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L’Est! Est!! Est!!! di Alexandre Dumas

Salvatore Marsillo
Dal n.188 di
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Alexandre Dumas padre, come tutte le enciclopedie specificano per distinguerlo dal figlio omonimo anch’egli scrittore, non è stato solo maestro del romanzo storico e del teatro romantico, nonché uno dei più prolifici e coinvolgenti narratori moderni (chi non ha fatto notte sulle pagine dei suoi libri più famosi, Il conte di Montecristo e I tre moschettieri?), ha anche avuto una vita intensa, di cui ha assaporato le voluttà fino in fondo. È stato infatti un fine coltivatore dei piaceri della buona tavola, una passione perseguita sistematicamente tanto da arrivare a scrivere un’opera monumentale sul tema, il Grande Dizionario di Cucina, in cui sono raccolte oltre 2.500 ricette, menù e pranzi memorabili, raccontati con quello stile affabulatore che ha sempre contraddistinto la sua penna. In un’opera tanto vasta - 500 pagine - non potevano mancare i vini, altra grande passione dello scrittore, di offre una rappresentazione dall’antichità fino ai suoi tempi (siamo nella prima metà dell’Ottocento); oltre a una storia del vino ricca di aneddoti, da Alessandro Magno in poi, Dumas propone un abbozzo di classificazione dei vari esemplari in base alle peculiarità dei profumi e del gusto, la descrizione delle tecniche di vinificazione, imbottigliamento e maturazione, dei difetti del vino e dei rimedi per correggerli, enucleando una serie di pratiche che, mutatis mutandis, appaiono estremamente attuali.

Essendo francese, l’autore scrive soprattutto dei vini d’oltralpe, non possiamo fargliene un torto, al contrario dobbiamo dargli atto di aver elencato con grande competenza i principali cru della Borgogna e del Bordeaux e i migliori prodotti della Valle del Rodano e della Provenza, evidenziando di ognuno le caratteristiche salienti. Dumas non dimentica comunque il resto dell’Europa enologica e qualche paragrafo del Dizionario lo dedica anche ai vini italiani e alla loro storia. Partendo dai Romani, che producevano i vini migliori, come il Falerno e il Massico, in Campania, arriva a menzionare le tipologie più apprezzate nella sua epoca; tra queste parla in modo abbastanza esteso dell’Est! Est!! Est!!! che era noto come vino d’Orvieto. La leggenda sull’origine del nome di questo vino è la stessa arcinota che è giunta fino a noi e Dumas si sofferma su come il vescovo, senza citare apertamente Johannes Defuk, avesse ceduto alla malia del vino segnalatogli con i tre “Est” dal suo coppiere tanto da non sopravvivere alle libagioni.

Dando uno sguardo alle realtà produttive dei nostri giorni, possiamo immaginare quanto Dumas avrebbe gradito, e inserito nella sua opera, il Poggio dei Gelsi, una delle versioni più accattivanti di Est! Est!! Est!!! reperibili sul mercato, prodotto da Falesco, azienda della famiglia Cotarella che opera in Umbria e nell’Alto Lazio. Frutto di una selezione delle migliori uve provenienti dal cru omonimo e da altri appezzamenti intorno al Lago di Bolsena, il Poggio dei Gelsi è una miscela di Roscetto al 40% e di Trebbiano e Malvasia in parti uguali; nell’annata 2014 sfodera un colore paglierino dai caldi riflessi dorati. Da un tappeto fitto di drupe a polpa gialla emergono in rapida successione soavi sentori di fiori di sambuco, di acacia e di mandorlo, seguiti da ricordi di mandarino giapponese e ananas. Saporito e dinamico nel palato, manifesta una piacevole profondità, intarsiata da salinità minerale e freschezza agrumata.

 

Falesco
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