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Walter e la sua barca

Antonella Pompei
Dal n.185 di
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Anzio è per me un luogo del cuore, ci ho lavorato ed insegnato, vissuto per un breve periodo, qui  ho la casa al mare. Una città piena di bellezze naturali e di storia lontana e recente: tracce evidenti del fasto dell’antica Roma - i resti della villa di Nerone affiorano lambiti dall’acqua - convivono con ricordi della seconda guerra mondiale, lo sbarco di Anzio delle forze alleate del 18 gennaio 1944 è riportato sui libri di storia e in romanzi di tutto il mondo. E poi il mare, il lungomare, il porto, la vista del profilo del Monte Circeo, la vicina Riserva Naturale di Tor Caldara, gli imbarchi per le stupende Isole Pontine e tanto altro. Tra cui la grande offerta di ristoranti di pesce. “Romolo al Porto” è un nome storico della costa meridionale laziale e non  per caso o per fortuna. Romolo ha lasciato il timone ai figli Marco e Walter Regolanti, in cucina ed in sala,  in questo ristorante dall’arredamento pulito ed essenziale dominato dal bianco e blu, con una veranda nella quale si può mangiare guardando la bella vista del porto, con la città di Nettuno ed il Circeo sullo sfondo. Vi avviso, Walter Regolanti è un personaggio, poco accomodante e dalla forte personalità, grande comunicatore, ti sovrasta quasi, ma è questa la sua veracità, sa il fatto suo e non te lo manda a dire. Quindi una volta al tavolo dovete decidere se mangiare ciò che volete voi,  scegliendo tra un’ampia gamma di piatti della migliore tradizione marinara, oppure se far fare tutto a lui. Noi abbiamo optato, senza dubbio, per questa seconda ipotesi e il godimento è stato assoluto. Ristoratore esperto, formato alla scuola di cucina di Alain Ducasse, sommelier professionista dal 1989 e Master Class of Wine di Bibenda, propone pesce di assoluta qualità, la maggior parte del quale viene dalla barca di famiglia, quindi dal mare locale, e se siete amanti del pesce crudo, questo è il vostro posto. Noi siamo stati felicemente travolti da una carrellata di antipasti di crudo che oserei definire sublimi, intervallati da portate calde degne dello stesso aggettivo, di cui non ricordo tutti i dettagli,  perché lui viene al tavolo con i vassoi ricchissimi e ti spiega con dovizia di particolari il piatto e gli ingredienti, cosa sono, da dove vengono, come sono cucinati, e tu, che non vedi l’ora di assaggiare, nel piacere del palato dimentichi di fissare nella mente certe informazioni.

I nostri assaggi di crudo: filettini di tracina con olio e erbe aromatiche fresche su pane carasau, triglia con santoreggia e piccoli agrumi del Lazio, mazzancolla e carciofo romanesco, sia in versione cruda che in leggerissima tempura, gamberi rossi con panatura di cous cous al pomodoro secco, scampi in diversi modi, gamberi rosa con delicate salsine di olio extravergine di oliva ed erbe profumate. Poi gamberi al vapore, fragolino in crosta di sale, una magnifica catalana fatta di scampi crudi, pomodorini multicolori e quattro tipi di olive di Gaeta, frittura di polpo e calamari glassata in agrodolce, bocconcini di rana pescatrice. Per primo, due piatti della tradizione anziate: una delicatissima e stupenda minestra di pesce, un vero must da queste parti, e gli spaghetti al sugo di polpo e pecorino grattugiato. E’ tipico della tradizione locale mettere il pecorino sul sugo di pesce, come avviene anche per gli spaghettoni  con sugo di coccio, nome locale della gallinella, un abbinamento  squisito e succulento, provare per credere, che sopporta bene anche un rosso fresco e giovane. I vini abbinati ai nostri piatti: Franciacorta di Villa Crespia, annata 2008 non ancora in commercio, portato da uno dei commensali che lo aveva ricevuto dalla produttrice, Champagne Egly-Ouriet “Les Vignes de Vrigny” Premier Cru, poi Grechetto e Procanico di Cantine Trappolini e Grechetto di Leonardo Bussoletti, portati dai rispettivi produttori, che erano seduti a tavola. Una curiosità che mi piace riportare: tra i vini serviti c’erano anche il Brecciaro – ciliegiolo di Narni di Leonardo Bussoletti  - ed il Brecceto - grechetto laziale di Trappolini,  una coincidenza curiosa che riporta alla tendenza di dare ai vini i nomi dei vigneti da cui provengono le uve, segno evidente di vinificazioni dei singoli cru aziendali. Il nostro pranzo si è fermato qui. Aggiungo che in carta, oltre a non pochi piatti della tradizione marinara, che dipendono soprattutto dal pescato del giorno, ci sono alcune portate di carne e diversi dolci interessanti fatti con ingredienti  ricercati e di qualità. Una buona scelta di vini, che premia la produzione laziale – lo sottolineo - soprattutto quella di piccoli e medi produttori, a cui si aggiungono altre buone etichette.  A fine pranzo, Walter Regolanti ci ha accompagnato alla barca di famiglia, a vedere anzi contemplare le cassette di pesce appena pescato. Una delizia anche per gli occhi, unita al piacere di partecipare ad un piccolo rito della tradizione marinara che si ripete immutato da secoli, lungo la banchina del porto: un rito che ha qualcosa di romantico e di struggente quasi, complici la bella compagnia e la magnifica giornata di sole di aprile.    

                                   

Romolo al Porto
Via Porto Innocenziano, 19 - Anzio
Tel. 069844079
Aperto a pranzo e a cena
Chiuso il mercoledì
Ferie in Gennaio
 

 

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