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Beati incontri
Pubblicato il 01/04/2016
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L’Italia è divisa in due dalla catena montuosa degli Appennini, che raggiunge i suoi vertici con il massiccio del Gran Sasso. Il versante Adriatico e quello Tirrenico risultano così separati nonostante i ripetuti tentativi  prima romani, poi pontifici di unire popolazioni naturalmente restie a condividere le proprie tradizioni. Le assidue frequentazioni abruzzesi e le miei origini, per il cinquanta per cento, marchigiane hanno rafforzato la mia convinzione che valicando l’Appennino si incontrassero esseri umani forgiati con la stessa materia di cui sono composte le montagne che li difendono. Ora immaginiamo che un marchigiano addirittura si trasferisca in Abruzzo e decida in questa sede di dedicarsi all’attività contadina di produrre vino. Nell’andarlo a trovare è naturale prepararsi per affrontare un masso di granito che fa opposizione a qualsiasi richiesta e proposta. Con questo spirito mi ritrovo spesso a visitare cantine in Abruzzo e puntualmente vengo smentito. Ho conosciuto Fausto Albanesi un anno fa quando io e la mia famiglia, completa di cane, fummo accolti con estrema cordialità in cantina e rimanemmo folgorati dall’assaggio di vini. Pochi giorni fa un mio amico chef, in procinto di organizzare un evento, mi chiede consiglio su alcuni abbinamenti che, secondo i dettami della moda attuale, sono impossibili a causa di ingredienti non codificabili, come la foglia di cavolo di Mario l’ortolano che però non fa il vino suo, o totalmente sperimentali come la liquirizia nella pasta con ragù di agnello e melanzane. Alla prova dei piatti tento, per la disponibilità delle tre tipologie bianco, rosato e rosso, con i vini di Torre dei Beati. Il mio amico si entusiasma e, previa telefonata, ci avventuriamo oltre Appennino. Sapevo che saremmo stati accolti cordialmente, ma anche questa volta le mie aspettative sono state smentite. Un conto è la cordialità ben altra cosa è apparecchiare la tavola con sette salumi e due salsicce artigianali abruzzesi più il mitico ciauscolo che accomuna le nostre giovinezze; un piatto di pasta e ceci neri seguita da autentiche arrostelle di Villa Celiera fatte a mano. Il tutto innaffiato dalla sequenza dei vini della casa: Trebbiano bianchi grilli; Pecorino giocheremo con i fiori; Pecorino bianchi Grilli; Cerasuolo rosa-ae; Montepulciano Cocciapazza. Ormai sazi, di cibo, vino e piacevoli chiacchiere cominciamo a dubitare seriamente della nostra capacità di fare ritorno a Roma. L’amletico dubbio viene alimentato dall’arrivo di “calgiunitti” tipici dolci abruzzesi, molto simili ai cavallucci marchigiani, fatti di un impasto di mandorle tritate, mosto cotto, cioccolato, cannella e infinite variazioni, come rigorosamente previsto dalla cucina tradizionale contadina, inserito all’interno di fagottini di pasta frolla o fritta. I dolci sono accompagnati da una bottiglia scura da mezzo litro priva di etichetta. Quando il fluido e impenetrabile sciroppo rosso viene versato un’ondata di marasche e amarene mature avvolge i nostri sensi. La curiosità porta a immergere il naso nel bicchiere dove, oltre alla frutta, esplodono sensazioni primaverili di violette avvolte in un piacevole manto di miele di melata e lievi note vanigliate. Si percepisce il territorio da note minerali rocciose e il tempo che scorre dalle vibrazioni tostate. L’assaggio regala forti emozioni con intatta freschezza e rotonda massa tannica a far da contrappunto alla dolcezza e alla tipica morbidezza dell’uva locale. Il nettare prosegue il suo percorso in un delicato crescendo armonico di dolcezza, allegria e vigore che esplode, come il Bolero di Ravel, in una infinita ed esuberante chiusura. L’abbinamento con i calgiunitti sfiora la perfezione. Siamo stati resi partecipi di un esperimento tentato nel 2007, annata considerata propizia per far appassire il Montepulciano e lasciarlo poi riposare in botte piccola per sei anni prima di imbottigliarlo in poco più di cinquecento mezzi litri. Gli elevati costi di produzione non hanno permesso la commercializzazione del prodotto né la replica negli anni successivi. Un pezzo unico di elevatissimo valore, anche in virtù anche del fatto che il passito di Montepulciano viene affrontato da pochissimi produttori, non solo per il costo, ma anche per le difficoltà tecniche. Quando si raggiungono questi livelli, però, bisogna intervenire: lancio una petizione affinché questa meraviglia possa diventare accessibile a tutti …

 

Torre dei Beati
Contrada Poggioragone 56
65014 LORETO APRUTINO (PE)
Tel 085 4916069
www.torredeibeati.it
info@torredeibeati.it

 

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