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Quella coperta sulle vigne

Claudio Bonifazi
Dal n.187 di
Fotografia

In questi giorni, sui social network, girano delle immagini che, per quanto romantiche, rappresentano il dramma che i produttori di vino di Borgogna, Loira e Stiria e stanno vivendo.
La neve, il fuoco, le gemme circondate dal ghiaccio, altro che non sono la testimonianza dell'evidente smacco di un tempo scellerato, che esporrà la vendemmia 2016 a perdite con stime che vanno dal 30 fino al 100% del raccolto nelle arie più colpite.

Si tratta di uno dei più grandi freddi, dal 1991 in Borgogna e dal 1994 in Loira, quello che la settimana scorsa - nella notte tra il 26 e 27 Aprile - si è abbattuto in Francia e Austria.

Nonostante tutto ho letto alcuni post (grazie al cielo sono pochi) di gente di settore che duramente criticava i fuochi accessi lungo i filari, millantando inquinamento e rincari per la futura annata; io, da semplice osservatore, scorgo solo il tentativo ultimo di non vedere perso un anno di lavoro, perché di questo si tratta.

Le avversità che i vignaioli devono affrontare lungo l’anno sono tante, gelate precoci, tardive, funghi, batteri, grandine e pioggia che, in qualsiasi momento, possono presentarsi come un nemico invincibile.

Quando però si può fare un tentativo, è giusto che si prendano le dovute misure, perché quel fuoco - altro non è - la coperta che i vignaioli poggiano sulle spalle delle loro vigne.
Tale pratica è diffusa nelle aree in cui il pericolo di gelate è frequente; veri e propri focolai sono allestiti in ordine lungo i filari e lasciati accesi fino a quando il rischio non termina; e dove il fuoco non può arriva l’acqua; gli ‘overhead-splinker’ sono, infatti, una valida soluzione: degli irrigatori gettano di continuo acqua sulle piante facendo avvolgere, in un primo strato di ghiaccio, la gemma che si troverà così stabile a zero gradi anche qualora la temperatura circostante scenda sotto valori più critici.

Entrambe sono dispendiose in termini di costi, lavoro e ‘inquinamento’, perché se l’una prevede immissione di anidride carbonica, l’altra ha bisogno di un ingente quantitativo di acqua. Noi per il momento possiamo solo offrire silenzio e solidarietà in attesa di dati certi che quantificheranno le perdite in questo triste evento.

 

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