del calibro di Mark Kostabi ed Enzo Cucchi, collezionisti, critici - Achille Bonito Oliva è un assiduo frequentatore di questi simposi settimanali - e appassionati per discutere di arte (e non solo) o per presentare libri, documentari e iniziative benefiche. Ad accompagnare la conversazione, che ferve sempre fino a notte inoltrata, gli ottimi vini proposti dal locale; la carta strizza un occhio alla Francia ma oltre ai Meursault e ai Sancerre si scorgono anche etichette nostrane, alcune molto celebrate come il Gaja & Rey, altre ancora poco diffuse come il Quojane di Serramarrocco.

Quest’ultimo è un bianco secco a base di Zibibbo in purezza, prodotto dalla Tenuta Barone di Serramarrocco, situata sulle pendici del Monte Erice, nel cuore della Strada del Vino Erice Doc, in provincia di Trapani. La storia della Baronìa di Serramarrocco risale al XVII secolo e già allora le sue terre erano rinomate per le vigne fiorenti, destinate alla produzione di vini per le cantine di Filippo IV, Re di Spagna e di Sicilia.

Nel 2002 l’attività vitivinicola della proprietà ha vissuto una fase di rilancio grazie all’ultimo discendente dei Baroni di Serramarrocco, Marco, che dopo una carriera manageriale nel settore del brokeraggio a Londra, è ritornato in Italia per dedicarsi al riordino fondiario dell’antico feudo famigliare. Per portare avanti questo progetto, si è avvalso dell’aiuto dell’enologo Nicola Centonze; questi ha condotto un’analisi preliminare di microzonazione per orientare le scelte colturali e garantire la massima espressione dei vitigni locali nel territorio ericino; inoltre ha stabilito il reimpianto dei vigneti secondo criteri di allevamento ad alta densità per abbassare la resa per pianta.

Attualmente la superficie vitata dell’azienda è di 22 ettari; di questi quasi 6 sono occupati dal Vigneto delle Quojane, il cui terreno calcareo-argilloso a medio impasto ha rivelato le migliori attitudini verso le varietà autoctone a bacca bianca, lo zibibbo in particolare.

Già durante la mescita lo Zibibbo Quojane spande a piene mani gli aromi tipici della varietà: il primo impatto è giocato tutto sui toni del mughetto e della zagara, seguiti da una folata ampia e accattivante di cedro, pesca bianca e albicocca. Acuto e freschissimo, il sorso non risente della generosa carica alcolica ma lascia emergere la componente glicerica che interviene ad armonizzare l’insieme. I 6 mesi trascorsi in barrique di rovere di Allier ne hanno certamente impreziosito il profilo organolettico senza appesantire la struttura generale che resta pulita ed elegante. Il Quojane è perfetto per l’happy hour ma è ancora di più in sintonia con i primi piatti a base di pesce, soprattutto se arricchiti con i pistacchi di Bronte per richiamare la “sicilianità” del vino.

 

Tenuta di Serramarrocco

Vicolo del Montano, 5

00042 Albano Laziale (RM)

Tel. 06 3220973

www.serramarrocco.com

mail@serramarrocco.com

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