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Il Re d’Italia

Barbara Palombo
Dal n.189 di
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Stile, Passione, Unione, Magia, Atmosfera, Natura, Territorio, Emozione: un vino prodotto dalla prima o dalla seconda fermentazione alcolica di uve fresche, caratterizzato da uno sviluppo di anidride carbonica, che racconta di terroir e di paesaggi, di lavoro e di passione, di creatività e di stile, che rende ogni occasione anelito di amicizia e di unione, che sa donare magia ad ogni situazione e suscitare sempre seducenti emozioni: questo vino italiano è il Re dei brindisi e il protagonista di tanti, indimenticabili momenti di vita.


Il suo nome è Trento Doc, Oltrepò Pavese, Franciacorta, Alta Langa, Prosecco… può essere prodotto con il Metodo Classico o con il Metodo Charmat- Martinotti; può essere bianco, rosso o rosé a seconda del sistema di vinificazione; Pas dosé, Extra brut, Brut, Extra dry, Dry, Demi sec e Dolce in base al residuo zuccherino contenuto. Definirlo “spumante” è generico e designa una tipologia ampia di vini caratterizzati, all’apertura della bottiglia, dalla produzione di spuma, grazie alla presenza dell’anidride carbonica prodotta per fermentazione. In Italia tale modello di vino nacque nel 1865 ad opera dei Fratelli Gancia e del Conte Augusto di Vistarino che importò dalla Borgogna le barbatelle di Pinot Nero. Oggi l’Italia è il Paese primo produttore di Vino Spumante al mondo nonché primo esportatore.

Le zone italiane vocate alla spumantizzazione hanno caratteristiche territoriali e climatiche uniche: tralasciando la trattazione del Prosecco, argomento vasto e importante che amerei approfondire a parte, consideriamo la provincia di Trento, dove è presente l’Adige e suoli alluvionali, argillosi e ben drenati; le Dolomiti, con terreni sabbiosi, ghiaiosi e limosi nelle zone di media altitudine, e con terreni calcarei nelle zone alpine. Qui il pioniere dello Spumante, Giulio Ferrari, nel 1972 realizzò il Trento Brut Riserva, uno dei più celebri nettari italiani. Lo Chardonnay soprattutto, ma anche il Pinot Nero, il Pinot Bianco e il Pinot Meunier hanno dimostrato di poter dare ottimi risultati in questa area dal clima moderato nelle parti del Lago di Garda, con inverni freddi ed estate relativamente calde nelle medie altitudini, e tipicamente montano sulle alte Dolomiti. Nel 1993 la zona ha meritato una propria DOC, Trento, che senza bisogno di ulteriori dettagli significa Spumante ottenuto con il Metodo Classico da uve coltivate in Trentino. A fronte di un periodo minimo di 15 mesi per la DOC Trento, i Millesimati devono trascorrere almeno 24 mesi sui lieviti, e 36 mesi le Riserve, per la creazione di Trento Doc con ricca componente acida, con avvolgente freschezza ed armonica bevibilità, dagli aromi intensi e complessi. Le Cantine che fanno parte dell’Istituto Trento Doc sono 43.

In Lombardia due sono le zone particolarmente vocate: l’area dell’Oltrepò Pavese, a sud del Po, e la Franciacorta. La prima, riconosciuta DOCG nel 2007 per lo spumante Oltrepò Pavese Metodo Classico, iniziò la produzione nel 1870, quando l’ing. Domenico Mazza di Codevilla diede vita allo “Champagne d’Oltrepò”, con vino Pinot ottenuto da uve di Pinot Nero di cui la zona è ancora ora un grande serbatoio. Geograficamente è zona in parte collinosa ed in parte di montagna. Il clima è asciutto in inverno e ventilato in estate con elevate escursioni termiche dovute alle correnti delle zone montane. I terreni dell’area collinare bassa sono argillosi, mentre quelli più alti sono gessosi. Lo Spumante che ne deriva, costituito prevalentemente di Pinot Nero, ma anche di Pinot Bianco, Pinot Grigio e Chardonnay, invecchia non meno di 18 mesi, di cui 12 sui lieviti, ed è un vino corposo ed elegante.


La Franciacorta si trova nel cuore della Lombardia, in un anfiteatro morenico, con suoli calcarei e profondi nelle parti basse e pianeggianti delle colline, mentre con un morenico sottile sulle creste delle stesse. Il clima è mitigato dal vicino Lago d’Iseo, è riparato dai venti dal Monte Orfano e gode di una benefica escursione termica. Ventinove produttori nel 1990 hanno costituito il Consorzio per garantire e controllare la produzione del vino Franciacorta Metodo Classico, con uve Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco. Nel 1995 la Franciacorta è divenuta zona DOCG ed oggi il Consorzio riunisce centonove Cantine, con oltre 3000 ettari vitati. L’assemblaggio dei mosti, il lavoro e l’esperienza di chi opera in Vigna e in Cantina, e il Terroir unico, donano vini dalle eccezionali espressioni di complessità, aromaticità e suadenza. La rifermentazione in bottiglia deve durare almeno 18 mesi, e 30 per i Millesimati. Le versioni più diffuse, con residuo zuccherino crescente, sono Pas Dosé, Extra Brut e Brut; il Franciacorta Satèn ha 5 atmosfere di pressione contro le usuali 6.

Il Piemonte è stato la culla della spumantizzazione italiana, con le migliaia di ettari di Moscato per la produzione dell’Asti Spumante; nel 1990 nacque il Progetto Spumante Metodo Classico tra 7 Cantine storiche piemontesi: Cinzano, Contratto, Fontanafredda, Gancia, Martini& Rossi, Riccadonna e Vini Banfi, con lo scopo di dimostrare la vocazione di quelle colline alla produzione di uve per spumanti Metodo Classico. La zona interessata, nella parte meridionale del Piemonte, è una lunga fascia collinare che va dal Monregalese, in provincia di Cuneo, fino alle porte del Gavi, vicino all’Appenino ligure genovese. Nel 2002 si ottenne il riconoscimento come DOC, e nel 2011 come DOCG Alta Langa. I vigneti sorgono a 250 metri slm per salire fino a 700 metri, laddove i terreni sono costituiti da solide marne calcaree; il clima è freddo e temperato, e le uve Pinot Nero e Chardonnay nascono e si plasmano per arrivare a produrre degli ottimi vini. In Cantina l’affinamento sui lieviti è di almeno 30 mesi. Gli Alta Langa, bianchi o rosé, sono coinvolgenti, armoniosi, eleganti e corposi. La nostra Penisola presenta varie altre zone che si prestano alla produzione di questa tipologia di vini, e vari sono i vitigni consoni, come per esempio il Nebbiolo, il Verdicchio, il Cortese e l’Erbaluce, che riescono anch’essi oggi a realizzare eccellenze importanti.

Per concludere questa breve panoramica sul vino italiano genericamente chiamato Spumante, cito le parole del Presidente Franco Maria Ricci, che in modo semplice ma appassionante riesce sempre a far vibrare le corde della nostra anima: “…è bello guadare e stringere un bicchiere ghiacciato, specialmente appannato dal freddo, con perle dentro e fuori, ed è sempre bello alzare un calice di augurio tra gente disposta a vivere grandi emozioni”.

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