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Torniamo sul Lambrusco

Salamino, Sorbara e Grasparossa: perfetti a tavola.

Claudio Bonifazi
Dopo l’exploit degli anni Novanta il Lambrusco è tornato un po’ in sordina, se ne sente parlare poco in giro e meno se ne vede sulle tavole degli italiani; eppure d’inverno è un vino ideale per l’abbinamento con zuppe e carni grigliate, tortellini, brodi e bolliti.
 
Principalmente sono tre le provincie in cui è consentito produrre Lambrusco: Modena, Reggio Emilia e Parma, e tre sono le varietà principali di questo vitigno: Il Lambrusco Salamino, il Lambrusco di Sorbara e il Lambrusco Grasparossa.
 
Torniamo sul LambruscoIl Lambrusco di Sorbara cresce prevalentemente nelle zone che circondano Modena, tra il fiume Secchia e il Panaro, sulle parti più pianeggianti e alluvionali, non lontane dall’omonimo paese di Sorbara.
Con un grappolo di media grandezza e gli acini piuttosto pruinosi e di buccia spessa e scura, il vino che ne esce è solitamente color rubino delicato e tenue, con vivace freschezza e delicata impronta tannica che ne caratterizzano il palato.
 
Il Lambrusco Grasparossa è la varietà che predilige le scoscese collinari situate nel modenese. Castelvetro è il comune attorno cui girano i filari come satelliti. Matura nella prima metà di ottobre, come il Lambrusco di Sorbara, ma il vino che se ne ottiene è più scuro, violaceo, con aromi più marcati di sottobosco e un’acidità che ne indurisce il palato.
 
Il Lambrusco Salamino piuttosto diffuso, e il vitigno che produce vini più strutturati e quando venga vinificato secco può raggiungere importanti gradazioni alcoliche. I suoi tannini, l’imponente acidità possono essere mascherate da un eventuale residuo zuccherino.
 
 
Torniamo sul LambruscoPer abbracciare appieno questo spumante del nostro Paese però, bisogna fare un passo indietro per sentirne la storia.
Nasce, come la maggior parte dei nostri prodotti, in qualità di vino semplice, da imbottigliare il marzo successivo alla vendemmia, per l’autoconsumo degli stessi coltivatori e le loro famiglie.
Quando il vino era sostentamento, la bevibilità e piacevolezza finale dovevano essere le caratteristiche principali, essendo a tutti gli effetti un alimento quotidiano.
Il mercato era limitato alla produzione sfusa da imbottigliare poi in casa.
Le tecnologie moderne, con l’introduzione dell’autoclave, diedero una spinta maggiore al prodotto portandolo non solo sulle tavole di tutta Italia, ma anche su quelle estere.
Nel 1968 divenne popolare in tutta Europa e nel Nord America arrivando ad essere il quinto vino più importato negli Stati Uniti d’America agli inizi degli anni Ottanta.
Lo scandalo del glicerolo che si verificò nel 1985 provocò l’arresto della sua fama internazionale, complice anche il contemporaneo ingresso sul mercato internazionale di vini spumanti del nuovo mondo.
Gli anni Novanta furono quelli del successo nazionale e il Lambrusco divenne il prodotto più consumato a tavola, prevalentemente sotto le feste natalizie.
La vasta diffusione di vini di qualità discutibile da parte GDO ne hanno arrestato nuovamente il successo, trascinandolo ancora una volta nell’ombra.
Grazie allo sforzo però dei produttori, con l’introduzione di una selezione maggiore in vigna e una produzione in bottiglia mirata, tra cui la diffusione del metodo classico, finalmente si possono appappagare i sensi con questo vino, essenziale per le cene a base di grigliate di carne o zuppe di legumi.

 
Torniamo sul Lambrusco
Il Lambrusco di Sorbara ‘Rimosso’ di Cantina della Volta è ottenuto con la rifermentazione naturale, con uve di Sorbara in purezza, allevate nei vigneti di tipo alluvionale prossimi al fiume Secchia.
Vendemmia manuale, fermentazione in acciaio, dopo 6 mesi di sosta in inox, il vino è imbottigliato per riprendere poi la sua fermentazione spontanea in vetro.
Il risultato è un vino che presenta una normale torbidezza di colore rosso rubino a tratti violaceo, con abbondante spuma; bel naso con note di ribes e fragoline di bosco, dal tocco vinoso e tipicizzante che chiude su fresche note floreali. Piacevole la freschezza.
 
Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro di Cantina Cavaliera è prodotto con uve da allevamento biologico, del tipo Grasparossa in purezza. Dopo la raccolta, anche qui manuale, il mosto viene lasciato fermentare a contatto con le bucce per un lungo periodo. Segue poi fermentazione in bottiglia con sboccatura à la volée.
Questa volta il calice presenta tratti più scuri, con un color rosso porpora intenso; dopo l’attacco vinoso escono fuori sentori di marasca e ciclamino; chiusura piacevolmente amarognola.

 
Lo Spumante Brut Metodo Classico Gran Concerto di Cantine di Medici Ermete è prodotto interamente con uve Salamino provenienti dalle vigne della Tenuta La Rampata, situata all'interno del comune di Montecchio Emilia. Dopo la vinificazione in rosso, la spumantizzazione avviene secondo Metodo Tradizionale in bottiglia, con sosta per 30 mesi sui lieviti.
Il calice presenta un color rubino a tratti granato, una spuma persistente e fine che invita immediatamente al sorso. Frutta rossa croccante apre il naso e trova poi riscontro al palato, dove le note ferme dei tannini sono affiancate ad un buon timbro acido; a compensare il tutto ci pensa poi l’intensità fruttata.
 
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