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Istantanee dal Bem 4: le Colline...
Pubblicato il 05/02/2016
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“Melodiose e liete, mentre si rincorrono morbide tra mille sfumature che carezze al vento ne disegnano i contorni…” Tra tanti versi scritti per rendere omaggio alle meravigliose colline toscane, questi della poetessa Paola Aglieri Rinella mi sono venuti in mente quando, venerdi scorso, nelle prime ore del mattino, di fronte ai miei occhi appariva uno spettacolo molto suggestivo: le colline toscane nel loro massimo splendore, il sole gentile le accarezzava e l’aria dolce le circondava. Ero a Panzano, nel cuore del Chianti Classico, ero con i miei colleghi del 4 BEM, e non ero mai stata in questi meravigliosi luoghi nella mia vita. Era una giornata di un inverno insolito, niente freddo, niente neve, niente piogge, e alle otto del mattino mi godevo un panorama mozzafiato: davanti a me una vallata piena di luce, una parte di collina a forma di conca, esposta verso il sole, dentro la quale si estendevano i vigneti del Chianti Classico. Io mi trovavo in cima, e potevo ammirare i filari di viti perfetti nelle forme e nei colori, che si alternavano agli uliveti, protetti dai boschi di querce e castagni.

Ero pronta e curiosa di iniziare questo secondo viaggio di un Master speciale, diretto alla conoscenza totale del vino ma non solo, diretto anche alla scoperta dei territori e delle tradizioni. Un Master in cui il valore  di un vino si completa con la cultura delle civiltà e dei popoli.

Quella mattina ero in anticipo all’appuntamento con i miei colleghi, e per una buona ora ho camminato per quei luoghi, ho passeggiato per il paese di Panzano, frazione del comune di Greve in Chianti, in provincia di Firenze. Panzano è una zona a cavallo della dorsale che divide la valle della Greve da quella della Pesa; si trova a 500 metri s.l.m con un settore orientale più fresco e riparato, e quello occidentale più caldo e soleggiato. Potevo osservare un Castello del XII sec. nella parte più alta e più antica; e poi stradine e viottoli caratteristici che conducevano alla Piazza centrale della piccola cittadina, e ancora una Chiesa incantevole, Santa Maria di Panzano, della fine del 1800; ovunque io volgessi lo sguardo, mi perdevo in un mare di emozioni: potevo sentire l’odore delle foglie, dei muschi e delle erbe, dei fiori e delle piante; potevo ammirare panorami quasi surreali.

Più tardi, tra i vigneti dell’azienda Fontodi non ero l’unica incantata: con i miei colleghi osservavamo rapiti il paesaggio che si offriva ai nostri sensi. Grande luminosità, clima caldo e asciutto, terreni galestrosi… un terroir unico.

Il proprietario dell’azienda Fontodi, Giovanni Manetti, ci ha guidati tra i suoi amati vigneti e ci ha spiegato le tecniche di conduzione degli stessi e tutti i metodi seguiti per raggiungere gli obbiettivi desiderati. L’azienda ha circa 80 ettari coltivati a vigneti e utilizza metodi biologici ispirandosi ai principi di naturalità e sostenibilità. Tutto è centrato nel rispetto dell’ambiente, nella valorizzazione delle risorse interne e nell’utilizzazione delle stesse per i processi produttivi. Il terreno è composto da galestro e alberese, argilla e calcare marnoso, costituenti un terreno drenante, ricco e importante per le viti. L’esposizione solare della vallata chiamata “Conca d’Oro” contribuisce in maniera determinante alla produzione di vini buoni, eleganti e che tendono a migliorare invecchiando. La figura dell’uomo è fondamentale: Giovanni Manetti ed i suoi collaboratori sono in azienda tutti i giorni, dalla mattina alla sera; i vigneti vengono seguiti attentamente e continuamente; ogni pianta viene curata ed accudita; la potatura (allevamento a Guyot) viene fatta da persone esperte e competenti; la vendemmia è svolta manualmente in base alle mappature, con vari ripassi a seconda dei tempi di maturazione; gli acini devono arrivare in Cantina scelti, selezionati e sani.

