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Per il Nebbiolo un Metodo Classico

Sono sei le aziende aderenti al progetto sperimentale per la spumantizzazione del vitigno piemontese per eccellenza.

Antonella Pompei
Il Nebbiolo in vignaIl Nebbiolo è noto per essere forse il più nobile dei vitigni autoctoni italiani, molto esigente, tanto che viene bene solo nei territori che si sceglie lui stesso: Piemonte, un po’ in Valle d’Aosta, Valtellina. È la base per prestigiosi vini che rispondono al nome di Barolo, Barbaresco, Gattinara, Ghemme,  Nebbiolo, Valtellina Superiore, Sfursat. Vini rossi  talvolta austeri, talvolta eleganti, che nascono per essere invecchiati.  Ma  già nel 1787, in Piemonte, si parlava di uno spumante fatto con uve nebbiolo, prima ancora di quando Carlo Gancia, alla fine dell’800,  inventava  il suo spumante da uve Moscato. Dopo tanto tempo, lo spumante da uve nebbiolo torna in vita, grazie ad una intuizione di Sergio Molino, enologo consulente di alcune aziende, che in Piemonte, nel primo decennio degli anni 2000,  studia l’uva nebbiolo. Lo scopo è quello di migliorare la qualità dei vini docg a base nebbiolo e Molino verifica che questo accade se, dal grappolo, viene eliminata la punta, meno adatta alla produzione di grandi rossi. Ma questa punta “scartata” è pur sempre nebbiolo, ed è dotata di grande acidità, minor quantità di zuccheri e spiccati tratti minerali.  Da qui l’intuizione: utilizzare queste punte per creare un metodo classico pregiato, un extra brut vicino alle grandi bollicine francesi per concezione, vinificazione e qualità. Nasce così, nel 2010, ì il progetto Nebbione, a cui partecipano 6 aziende, sotto la guida di Molino; un progetto che diventa un vino, dotato di un disciplinare proprio e rigoroso che vede l’esordio delle prime bottiglie sul mercato nell’ottobre 2015, curato singolarmente dalle sei aziende. Un metodo classico 100% nebbiolo che prevede vinificazione in acciaio, con iperossigenazione del mosto, fermentazione a temperatura controllata con lieviti selezionati, sosta sui lieviti per 40 mesi (ma già si pensa ad aumentarli), affinamento parte in acciaio, parte in legno.  
 
Metodo Classico Extra Brut NebbioneSei aziende, cinque piemontesi e una valdostana, hanno aderito al progetto, ognuna delle quali ha scelto un  nome da dare al proprio spumante, dunque Nebbione in realtà resta soprattutto il nome del progetto. Le aziende piemontesi sono Travaglini con il Nebolé Brut M.C., Reverdito con il Reverdito Extra Brut M.C., Rivetto con l’Extra Brut Kaskal, Franco Conterno  Cascina Sciulun con NaPunta, Cascina Ballarin con Punte dei Tre Ciabot e la valdostana Cantina Cooperativa La Kiuva con Traverse La Kiuva Rosé.
 
Brut Metodo Classico Nebolé TravagliniTravaglini  di Gattinara,  all’esordio della sua versione di nebbione, si è aggiudicata l’ultima edizione dell’Oscar del Vino, nel 2016 appunto, nella categoria “Miglior Vino Spumante”, un risultato che non ha bisogno di ulteriori commenti.  Cinzia Travaglini  e suo marito Massimo Collauto lo hanno chiamato Nebolè, dall’unione delle parole nebbiolo e bolle, fuse in una scelta geniale, che racchiude in sé l’ essenza oggettiva di ciò che rappresenta ed un’idea di delicata nostalgia, di sensualità crepuscolare e quasi struggente, fragile e perfetta per rappresentare uno spumante che non poteva che essere elegante e pregiato.

Al calice, il Nebolé è giallo paglierino ricco con lievissimi riflessi rosati, spuma persistente e perlage finissimo. Al naso è fine, minerale, elegante, con note fragranti di crosta di pane, mela golden e gesso, seguite da sbuffi morbidi di nocciola, burro, zafferano, miele, persino un lieve ricordo di idrocarburi. Una grande ampiezza olfattiva, che in bocca si conferma con un sorso vivace e gradevole, una spiccata acidità e una buona struttura, che non manca di morbidezza e regala una leggera e suadente cremosità. Raffinato, equilibrato, lunghissimo.     
 
Le vigne del Nebbiolo
www.nebbione.com
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