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Intervista ad Alberto Matano

Uno dei volti più popolari del Tg1 parla dei suoi ricordi, dei profumi, dei piatti e dei vini preferiti.

Elvia Gregorace
Alberto Matano “Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui”. Forse al calar della luce e dei riflettori è così che si sente Alberto Matano, proprio come Niccolò Machiavelli quando descrive la fine della sua giornata all’amico Francesco Vettori. Giornalista, conduttore televisivo che al concludersi delle ore lavorative si racchiude nei suoi affetti, tra le sue cose. Ha condiviso immagine, voce, testa e spesso cuore e vuole preservare qualcosa per sé, per i suoi cari. Sarà il motivo per il quale non si è mai avuta alcuna indiscrezione su di lui? Calabrese di nascita, dopo la maturità scientifica si laurea nel 1995 in Giurisprudenza all’università La Sapienza di Roma. Decide di raggiungere il traguardo celermente perché sa che diventare avvocato non è il suo sogno. Alberto vuole raccontare le persone, intervistarle, carpirne gli aspetti non banali, il non detto. La carriera è veloce. Frequenta la scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia, ancor prima scrive sul quotidiano l’Avvenire per solcare il palco di trasmissioni televisive e giungere al Tg1 della sera. Profondamente discreto, conversa con l’interlocutore in maniera attenta, sempre con il sorriso senza invadere la sensibilità altrui. Dalla battuta pronta e la favella sciolta si definisce una bella persona e lo è. Emana energia positiva e soprattutto è sereno con se stesso. Sostiene di essersi creato una religione sua e di seguire i propri valori quotidianamente. Tra i ricordi più nitidi emerge Natuzza Evolo, entità mistica della quale Matano riconosce l’unicità e la grandezza.  La scorsa estate ha perso la nonna Luisa che proprio in questi giorni avrebbe compito 101 anni. Donna forte, dinamica e intraprendente che non amava trascorrere il tempo inutilmente ma desiderava sempre darsi da fare e coordinare il lavoro anche altrui. Proprio in questo periodo il bel giornalista ha iniziato a girare la seconda serie di Sono Innocente le cui puntate andranno in onda nel 2018 . Nel frattempo pregustiamo alcuni dei suoi aspetti più personali…
È capitato diverse volte che Lei abbia interrotto, attraverso le edizioni straordinarie del Tg1, i programmi quotidiani. Tra le notizie da Lei enunciate, quali sono state quelle che La hanno maggiormente colpita?
L’attentato terroristico a Parigi ai danni di Charlie Hebdo e la strage di turisti sulle spiagge tunisine. Mi sono sentito coinvolto sia come persona che come giornalista. Non riesco a dimenticare ancora i volti delle vittime.
Lei ha condotto una trasmissione dal titolo Sono Innocente, intervistando persone accusate ingiustamente dalla legge italiana: una riflessione a riguardo.
Ogni individuo che ho incontrato mi ha lasciato qualcosa. Talvolta le storie raccontate non sembravano vere perché assurde, paradossali. Mi sento di asserire  che il lavoro dei magistrati è un compito delicato, importante, che detiene enormi responsabilità perché decide delle vite altrui … Forse alcuni di loro dovrebbero esserne maggiormente consapevoli.
Spesso durante la diretta del telegiornale si passa da un argomento a un altro con estrema facilità. Come si fa?
Si tratta di un libro e come tale è costituito da pagine. Alcune drammatiche, altre comiche, altre ancora nostalgiche. L’importante è che siano vere come lo è la vita, dalle innumerevoli sfaccettature. Si volta pagina e si legge un nuovo capitolo.
Alla fine del Tg1, a volte, sono presenti ospiti celebri. Chi e cosa le è rimasto più nella mente?
Il carisma, la verve e l’energia di Richard Gere: contagiosi. Presente in studio proprio alla fine del mese di settembre. Era la seconda volta che lo incontravo. Si è ricordato di me immediatamente. Il suo spirito vitale ha impregnato tutti. Ha commentato il mio nuovo aspetto, portavo un poco di barba, mi ha offerto anche alcuni consigli. Rammento anche Sabrina Ferilli e Margherita Buy arrivate per presentare il film Io e Lei. Margherita giunse in ritardo ed ebbe un attimo di attacco di panico, come se non riuscisse ad andare in onda. Arrivato il momento clou, invece, fu tranquillissima, rispose alle domande senza alcuna esitazione.
Che rapporto ha con i social?
Molto positivo. Ho utilizzato Facebook immediatamente, poi Twitter. Oggi, invece, sono molto presente su Instagram che trovo immediato, facile da adoperare. Facebook, al contrario,  si è un po’ arrugginito. I social servono e sono utili. Bisogna saperli utilizzare.
Lei proviene da una delle regioni più povere della nazione, cosa ne pensa?
Sono calabrese nella mia quotidianità, nei piccoli gesti, nei valori. Mi sento profondamente colpito quando vedo la mia regione di origine come fanalino di coda su molti aspetti specialmente sulla presenza di lavoro nel territorio. I calabresi dovrebbero svegliarsi. Sono le persone che contano, sono loro a creare la storia.
A quale profumo è più legato?
Il bergamotto, lo adoro. La sua intensità, la sua avvolgente asprezza mi attraggono. Quando mi reco in qualche luogo, chi mi conosce sa della mia presenza proprio per questo aroma che precede il mio arrivo. Utilizzo sempre prodotti che lo contengono.
Il cibo del ricordo?
La parmigiana di melanzane di nonna Luisa e la genovese di nonna Rosa. Indimenticabili!
Quali vini le stuzzicano palato e olfatto?
Sono legato al Gaglioppo che ricorda le mie radici, ma ammetto di lasciarmi sedurre dal Pecorino delle Marche. Le bollicine le trovo inebrianti, ma se dovessi scegliere un vitigno regna sovrano il Lagrein, armonico. Quando vado al ristorante ordino spesso il  Syrah Tellus Falesco, accompagna il cibo senza coprirlo ed è di facile beva. Credo che i calici migliori siano quelli che non sprigionano esclusivamente sentori olfattivi, ma emozioni. Devono raccontare un territorio, una storia, un clima,  una famiglia. Quelli sono i vincitori.
Una citazione sul vino?
Com’è vero che nel vino c’è la verità ti dirò tutto, senza segreti. (William Shakespeare) … Come io ho fatto con te!
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