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Mondavi, California

Qualche particolare inedito del grande produttore di origine italiana.

Elvia Gregorace
FotografiaInnumerevoli coloro i quali per anni si sono identificati con le immortali note di My Way,  canzone del ‘68 tradotta in diverse lingue e interpretata da differenti artisti , recentemente da Michael Bublé, sebbene la versione più amata resti quella di Frank Sinatra. Ancora oggi melodia affascinante, ha accompagnato per anni generazioni, specialmente di uomini, che si sono identificati nelle imperiture parole di chi descrive la propria esistenza assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. E’ questo il genere di persone che piace agli americani, chi guarda sempre avanti nonostante le difficoltà della vita, chi sceglie quando si trova dinnanzi un bivio, intraprendendo un percorso tortuoso piuttosto che lineare per non  scendere a compromessi. Parecchi coloro i quali hanno lasciato la loro terra per mete sconosciute  alla ricerca di fortuna, affermazione, stabilità. In tanti hanno raggiunto l’immortalità. Nel regno di Bacco resta indiscutibilmente Robert Mondavi di origine marchigiana, simbolo ancora oggi a Napa Valley di qualità. Classe 1913, si laurea in economia capendo in maniera lungimirante, rispetto ai suoi coetanei , l’importanza della comunicazione del vino e la necessità della sua diffusione. E’ tra i primi ad organizzare blind wine tasting , visite in cantina, tour enogastronomici ma specialmente è colui il quale offre lavoro alla gente. Se si gironzola per Napa e si ha la possibilità di conversare con qualcuno del luogo è chiaro il pensiero universale su Robert: “ Mister Mondavi  ha creato occupazione, si è dedicato alla beneficenza, ha diffuso il concetto di qualità e specialmente conosceva personalmente i suoi operai”. Non noto per la sua statura, qualcuno lo definisce un gigante e come tale, nonostante ci abbia lasciato nel  2008 ha omaggiato  del suo imprinting la sua ancora oggi director of winemaking Genevieve Janssens. Self made woman nasce in Marocco e già a soli cinque anni avverte una forte attrazione per il vino. Eredita la passione dal padre, proprietario di vigneti sia in Marocco che in Algeria. Si forma a Bordeaux. Sa perfettamente chi sia Robert Mondavi già in tenera età, il suo nome echeggiava in Europa da tempo e dice: “ Quando si paventò la possibilità di lavorare per lui non ci credevo. Mi fu offerta da una sua collaboratrice. Accettai non tanto per la notorietà, ma per la sua filosofia. Rappresentava tutto ciò che avevo studiato all’università, i principi dei miei mentori. Anche se non lo avevo mai incontrato prima di mettere piede in azienda era come se lo conoscessi da sempre. Sicuro di sé, generoso , ai suoi dipendenti concedeva la possibilità di crescere all’interno dell’azienda. Fiducioso nei confronti del prossimo, si fidava degli altri. La mia prima bottiglia è del 1998. Robert mi aveva ispirata come le sue vigne, meravigliose”. Oggi Genevieve produce anche in proprio. Le etichette delle sue creazioni sono realizzate dal marito artista. Curiose, accattivanti. Pochi i fortunati che riescono ad accaparrarsene una…
 
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