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Rosso di Valtellina

Claudio Bonifazi
Dal n.174 di
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Il fiume Adda traccia il corso della Valtellina partendo dalla valle di Cancano per confluire nel lago di Como; un lento lavoro, lungo i secoli, ha separato questa vallata dal resto del paese, confinandola in una cornice di montagne tra le più alte d’Europa.

Il versante retico, interamente affacciato a sud, scaldato dal sole e mitigato dall’azione del letto d’acqua, ha permesso alla vitis vinifera di crescere in un ambiente ideale per la produzione di uve di qualità.

I vigneti, dislocati tra i 350 e i 700 metri sul livello del mare, sono sotto il flusso di una costante ventilazione e beneficiano di una considerevole luminosità; l’altitudine apporta i giusti sbalzi termici che, nel periodo estivo, oscillano tra gli 8 e i 20 °C.

Le rocce innalzano la temperatura e rilasciano il calore stivato dal sole, evitando così il rischio di gelate tardive.

Il suolo, ripido, altamente drenante, con scarse capacità di ritenzione apporta il giusto stress alle piante e costringe le radici a spingersi in profondità, tra le fessure rocciose, in cerca di acqua, in un terreno composto prevalentemente di sabbia e limo.

La mano dell’uomo deve fare il resto: terrazzamenti, raccolta manuale in piccole casse, percorsi poco agibili sono solo alcuni delle difficoltà che i produttori fronteggiano durante l’anno.

Nel 1984 Arturo Pelizzatti Perego, portando avanti l’attività di famiglia, più precisamente del padre e del nonno, fondò l’azienda agricola ARPEPE, con l’intento di imbottigliare la miglior espressione territoriale della Valtellina; Tredici ettari vitati interamente dedicati al Nebbiolo, conosciuto localmente come Chiavennasca, unico vitigno da loro coltivato, con una dedizione quasi sacrale.

Sassella Rocce Rosse 2005 è una delle etichette di punta, affiancata dagli altri due Crus, Buon Consiglio e Vigna Regina, prodotti solo nelle annate favorevoli.

Questo Nebbiolo, grazie alla sua spesse buccia permette agli enologi Isabella e Emanuele Pelizzatti di spingere la macerazione per oltre cinquanta giorni, affinando il vino quattro anni in botti di castagno e rovere per finire poi con altri tre anni in vetro.

Il risultato è intenso. Il naso sfodera una serie di note scure: prugna, tabacco, amarena, sono seguite da chiodi di garofano e pepe; una nota di pietra focaia e di legno amplia il ventaglio aromatico, spostando il vino verso una personalità ancora più cupa. In bocca la freschezza è rappresentata da una vivace sensazione di agrumi; i tannini mostrano una sopraffina eleganza, mentre a deliziare il palato, sono i continui ritorni fruttati.

Degna di nota è anche la Vendemmia Tardiva Ultimi Raggi. La leggera surmaturazione in pianta delle uve provenienti dai terrazzamenti collocati a 650 metri sul livello del mare, dona a questo vino buona struttura e gradazione alcolica.

Le note floreali si alternano armoniosamente a sentori tostati, mentre il palato gode anche qui di freschezza tutt’altro che debole.

 

AR.PE.PE
Via del buon Consiglio 4,
23100 Sondrio
Tel. 0342214120
www.arpepe.com
info@arpepe.com

 

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