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Bibenda Day 2016: Uno Spettacolo Pirotecnico

Barbara Palombo
Dal n.180 di
Fotografia

Emozionante, coinvolgente, mozzafiato, una giornata da ricordare. Difficile trovare aggettivi migliori per descrivere l’esplosione dei sensi all’assaggio dei vini del BIBENDA DAY 2016, seducenti, inebrianti e unici: ad ogni sorso sembrava accendersi una luce di sensazioni, qualcosa si illuminava, saliva e poi si apriva in mille magici colori… come in un fuoco d’artificio. Gli effetti visivi, olfattivi e gustativi sono stati animati da abili e competenti “fochini”, i Nostri illustri docenti, bravi e simpatici narratori delle emozioni del vino.                                                
Un grande ed elegante salone dell’Hotel Hilton di Roma, agghindato a festa, ha accolto oltre  600 ospiti provenienti da tutta Italia e non solo, ognuno con la propria postazione in cui tanti brillanti calici erano in fila ansiosi e pronti a ricevere quei nettari supremi. Perfetti nelle loro divise i Sommelier Fondazione Italiana Sommelier, nella loro professionalità e nella loro gentilezza.

L’evento si ripete ogni anno, ormai dal 2002, e se si partecipa, si comprende il motivo per cui è sempre tanto atteso: è la festa dell’eccellenza vinicola, è la possibilità di degustare famosi e costosi vini, è l’opportunità di ascoltare da voci esperte e preparate le storie e  le tradizioni delle famiglie che al mondo del vino hanno dato tanto, è l’incontro di tutti gli appassionati, di tutti coloro che anelano a percepire l’anima di questa somma bevanda.

Venticinque modelli hanno sfilato, si sono lasciati osservare, annusare e gustare… tutti di estrema finezza:  dal Prosecco Primo Franco, di 23 anni e ancora effervescente e di straordinaria freschezza, al grande Etna Rosso Feudo 2009, vino senza tempo, piacevolmente intrigante nei suoi caratteri sensoriali. Come non nominare quel Trebbiano 2010 di Valentini, il viticoltore artigiano, annunciato dai passionali versi di Gabriele D’Annunzio: “Con il fior della bocca umida a bere ella attinge il cristallo…”, un vino magnifico, dalle due anime, quella animale e quella floreale, quella del pepe bianco, dell’incenso, dello zafferano, e quella dei fiori di campo; un vino fresco, vivace e dotato di grande e particolare personalità. E poi il vino “per coloro che vivono di intense emozioni”, come lo definisce il suo creatore Franz Haas, il Pinot Nero Schweizer 2004, di un luminoso colore granato, all’olfatto dà l’idea di un vino più giovane che si avvia verso note evolutive, con 12 anni di età è ancora nel pieno della sua vivacità, acidità e freschezza. Sentori di frutto di bosco, e di terra, di grafite e di ferro, di balsamicità e di erbe aromatiche e di tante cose ancora, al naso come in bocca.  
E poi i grandi rossi toscani, il mitico Bolgheri Sassicaia, magnifica invenzione del Marchese Mario Incisa della Rocchetta, a cui il grande enologo Tachis fornì il prezioso apporto tecnico necessario per realizzarlo. Il Sassicaia 2013 era presente a questa festa di primavera, ricco di una identità non imitabie, espressivo, affascinante e ammaliante.      
E anche il Flaccianello della Pieve 1999 ha lasciato un ricordo indelebile, prodotto con le migliori uve Sangiovese selezionate di qualità superiore che ogni anno offre il vigneto che dà il nome a questo vino. Si può definire il tipico prodotto del territorio di Fontodi, il vino di Giovanni Manetti, di Franco Bernabei e della Conca D’Oro. Dal colore granato, compatto ma luminoso, propone all’olfatto profumi ricchi di classe, odore di humus, di cenere, di viola essiccata, di liquirizia; al palato è evidente una concezione di pienezza e di rotondità di intenti, con buona acidità, sostenuta sapidità e con un tannino determinato ma nobile.

Insomma ogni vino del Gala è stato il protagonista, ogni assaggio è riuscito a soddisfare i sensi di noi presenti, ogni sorso ha arricchito la nostra mente e qualche goccia è arrivata anche nel nostro cuore. Nei momenti di pausa nel salone echeggiavano le canzoni di Lucio Dalla, celebre maestro ed interprete della musica italiana, che amava bere il buon vino e spesso lo menzionava nei suoi testi: una inconfondibile e dolce voce si univa all’atmosfera di incanto e di allegria.

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