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Assolo elveziano

Prima il cibo o prima il vino? Prima il brano o prima il vino? Cosa scegliere prima? Riflessione su un annoso dubbio amletico

Luca Busca
Il bello dell’abbinamento tra musica e vino risiede nella sua natura perfettamente palindroma, è un fenomeno esplorabile in entrambi i sensi. Laddove è sempre meglio abbinare un vino ad un cibo, scegliere prima il brano o prima il vino è invece indifferente ai fini del risultato. Infatti la musica e i grandi vini, come ogni forma d’arte, hanno il potere di fissare nella memoria le esperienze sensoriali, tramutandole in esperienze metafisiche. Qualche tempo fa, in occasione di un triste evento, cercai di ironizzare postando su Facebook la foto di Tonino che brindava con il San Crispino. La metafisica mi ha portato indietro nel tempo, alla prima metà degli anni ’70 quando Tonino, come me adolescente, comparve in zona e un altro clochard si insediava con la sua musica nella mia memoria. Parlo della copertina di Aqualung, in cui Ian Anderson, leader dei Jethro Tull, si mostra nei panni dismessi del clochard, fotografato dalla moglie, cui è dedicata la canzone che dà il titolo all’album. Scritto nel 1971, il brano è diventato in breve tempo un punto di riferimento del Progressive Rock. Testo e musica sembrano essere in contrapposizione: da un lato l’immedesimazione triste nel personaggio un po’ folle, solo e incattivito da ignote traversie, dall’altro una musica potente, forte e in crescendo esplosivo che esprime sì una certa follia ma costruttiva, geniale. Una base ritmica che dà il tempo, almeno nella mia giovanile memoria, ad una sana ed ormonale aggressività, un assolo di chitarra che comunica la tensione emotiva tipica della crescita. La linea armonica è decisa, carica della saggezza insita nelle assolute certezze che solo da giovani si possono esprimere con quella meravigliosa e non curante leggerezza. Ascoltare per credere, per esempio questa splendida versione live registrata nel 1978 al Madison Square Garden di New York:
Aqualung Live 1978
Aqualung Live 1980
FotografiaCosa abbinare quindi? Un vino giovane, frizzante ed esuberante? No, dove andrebbero a finire forza, potenza e la contrapposizione emersa tra il testo e la musica. No ci vuole un vino dalla grande personalità, già pienamente espressivo ma con un lungo futuro davanti che lasci intravedere quel processo di crescita che questa splendida musica potrebbe accompagnare negli anni a venire. Scelto: Barolo Vigna della Rionda 2004 di Massolino. Il perché è presto detto: Barolo perché è forte, potente e ricco di tensione emotiva. Vigna Rionda, che significa rotonda, è il simbolo di Serralunga, il suo cru migliore, perché qui questo vino è aggressivo in gioventù e diventa saggio durante il suo lungo cammino verso la maturità. 2004 perché è una grande annata e perché, a dodici anni e mezzo dalla vendemmia, ha già sviluppato, partendo dalle assolute certezze giovanili, la saggezza della sua lunga vita da adulto. Massolino perché è uno dei migliori, perché questa avevo e la mia cantina non è infinita!
Affacciando il naso a bordo bicchiere l’impatto è immediatamente intenso, quasi violento con le sue sensazioni speziate e tostate. Ma chiuso il primo giro sale il delicato arpeggio floreale, che con intatte violette palesa l’originario nebbiolo. L’assaggio si sincronizza con la seconda strofa e con la potenza della struttura e della ricchezza aromatica proprie della maturità recentemente acquisita. Giusto il tempo di assaporare l’assolo di chitarra che entra prepotentemente in scena, in perfetta eufonia con la sferzata elveziana, ancora intatta a dodici anni dalla vendemmia. Arpeggio e stacco di batteria introducono poi il lunghissimo finale in cui l’impeccabile armonia indugia, quasi non volesse mai porre fine all’idillio.
Azienda Agricola Vigna Rionda SS.
di MASSOLINO F.LLI

Piazza Cappellano, 8
12050 Serralunga d’Alba CN
tel. 0173 613 138 - fax 0173 613 949

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