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Ritorno in Borgogna

Per chi c’è già stato e per chi non c’è stato mai, un film da non perdere.

Barbara Palombo
Ritorno in BorgognaIl paesaggio della Borgogna resta impresso nella mente di chiunque abbia la fortuna di vederlo: distese sconfinate di vigne curatissime, antiche affascinanti abbazie ricche di storia e di passato, villaggi che sembrano essere di altre epoche, percorsi di acqua numerosi e sonnacchiosi, foreste misteriose, pascoli popolati da mucche paciose, vaste coltivazioni di cereali e molteplici colori di una natura spettacolare e unica.
Ammirare tanta bellezza riempe gli occhi e accarezza l’anima: aleggia ovunque una sensazione di operosa serenità, si percepiscono profumi intensi e diversi, si resta colpiti e ammaliati da un territorio di campagna contornato da arte e creatività.
La produzione di vino rappresenta motivo di orgoglio, di prestigio e di gloria di questo territorio, perché qui lo Chardonnay e il Pinot Noir danno vita agli eccellenti vini di Borgogna, nettari unici, sopraffini e squisiti, che nascono dalla fusione di vari elementi: dalla composizione, profondità e drenaggio del suolo, al clima, all’esposizione dei vigneti e alla loro altitudine, nonché dal costante e assiduo  lavoro dell’uomo, dalla sua passione, dal sacrificio, dal desiderio, dall’affezione e dal trasporto che si respirano nell’aria e si assaporano nel bicchiere.
Per chi ha avuto il piacere di visitare la Borgogna, o per chi tale piacere non ha avuto ma si è trovato per qualche motivo incantato di fronte al paesaggio su una cartolina, o affascinato dai suoi vini, è recentemente uscito un film, nelle sale italiane, dalla visione del quale è possibile rivivere parte di quelle emozioni provate: si tratta del film francese “Ritorno in Borgogna”, del regista Cèdric Klapisch, dal titolo originale “Ce Qui Nous Lie” (letteralmente: “è qui che ci sono i nostri legami”), che tratta della famiglia e dei sentimenti, ma con un unico e indiscusso protagonista: il vino della Borgogna.
Ritorno in BorgognaIl film, ambientato nella zona meridionale della Cote d’Or, a Meursault, nella Cote de Beaune, e a Pommard, riesce a trasmettere lo stretto rapporto esistente tra la cultura del vino e l’importanza dei legami familiari; i cicli della natura si susseguono insieme all’evoluzione della vita dei personaggi, e il tempo e lo spazio scaturiscono da immagini espressive ed intense che mostrano le fasi di maturazione dei grappoli, le diversità climatiche, i molteplici colori ed i vari aspetti dei cambi stagionali. La “Montaigne de Corton”, posizionata sopra la cittadina di Beaune, completamente vitata ad eccezione della sommità ricoperta da una fitta foresta, con i suoi magnifici Premier Cru e Grand Cru, con le sue tonalità a seconda dei mesi, è più volte ripresa nella sua magnificenza, e lascia gli spettatori senza fiato.
Girato per lo più tra le vigne, descrive un territorio frammentato tra tanti proprietari, e mostra il lavoro e la vita di questi contadini legata al loro terroir, al cru, al climat, al lieu-dit e al clos, alla combinazione del sole, delle piogge, e della geologia del terreno risalente all’era del Giurassico, formato da strati di roccia di 170 milioni di anni fa: il tutto finalizzato alla ricerca di un vino dal colore, dal profumo e dal gusto speciali.
Nel corso della narrazione si parla delle tecniche di coltivazione, delle varietà degli acini, della classificazione del vino, e dei metodi di raccolta, in modo semplice ma efficace. Realistica la scena del chicco di Chardonnay messo in bocca da uno dei personaggi e masticato con concentazione, con attenzione, lentamente …il sapore e il gusto del succo arriva nella bocca degli spettatori, e l’eleganza e la finezza di quegli aromi, “…sa di limone, di lici, odora di paglia…”  sembrano insinuarsi nella mente e nell’animo di tutti i presenti in sala.
In parte fiction ed in parte documentario, una “finzione nutrita dalla realtà”, scene di vita vera, come per il Paulèe, la festa celebrata alla fine della vendemmia, con riprese della vera festa, dalle 8 a mezzanotte, in cui alla platea sembra di partecipare attivamente alla contentezza e all’eccitazione dei proprietari e dei salariati che, insieme, cantano, ballano e brindano al nuovo vino.
Il film può piacere o no, quello per che lo rende interessante e coinvolgente però, è il modo in cui riesce a descrivere la Borgogna nel suo aspetto vitinicolo, con le bellissime immagini di quel territorio riprese per un anno intero, da cui è possibile seguire il cambio di stagioni e quindi l’intero processo di produzione del vino al suo ritmo reale. Indimenticabile il sole che accarezza le viti su Clos des Perrières, uno dei Premier Cru più importanti di questa zona della Francia, da cui nascono le massime espressioni dei vini Chardonnay; indimenticabile il tino pieno dei rotondi e succosi acini d’uva che si aprono con un suono croccante sotto il peso dei piedi nudi… la sensazione di sentire l’odore del succo che sprizza dagli acini, acre e vivo, è tangibile e concreto all’interno del cinema.
 
Ritorno in BorgognaLa cosa però davvero importante e fondamentale, consiste nel fatto che il film racconta sia la storia di legami famigliari  che la storia del vino, mostrando le connessioni, i nessi e le attinenze tra i sentimenti della vita e le emozioni che dal prezioso nettare possono scaturire: “L’Amore è come il vino, ci vuole tempo…” perché ambedue richiedono dedizione, forza, disponibilità ed eccitazione per arrivare a toccare le corde dell’animo.
Il senso di appartenza ad una terra, ad una cultura, ad una casa, ad un ambiente è ben evidenziato nel film, “Lavorando la terra e prendendosi cura di essa capiamo che ci appartiene e che noi apparteniamo a lei…” il buon vino si fa nella vigna… gli affetti più forti si costruiscono in famiglia.
La pacatezza, la forza, la fragilità, la dolcezza e l’amore… negli uomini e nella natura, all’interno di un territorio, in un nucleo familiare, in un calice di vino.
 
Ritorno in Borgogna

I Sommelier della Fondazione Italiana Sommelier al cinema Palestrina di Milano per l'uscita del film "Ritorno in Borgogna"Il connubio tra cinema e vino non è nuovo, ma in occasione del lancio a Milano del film Ritorno in Borgogna, del regista Cédric Klapisch, la Fondazione Italiana Sommelier, grazie alla collaborazione attiva del Comitato regionale della Lombardia con Officine Ubu, ha giocato un ruolo da protagonista.
Il 12 ottobre, infatti, ha partecipato con i propri soci all’anteprima del film al Palazzo del Cinema Anteo, ospiti di eccezione di Officine Ubu insieme alla stampa.
Il 20 e il 21 ottobre, poi, ha supportato con entusiasmo l’uscita nelle sale offrendo una degustazione in tema con l’ambientazione del film presso il Cinema Palestrina a Milano. L’iniziativa ha avuto grande successo, fornendo ampio riscontro all’idea che si può fare cultura del vino anche in spazi insoliti purché alla base ci sia competenza, passione e un tocco di creatività.
Nessun dubbio che il film, attualmente in distribuzione in numerose sale in tutta Italia, diventerà presto un cult per gli amanti del vino.
 
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