Notizie
Home > Notizie > I profumi di Luigi Moio e i vini di Antinori

I profumi di Luigi Moio e i vini di Antinori

Riconosciuto come uno dei massimi esperti in materia, o’ Professore ha presentato il suo ultimo libro “Il respiro del vino” – perché un vino senza odori è un vino morto - in un pomeriggio che ha visto protagonisti i vini di Antinori.

Manuele Petri
Il respiro del vino di Luigi Moio“Il profumo è ciò che dona la vita a un vino: un vino senza odori è un vino morto”. Con queste parole Luigi Moio ha spiegato il titolo del suo ultimo libro, “Il respiro del vino”, presentato lo scorso 20 gennaio nelle sale del Rome Cavalieri in occasione dell’Antinori Day, evento dedicato ad una delle più importanti famiglie del vino. E’ così che, grazie alla Fondazione Italiana Sommelier, nello stesso pomeriggio è stato possibile ascoltare le parole di uno dei massimi esperti mondiali degli aromi del vino e contemporaneamente degustare circa 20 prestigiose etichette tra cui Tignanello e Guado al Tasso.

Il volume di Moio, ordinario di Enologia all'Università degli Studi di Napoli Federico II e autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, nasce con l’obiettivo di rendere fruibili al grande pubblico le scoperte fatte dal suo team di ricercatori in più di 20 anni di studi sugli aspetti sensoriali, biochimici e tecnologici dell’aroma del vino. “Frequentando gli ambienti accademici mi sono reso conto che nel mondo ci saranno al massimo una quarantina di studiosi specializzati in questi temi e difficilmente si arriva a qualche centinaio persone che leggono regolarmente le nostre pubblicazioni - racconta Moio - Contemporaneamente, però, ogni volta che mi capita di rivolgermi ad una platea di semplici appassionati di vino vedo che la loro attenzione aumenta quando li introduco all’origine dei profumi. E’ cosi che ho deciso di scrivere un libro che potesse essere letto e apprezzato da tutti, ma che allo stesso tempo mantenesse un certo rigore scientifico”.
 
Il respiro del vino di Luigi MoioIn effetti “Il respiro del vino” è uno di quei volumi che riescono a veicolare una mole incredibile di informazioni senza appesantire la lettura. “Per farlo mi sono avvalso di uno strumento che utilizzo da anni con i miei studenti - rivela Moio - Mi riferisco ai disegni che in questo caso sono stati realizzati dalla bravissima illustratrice Ada Natale”. Le illustrazioni sono parte integrante del libro e riescono a rendere immediati concetti che altrimenti potrebbero risultare alquanto complessi. E’ così che i precursori aromatici sono rappresentati come dei palloncini legati ad un sasso che impedisce loro di volare.

Il volume, composto da più di 500 pagine e diviso in 20 capitoli, esordisce descrivendo il funzionamento dei cinque sensi e sottolineando come l’olfatto, che nell’essere umano non è particolarmente sviluppato, sia strettamente connesso alla vista, al tatto e al gusto. Poi viene spiegato con come la fermentazione innescata dai lieviti genera gli aromi tipici del vino. Aromi che infine vengono trasformati sia dall’utilizzo dei legni che dal tempo.

Tra i capitoli più interessanti, da segnalare quelli dedicati ai “vini solisti” e ai “vini orchestrali”. I primi nascono da vitigni come il Riesling, caratterizzato da aromi molto riconoscibili che possono essere paragonati a dei musicisti solisti all’interno di un’orchestra. La qualità in questi vini dipende dalla “bravura” di questi solisti che devono essere riconoscibili senza coprire tutto il resto. I “vini orchestrali” sono invece prodotti partendo da vitigni che regalano interpretazioni molto diverse a seconda di dove vengono coltivati e che per questo sono meno riconoscibili. Questi vengono paragonati ad un’orchestra senza solisti in cui la qualità è data dalla perfetta armonia che si crea tra i vari musicisti.
 
Da destra Luigi Moio e Manuele Petri
Il pubblico alla presentazione del libro di Luigi Moio
La sala gremita durante la presentazione del libro di Luigi MoioA giudicare dal numero di persone accorse alla presentazione possiamo tranquillamente affermare che Moio è riuscito nel suo intento divulgativo. “Prima delle pubblicazione non riuscivo ad immaginare come avrebbe reagito il pubblico - rivela il professore - Ora posso dire di essere molto soddisfatto visto che in soli due mesi siamo giunti alla terza ristampa e ci avviamo a tradurre il libro in diverse lingue per proporlo anche all’estero”. Siamo sicuri che anche i mercati stranieri risponderanno con entusiasmo al suo lavoro che colma un vuoto troppo spesso riempito da teorie prive di basi scientifiche. Certo, a noi semplici degustatori piace continuare a pensare che quando avviciniamo al naso un bicchiere di Muffato della Sala accada qualcosa di magico. E vogliamo credere che anche Luigi Moio, in fondo, sia d’accordo con noi.

 
Luigi  Moio racconta il suo libro
Luigi  Moio racconta il suo libro
Luigi  Moio racconta il suo libro
La degustazione
Antinori Tignanello 2012
Rosso Igt - Uve: Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 15%, Cabernet Franc 5% - Gr. 13,5%
Rosso rubino tendente al granato. Si presenta al naso con un soffio balsamico che introduce note di piccoli frutti di bosco, humus, pepe nero, liquirizia e cacao amaro. In bocca è certamente giovane ma già equilibrato grazie alla piacevole freschezza abbinata ad un tannino nobile. Lungo il finale sapido che chiude su note fruttate e balsamiche. 14 mesi in barrique.
 

Antinori Bolgheri Superiore Guado al Tasso 2012
Rosso Doc - Uve: Cabernet Sauvignon 55%, Merlot 25%, Cabernet Franc 18%, Petit Verdot 2% - Gr. 14,5%
Rosso rubino con unghia granato. Ingresso al naso caratterizzato da sbuffi di macchia mediterranea e ricordi di eucalipto. Poi visciola, amarena sotto spirito, humus e note tostate. In bocca esordisce con delicata morbidezza cui si abbina calore e abbondante freschezza. Il tannino suadente introduce una delicata nota sapida e un lungo finale balsamico. 18 mesi in barrique.
 
Antinori Castello della Sala Muffato della Sala 2010
Bianco Dolce Igt - Uve: Sauvignon Blanc 58%, Grechetto 24%, Sémillon 10%, Riesling 5%, Traminer 3% - Gr. 13%
Giallo dorato luminoso. Sentori salmastri aprono la via a note più dolci di miele e agrumi canditi. Poi è un tripudio di aromi con erbe aromatiche fresche, fiori gialli, frutta secca, smalto e zafferano in evidenza. Al gusto è denso con la dolcezza perfettamente equilibrata dall’abbondante freschezza. Chiude in grande stile con una decisa nota sapida seguita da un lunghissimo finale in cui sembra di percepire note di zenzero candito. Solo acciaio, sei mesi sui lieviti, poi affinamento di tre anni in bottiglia.
 
Fotografia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Stampa la pagina