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Il Cesanese

Un piccolo viaggio nel mondo del Cesanese del Lazio attraverso 14 assaggi, una performance che ha mostrato il grande livello raggiunto negli ultimi anni.

Antonella Pompei
Il CesaneseIl Cesanese è il vitigno autoctono a bacca nera più rappresentativo del Lazio. Due varietà: cesanese comune, coltivato prevalentemente nella provincia di Frosinone e in alcune zone della provincia di Roma, e cesanese di Affile, coltivato in entrambe le province. Tre aree: quella di Olevano Romano (RM), a denominazione di  origine controllata, a sud/est di Roma,quella di Affile (RM), piccola zona a est di Olevano, verso l’interno,  e la zona del Piglio (FR), a denominazione di origine controllata e garantita, più a sud, l’unica docg del Lazio per i vini rossi. Due doc ed una docg, una suddivisione che porta automaticamente a chiedersi  quali siano le differenze qualitative che hanno condotto alla concessione della docg al Cesanese del Piglio.
I territoridelle doc e della docg sono diversi ma non tra di loro, sono diversi al loro stesso interno. Sia l’areale di Olevano Romano che quello del Piglio comprendono zone di arenarie, di scisti, di pozzolana, terreni di origine vulcanica, argillosi, tufacei e con diverse quantità di componenti calcaree. Variegate sono le altitudini, che vanno dai 235 ai 550/600 m.s.l.m. in entrambe le zone, un po’ più alte quelle di Affile. I vigneti sono esposti a est, ma anche a ovest, talvolta a sud e a nord. Le colline vitate sono protette dal freddo degli Appennini dal Monte Scalambra, la montagna che introduce la dorsale appenninica, il clima è quello laziale, mediterraneo, che ancora gode  delle brezze provenienti dalla costa, con buone e persistenti escursioni termiche.  Il vitigno cesanese non è un vitigno ubiquitario o costante, è uno di quelli che “legge” il terreno, le sue caratteristiche varietali tendono a dare risultati differenti a seconda di quelle pedoclimatiche: terreni, microclima, esposizioni,  elementi che appaiono diversificati all’interno delle  sue denominazioni. Lo stile del produttore, poi, è fondamentale, ma questa è cosa ovvia.
 
Le vigne del CesaneseA Olevano ci sono molti produttori, tra cui molte aziende che possono definirsi storiche, alla quarta generazione e oltre. Al Piglio si trovano molte aziende giovani. Per citare un aspetto sociologico che può provare in qualche modo questa affermazione, è stato notato che oggi ad Olevano Romano ci sono diversi adulti figli di padri  olevanesi e madri pigliesi, cioè di donne che, intorno agli anni Cinquanta ma non solo, nella stagione della vendemmia, dal proprio paese, il Piglio, si recavano ad Olevano, a cercare lavoro nella raccolta dell’uva. Olevano Romano offriva lavoro in vigna. Poi queste donne ad Olevano hanno trovato marito e ci sono rimaste. Ma non sembra essere accaduto il contrario. Questo fatto obbliga a riflettere non solo sulla diffusione ma anche sulla storicità della tradizionevitivinicola nelle due zone, basterebbe farsi una passeggiata ad Olevano a al Piglio (non sono lontani) per notare la differenza. Purtroppo è naturale pensare che, almeno da parte del consumatore medio, il Cesanese del Piglio sia “migliore” di quello di Olevano o di Affile, che sono “soltanto” delle doc. Alzi la mano chi  non ha mai fatto questa automatica riflessione. E allora assaggiamoli, questi vini. L’occasione è fornita da Giovanni Dubini, patron di Palazzone, una delle più importanti aziende vitivinicole della vicina Umbria, che ha organizzato una degustazione di ben 14 vini cesanese con la collaborazione del blogger enogastronomico Il Gourmet Errante (al secolo Pasquale Pace) che è di Olevano. Teatro degli assaggi, la bellissima sala, arredata con elegante sobrietà, del “Palazzone”, un edificio che fu  fatto costruire dal cardinale Teodorico,  segretario di papa Bonifacio VIII,  intorno al 1295 eche doveva servire ad ospitare i pellegrini in viaggio sulla via di Roma, dove Bonifacio aveva organizzato , nel 1300, il primo giubileo della storia. Il Palazzone ha ospitato una cinquantina di appassionati, tra cui i  produttori dei vini presenti. Eccoli:

