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Vino e mitologia

Il pensiero sul vino di Giorgio Ieranò, uno dei più grandi esperti di mitologia greca.

Elvia Gregorace
Giorgio, Dionisio e il vino / Giorgio IeranòGiornalista, scrittore, docente di Filologia e Letteratura greca all’Università di Trento, esperto di mitologia. Sta per concludere il suo ultimo libro che uscirà in primavera probabilmente con il titolo Arcipelago. Isole e miti del Mar Egeo (Einaudi). Di origine calabrese, sviluppa già in tenera età una sintonia con il mondo classico. Da piccolo non conosce le favole di Cenerentola, Biancaneve o Cappuccetto Rosso. Ha un narratore personale, anzi un aedo, il fratello maggiore che preferisce cullarlo prima che chiuda gli occhi, lasciandolo sprofondare tra le braccia di Morfeo con le peripezie Ulisse e Achille, gli incantesimi della maga Circe, il canto delle sirene, l’imperfetta bellezza di Afrodite e l’infedeltà di Elena. Nel 1968 rimane colpito da uno sceneggiato Rai in 8 puntate dalla regia di Franco Rossi in cui l’attore suicida Bekim Fehmiu interpreta un memorabile Ulisse che tra le innumerevoli vicissitudini torna dalla sua petrosa Itaca e verso l’amore imperterrito di una sfolgorante Penelope (Irene Papa).  Fervente sostenitore dell’esistenza di Omero attrae, attraverso gli scritti, lettori di tutti i generi con uno stile veloce e incalzante che rende chi legge partecipe e protagonista di storie lontane ma fortemente attuali…. Ecco cosa ci svela su Διόνυσος, complessa divinità legata al vino e non solo…

“Creatura enigmatica, la sua potenza si esprimeva attraverso il vino, la musica, la danza, la follia. Con il termine estasi, in antichità, si intendeva l’effetto che Dioniso produceva tra i mortali, dal greco ἔκστασις (ekstasis) uscire fuori di sé. Conseguenza di coloro i quali si erano dissetati della sacra bevanda. Non è casuale, infatti, la scelta odierna di appellare così una droga diffusa tra i giovani. Stato anche dei santi durante il loro culmine di beatitudine.

Zeus è noto per la sua continua infedeltà. Si invaghisce di Semele, figlia di Cadmo e Armonia, con la quale giace per diverse notti. Era, stanca del comportamento del marito, assume le sembianze dell’anziana balia così da insinuarle il dubbio poiché la notte i due amoreggiavano nel buio e l’amato non aveva mai permesso di essere visto. Semele, vittima inconsapevole, si fa promettere dal diletto la concessione del suo aspetto. Zeus, anche se a malincuore si palesa in tutto il suo splendore. Il lampo di luce che lo avvolge folgora la povera donna, incenerita in un solo istante. Il feto riposto in lei viene preservato nella coscia di Zeus che gli darà la luce il giorno stabilito, presentandolo al mondo proprio come suo figlio.

Divinità crudele e vendicativa, aveva la capacità di entrare negli esseri umani proprio come Satana, fenomeno chiamato ἐνθουσιασμός (enthousiasmos) ovvero avere un dio dentro di sé, vocabolo che asserisce una condizione di euforia.

A differenza del genitore, Dioniso si innamora raramente ma in modo intenso. A parte il noto sentimento che nutrì per Arianna, sedotta e abbandonata da Teseo, si invaghisce della giovane e semplice Erigone, figlia del modesto ma ospitale Ikarios che gli aveva offerto la propria dimora come rifugio. Da lei, si dice, ebbe un figlio di nome Stafilo, ovvero grappolo. Nel momento della partenza Bacco decide di ringraziare il suocero con un otre di vino, nessuno fino ad allora sapeva di cosa si trattasse. Il brav’uomo, emblema di generosità, volle condividerlo con i compaesani. Questi, presi dall’ebrezza, pensarono che l’amico li volesse avvelenare per appropriarsi dei loro terreni. Lo bastonarono fino ad ucciderlo e lasciarono il corpo senza vita in balia dei corvi e dei cani. La figlia, vista la fine del padre, gridò talmente forte da farsi udire dal dio e si impiccò proprio sul medesimo albero dove trovò il corpo esanime del genitore. La fanciulla fu trasformata nella costellazione della Vergine. La pazzia dionisiaca prese il sopravvento da spingere a impiccare tutte le donzelle ateniesi fin quando la Pizia svelò la ragione di tali comportamenti. Il dio invocava vendetta, gli assassini dell’anziano ricevettero la giusta punizione. Altro esempio del fatto che gli uomini non potessero bere il vino se non allungandolo con l’acqua.

Tra i sedotti dal culto di Bacco emergono Marco Antonio e Cleopatra, il filosofo Nietzsche, il complesso cantante Jim Morrison… Ma queste sono altre storie”.
 
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