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Una Gaja serata

Antonella Pompei
Dal n.179 di
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Fondazione Italiana Sommelier Liguria ha ospitato, il 26 febbraio scorso, un bellissimo evento: una conferenza di Angelo Gaja, un uomo il cui carisma non ha bisogno di presentazioni nel mondo del vino. “Il naso fuori dal bicchiere” il tema del suo intervento, ovvero la volontà di far conoscere ciò che esiste intorno ad un calice di vino: il lavoro, le persone, le idee, i sacrifici, la terra, la nostra storia. Gaja inizia affrontando un tema che gli sta a cuore, da attento produttore di grandi vini: il cambiamento climatico e le sue conseguenze per la viticoltura, come la recrudescenza di malattie parassitarie vecchie e nuove, la sofferenza dei vigneti e dei grappoli a causa di temperature spesso troppo elevate, le uve che arrivano troppo calde in cantina, con gradazioni zuccherine elevate e ancora coperte di antiparassitari che la mancata pioggia non ha dilavato. L’imperativo in vigna è quello di consentire alle piante di crescere nel modo migliore nel totale rispetto dell’ambiente. Pratiche come l’uso di humus prodotto da lombrichi, la semina di orzo, fiori e leguminose nell’interfilare, la confusione sessuale, l’eliminazione del diserbo chimico, il piantare cipressi  e mettere alveari nei vigneti sono tutte utilizzate dall’azienda Gaja allo scopo di aiutare le uve a crescere e a mantenersi sane,  mantenere una giusta compattezza del terreno, allontanare gli uccelli killer ecc. e sono tutte perfettamente sostenibili per la salvaguardia dell’ambiente, che è un aspetto ormai imprescindibile, lascia intendere chiaramente il produttore.  

Il Re del Barbaresco è un fiume in piena e tratta diversi argomenti; suddivide i vini in due grandi categorie: i vini di gradimento ed i vini di luogo. I primi, prodotti in volumi importanti e dal prezzo contenuto, nascono fatti in un certo modo per piacere al consumatore che li vuole e li compra; ben vengano anche questi vini, dice Angelo Gaja, con la loro importante funzione sociale. Poi ci sono i vini di luogo, quelli che mettono in evidenza il carattere del posto in cui nascono. E qui introduce un altro argomento a lui caro: il Genius Loci delle sue Langhe, e racconta il contributo di politici, scrittori e vignaioli di Langa che tanto hanno dato a questa terra per renderla ciò che è, soffermandosi non solo sulla necessità che sia l’uomo a “valorizzare” il Genius Loci, ma anche sottolineando cosa significhi, per lui, il concetto di personaggio importante: “importante è colui che fa delle cose a vantaggio soprattutto degli altri”, qui ricordando, insieme a tanti altri, un personaggio che Gaja ritiene l’uomo più importante in assoluto per le Langhe, quel Renato Ratti che noi conosciamo per il suo Barolo, ma che è stato nella sua vita molto di più. Direttore tecnico della Cinzano Brasile, poi in Italia produttore di Barolo e uomo di studio e cultura, osservatore del modello francese di valorizzazione del vino e del territorio, presidente del Consorzio del Barolo e del Barbaresco e del Consorzio dell’Asti Spumante e redattore della prima mappa dei grandi cru di Langa, un precursore. È poi la volta di Michele Ferrero, uomo di Langa anche lui, per la sua capacità di pensare “diverso”: tutti amavano la cioccolata in tavoletta, lui pensò che la si poteva anche spalmare, così inventò la cioccolata più famosa d’Italia, fatta con le magnifiche nocciole di Langa. Naturalmente Angelo Gaja parla di quel nobile ed esigente vitigno che è il Nebbiolo, capace di dare un vino originale, unico e diverso, dal mercato difficile per la sua tannicità un po’ elevata, per la sua necessità di invecchiare ed affinare, un vitigno che dà ottimi risultati solo in Piemonte e in pochissimi altri territori italiani, al di fuori dei quali non ha proprio storia. Ci racconta della sua famiglia d’origine, a partire da quella donna energica che era sua nonna Clotilde Rey, che tante cose gli insegnò e da cui raccoglie una rappresentazione mentale basilare, racchiusa in quattro frasi, l’importanza di fare, saper fare, saper far fare, far sapere.    

Il nostro produttore racconta anche della sua presenza in Toscana, a Bolgheri dove si reca settimanalmente nella sua azienda Ca’ Marcanda e a Montalcino, nella Tenuta Pieve Santa Restituta. Parla della sua famiglia, in cui tutti hanno un ruolo, la moglie Lucia, che torna dall’ufficio alle 8,30 di sera e da cui confessa sorridendo di sentirsi un po’ trascurato, la figlia maggiore Gaia che si occupa dell’altra azienda di famiglia, la Gaja Distribuzione, Rossana, la secondogenita, che si occupa della parte italiana e Giovanni, il più giovane, studente, che lo accompagna stasera. Angelo Gaja dichiara che un giorno farà un passo indietro per lasciare spazio ai giovani: noi, nel vederlo così brillante, appassionato e carismatico, non possiamo fare a meno di pensare che lo vedremo ancora per un bel po’ raccontare la sua avventura meravigliosa e chissà quali altre grandi cose. Gaja parla per due ore. Alla fine si trattiene con i presenti, si lascia fotografare e autografa libri. La platea è entusiasta. E il piacere non è finito, è ora di passare nell’altra sala, a degustare i suoi splendidi vini, non solo quelli provenienti dalle aziende di proprietà, ma anche quelli importati in una carrellata ampia e golosissima.

I vini: Champagne Gosset, Sancerre Pascal Jolivet, Gaja Rossj Bass Langhe Chardonnay, Domaine Ferret Poully Fuissé, Lucien Le Moine Nuits-St-Georges 1er cru Les Cailles, Ca’ Marcanda Bolgheri, Gaja Barbaresco, Gaja Conteisa Langhe Nebbiolo, Brunello di Montalcino Pieve Santa Restituta 2011, Gaja Barolo Dagromis, Kracher Beerenauslese.

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