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In Lazio Veritas: enorme idiozia

Franco M. Ricci
Dal n.16 di
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Chi di voi è stato al Vinitaly ha potuto osservare, per l’ennesima volta, che “in Lazio veritas” era il messaggio per attirare l’attenzione dei visitatori allo Stand della Regione Lazio.

Da anni denunciamo la carenza intellettiva di chi governa il Lazio dal punto di vista della promozione dei grandi prodotti del vino e del cibo. Da anni constatiamo una miopia assurda e uno sperpero di denaro pubblico che non corrisponde ad alcun risultato promozionale.

Ma andiamo ai fatti di oggi.

Abbiamo presentato nel mese scorso un progetto di grande qualità culturale per la comunicazione al Vinitaly dei vini del Lazio. Precisando che lo avremmo attuato gratuitamente. Un progetto che è stato considerato molto interessante, innovativo e soprattutto attraente.

Niente di fatto. Anche quest’anno hanno vinto le marchette.

Questo centro romano di cultura del vino (chiamiamolo così, perché come Associazione Italiana Sommelier e Worldwide Sommelier Association - 105.000 iscritti nel mondo, 35.000 in Italia - la Polverini non ci ha neppure ricevuto) contro queste marchette si è più volte pronunciato, denunciandone anche ai Produttori la pericolosità.

Il vino del Lazio va fatto conoscere - come ogni altro vino del Paese - attraverso una comunicazione culturale efficace che deve entrare nel cuore della gente.

Eppure, sembra che tutti facciano finta di non sapere che siamo stati noi a “stanare” la qualità dei vini del Lazio: decine di vini premiati con i 5 Grappoli, moltissimi 90/89 centesimi, mentre tutti gli altri comunicatori “guidaroli” fino a quel momento ne premiavano al massimo uno. E tutto questo senza alcun “rimborso spese”.

Eppure, sembra che nessuno sappia che ai nostri Corsi di Qualificazione Professionale in tutta Italia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, corsi seguiti da oltre ottomila allievi l’anno, al vino del Lazio è dedicata un’intera lezione.

E anche tutto questo senza alcun “rimborso spese”. Anzi, i vini li acquistiamo.

In Regione, come accaduto anche in Abruzzo e altrove, hanno di recente chiuso parzialmente Arsial, l’Agenzia deputata alla promozione del vino. Anche di questo abbiamo dato ampia informazione. Degno fratello dell’Arsial, dunque, l’Assessorato all’Agricoltura fotocopia la politica della stessa Agenzia e, come ogni fotocopia, è peggiore dell’originale.

Sì, perché - udite cari Produttori - la signora Angela Birindelli, da poche ore indagata e con un mare di polemiche per lo stand del Vinitaly, ha sempre dichiarato che i vini del Lazio non sono poi così di qualità.

E non è che la Renata Polverini Presidente non ne sapesse nulla. Né tantomeno la Polverini può dire dell’enorme risparmio di quest’anno per lo Stand. Lo scorso anno i 2 milioni e mezzo corrispondevano anche ad un arretrato dell’anno precedente di oltre un milione che Verona Fiere ha preteso giustamente prima dell’Edizione.

Da anni spendono denaro importante, milioni di Euro della collettività eppure a Roma i Ristoranti ignorano praticamente tutti i Vini del Lazio, mentre l’Enoteca Regionale del Lazio è in sostanza un Bar a Via Frattina, e le pochissime degustazioni che si organizzano nei vari luoghi non sono adatte a far conoscere i vari territori, le tipologie e le etichette prodotte. Non sono adatte per niente.

Eppure, signori Produttori, voi siete sempre presenti nel vostro, lasciatevelo dire, ridicolo banchetto del Vinitaly a poco prezzo. Voi siete lì, buoni buoni, a prendervi quello che vi danno, a ringraziare di quello che vi elargiscono, ad assistere inermi al forum delle marchette.

Amici Produttori, in Lazio Veritas c’era pure quando Alberto Sordi esclamò che secondo lui il vino migliore era la romanella. Fu anche pagato per dirlo. Da allora nulla è cambiato: la gente pensa che la romanella sia un grande vino e un dirigente dell’Arsial voleva addirittura dargli la recente Doc Roma!

Amici Produttori, in Lazio veritas è una bugia e voi siete dentro questa idiozia.

Vergogna!

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