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Come ha fatto la Bestia a sedurre la Bella

L'Editoriale di Bibenda online 65.

Franco M. Ricci
FotografiaSe esaminiamo il periodo dell’anno ottobre-novembre nell’ambito delle elargizioni di premi ai Produttori di vino e se per Bestia intendiamo una folta aggregazione di guide antiche e di scopiazzatori moderni, salta immediatamente ai nostri occhi la rapida prostrazione della Bella, intendendo per Bella il premiato.
 
Il premiato veste in doppiopetto blu. È bello e ricco, pronto ad affascinare il premiatore (la Bestia) con un bonifico o con un rispettoso assenso alle sue richieste.
 
Pare che non cambi nulla nella comunicazione del vino, proprio nulla. Un giornalismo destinato ad essere non giornalismo, come recita l’Ordine che a fatica concede l’iscrizione a chi scrive soltanto di vino.
 
Unici baluardi rimangono quei pochissimi solitari che testardamente puntano all’iperqualità.
Mentre moltissime sono le squadre bestie che raggranellano un fatuo successo scopiazzando qua e là, avvinghiandosi a protagonisti da altri “inventati”, oppure avanzando delle pretese che in altri ambiti si definirebbero pressioni minacciose.
 
Tutto questo non porta bene al talento italiano basato sulla Terra e sulle Diversità, non porta bene perché, diversamente da quello che accade, almeno la Bestia di Apuleio o di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, possedeva un cuore in grado di amare.
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