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Gli archistar e le cattedrali del vino

Salvatore Marsillo
Dal n.6 di
Fotografia

Quando l’architettura incontra il mondo del vino, se ne vedono delle belle… di cantine, s’intende. Autentiche opere d’arte progettate da architetti così famosi e celebrati da essere definiti archistar. Tra questi non possiamo non menzionare Renzo Piano, che per Rocca di Frassinello, in Maremma, ha concepito una struttura distribuita su due livelli sotterranei, realizzata con materiali semplici e tradizionali; ma anche Mario Botta, che si è cimentato con la cantina di Petra a Suvereto, creando un complesso maestoso e magniloquente, e Gae Aulenti, che per Lodovico Antinori ha elaborato a Campo di Sasso, presso Bibbona, un progetto a bassissimo impatto ambientale.

Ma non sempre queste cattedrali del vino rispecchiano in pieno la finalità d’uso per cui sono state costruite. Prendiamo per esempio la bodega Marqués de Riscal, in Rioja, disegnata dall’architetto canadese Frank O. Gehry che, alternando forme convesse a linee slanciate, ha plasmato un edificio audace e futuribile, un artificio rivestito di lamine di titanio certamente efficace per segnalare la presenza ma non la missione dell’impianto. Questa immensa scultura inoltre appare poco contestualizzata, giustapposta all’ambiente circostante piuttosto che integrata in esso.

Ugualmente d’impatto sotto l’aspetto estetico ma anche funzionale dal punto di vista pratico la cantina dell’azienda Tramin (nella foto), in Alto Adige, frutto della creatività dell’architetto tedesco Werner Tscholl. Prendendo spunto dal tralcio della vite, Tscholl ha racchiuso il corpo della cantina in un intreccio di rami metallici di colore verde intenso, una soluzione stilistica che realizza due obiettivi: da una parte rappresenta un’estensione ideale delle vigne circostanti e non crea fratture nella continuità visiva del paesaggio; dall’altra simboleggia lo stretto legame esistente tra il territorio e le attività che si svolgono negli impianti. Gli spazi interni sono suddivisi su due piani con accessi indipendenti, in modo che ogni settore abbia la propria autonomia operativa. Il piano inferiore è riservato alle sale di vinificazione e maturazione, distribuite secondo criteri di razionalità ed efficacia. Al piano di sopra sono poste l’area amministrativa e quella di accoglienza dei visitatori con un ampio foyer d’ingresso che è stato ricavato da una parte della vecchia costruzione per rievocare le radici storiche dell’azienda e diventare al tempo stesso il punto focale del nuovo complesso.

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