Cesanese Rosato Lazio IGT Tucuca 2015 – Cantine Riccardi Reale, Olevano Romano
Cesanese Lazio IGT Annì 2015 – Casal Mattei, Olevano Romano
Cesanese di Olevano Romano Doc Silene 2015 – Damiano Ciolli
Cesanese del Piglio DocgTenuta della Ioria 2015 – Casale della Ioria
Cesanese di Olevano Romano Superiore Doc  Giacobbe 2015 – Alberto Giacobbe
Cesanese del Piglio DocgJu Quartu 2015 – La Visciola
Cesanese di Olevano Romano Superiore Doc Tenuta al Campo 2014 – Az. Agr. Proietti
Cesanese di Olevano Romano Doc 2014 – Marco Antonelli
Cesanese di Affile Doc Capozzano 2014 – Formiconi
Cesanese del Piglio DocgRomanico 2014 – Coletti Conti
Cesanese del Piglio DocgCollefurno 2013 – Carlo Noro
Cesanese del Piglio DocgBolla di Urbano 2013 -  Pileum
Cesanese del Piglio DocgVajo Scuro 2013 – Giovanni Terenzi
Cesanese di Olevano Romano Doc Consilium 2012 - Migrante

 
Le vigne del CesaneseIl Cesanese è un vino che si presenta con un bel colore rosso rubino limpido, con riflessi violacei in gioventù e tendenti al granato con l’affinamento. Al naso offre sentori di frutta fresca a bacca rossa come ciliegia, amarena e visciola, e nera come mora e prugna; ha richiami floreali di viola, rosa e peonia. Con l’evoluzione regala aromi speziati come pepe nero e ginepro, sentori terragni di humus, fungo, terra bagnata e radici, note ferrose, di tabacco e cacao. In bocca ha buona freschezza, gusto morbido e tannini sostenuti che, se ben gestiti, possono essere dolci e vellutati. Il sorso può essere anche molto elegante, con grande piacevolezza di beva e immediatezza, ma il vino può avere una buona capacità di invecchiamento. Rinuncerò al piacere di raccontare singolarmente i vini, preferendo attirare l’attenzione su quello che è emerso prepotentemente  come l’assunto condiviso da tutti: una grande performance di tutti i vini, un livello qualitativo decisamente elevato, corrispondente alla tipicità del cesanese, pur con le naturali differenze dovute  allo stile del produttore. Profumi complessi, acidità sempre presente a regalare una bella freschezza, tannini  sostenuti ma sempre ben integrati. Una piacevole bevibilità, immediata, godibile, mai troppo impegnativa, morbidezza affinata con il tempo, persistenza di tutto rispetto.

Difficile parlare di riconoscibilità dei cesanesi di Olevano Romano rispetto a quelli del Piglio o a quello di Affile;  a caratterizzare maggiormente ciascun calice, oltre allo stile del produttore, almeno in questa occasione, è stata l’annata. I vini della 2015: aromi fruttati e floreali, talvolta con cenni selvatici, freschi, corposi, con tannini ben trattati  e buona persistenza. Sorprendentemente eleganti quelli della 2014, annata anticipata come difficile: complessi nei profumi, di bella freschezza, equilibrati, con tannini ben integrati, piacevole e fine bevibilità, buona morbidezza e lunga chiusura. Le  annate 2013 e la 2012 hanno fatto notare il tempo passato, ma solo nella evoluzione dei profumi di frutta più matura, di fiori e spezie, altre note più rotonde come più rotondo era il gusto, sempre gradevole e persistente. I produttori hanno raccontato i terreni, la storia aziendale, le tecniche in vigna ed in cantina, l’uso delle vasche di cemento e di acciaio e le loro differenze, rispondendo a domande tecniche specifiche che sono state poste dagli ospiti. Piccoli produttori che lavorano in biodinamica, aziende in conversione biologica, produttori che, pur non essendo in certificazione biologica, conducono la vigna con pratiche agronomiche improntate all’assoluto rispetto dell’ambiente. Una nota rosa: era presente una giovane produttrice. Una prestazione di cesanese di assoluta qualità, il condiviso alto livello dei vini, la grande piacevolezza di beva, l’assenza di difetti, ha sorpreso gli stessi produttori. Uno dei essi, probabilmente il produttore di cesanese più conosciuto dagli amici di Bibenda, Anton Maria Coletti Conti, ha voluto sottolineare un aspetto molto importante: degustare 14 cesanese tutti di tale livello sarebbe stata una cosa impensabile fino a 10-15 anni fa. Tutti d’accordo. Oggi è una piacevole realtà e non un caso. Questo significa due cose: che il cesanese è un vitigno che può offrire vini strepitosi e che il Lazio del vino sta lavorando bene. Moltissimi produttori  laziali hanno capito che la conversione verso la viticoltura di qualità, tralasciando quella storica di quantità, è ormai un diktat assoluto. Per il cesanese, in particolare, forse sarebbe da rivedere la classificazione, qualcuno ha suggerito la riunificazione in un’unica denominazione, magari con tre sottozone corrispondenti alle aree puramente geografiche. Non che questo sia fondamentale per la qualità e per godersi un buon calice. Ma la strada per elevare la reputazione dei vini del Lazio è ancora tutta in salita. I produttori stanno lavorando sodo e bene, i 14 della nostra degustazione sicuramente. I comunicatori devono fare la loro parte, i ristoratori anche e soprattutto.
 
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