La Cantina dell’azienda Fontodi è moderna, disposta su piani discendenti per rispettare il più possibile l’integrità naturale dell’uva nelle varie fasi operative, usando la gravità nei processi di lavorazione. Ampie sale termoregolate, con contenitori in acciaio, altre con botti grandi, altre con barrique e altre ancora con anfore di terracotta, contenenti i diversi tipi di vini, da tempi differenti e con distinte tecniche di vinificazione. Ne abbiamo degustati alcuni prelevandoli direttamente dalle botti, per capire le diversità relative alle fattezze delle stesse, ai tempi di fermentazione e di affinamento; dal Flaccianello Della Pieve, al Fontodi Chianti Classico, dal Fontodi Vigna del Sorbo, al Fontodi Pinot Nero: tutti  vinificati in modo naturale, con fermentazione spontanea dei lieviti indigeni, in vasche di acciaio inox per 2/3 settimane, e poi maturati in barrique di Troncais e Allier per 12/18/24 mesi.

L’enologo dell’azienda è Franco Bernabei, di fama internazionale, grande conoscitore di terroir e di vigne, ma anche di marketing e di sviluppo dell’intera filiera produttiva. Molto gentile e disponibile ci ha accompagnati insieme a Giovanni Manetti, raccontandoci e istruendoci su tante cose: sulla storia del vino italiano, sui terreni, sui vitigni, sui vari climi, sulle tecniche di vinificazione e su tanto altro ancora, soffermandosi soprattutto sull’uomo, perché  il buon vino deriva dalla relazione tra l’ambiente e l’uomo che lo abita, lo trasforma e lo percepisce.

Vitigno, terreno e uomo, come entità distinte ma non disgiunte, anzi in una relazione stretta tra di loro di reciproco rispetto.

Sono stati tre giorni intensi per noi del 4 BEM, pieni di emozioni, di piacevoli sensazioni, di cultura e di divertimento. Abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare la buonissima “Chianina” di Dario Cecchini, il famoso macellaio di Panzano in Chianti. Carne sceltissima, cotta nel modo giusto, mangiata nei suoi ristoranti molto accoglienti, in una allegra atmosfera di festosità, con musica rock di sottofondo. Il tutto ovviamente accompagnato dalla degustazione dei vini dell’azienda Fontodi. Veramente difficile stabilire quale possa essere giudicato il migliore, tutti vini ottimi che solo il gusto personale può assegnare una preferenza.

Il Flaccianello Della Pieve è un grande vino: prodotto con le migliori uve Sangiovese selezionate di qualità superiore che ogni anno offre il vigneto che dà il nome a questo vino. Guidati dalla nostra eccellente docente dott.ssa Daniela Scorbogna, ne abbiamo degustate cinque annate: 1986, 1991, 1996, 2001 e 2006; diverse le sensazioni organolettiche, ma tutte con la stessa matrice in comune, cioè il territorio.

Si può affermare che il Flaccianello Della Pieve è il vino del territorio di Fontodi, è il vino di Giovanni Manetti, di Franco Bernabei e del lavoro complesso e delicato di tante persone che hanno collaborato alla produzione di un vino dall’identità tipica di questi magnifici luoghi.

L’annata 2001 è stata una delle migliori, con un’estate calda, luminosa, con brevi temporali periodici, con un clima regolare e perfetto per queste viti di minimo 20 anni. In questa vigna sono nate uve di giuste dimensioni di grappolo e di acino, maturate in modo corretto ed equilibrato.

L’esame visivo mostra un colore granato, compatto ma luminoso. L’olfatto propone immediatamente profumi terziari, eleganti e ricchi di classe, odore di cuoio fresco, sentore di bastoncino di liquirizia selvatica, e poi speziatura varia; un attimo dopo l’odore è di erbe aromatiche e di macchia mediterranea, di mirto e di alloro. L’impatto olfattivo è complesso e intenso e sembra trapelare una sensazione di vino ancora in giovinezza. Al palato è evidente una concezione di pienezza e di rotondità di intenti. In bocca buona acidità e sostenuta sapidità. Il tannino è determinato ma nobile. L’arancia rossa è ora percettibile, ed anche la speziatura dolce inizia a presentarsi. È un vino in cui s’incontrano in perfetta armonia i tratti giovanili e i caratteri che si acquisiscono nel tempo, è elegante e persistente. Non si hanno dubbi sulla sua tipicità: è il territorio il protagonista, in tutte le sue sfumature e le sue caratteristiche.

Il Flaccianello Della Pieve 2001 è il vino di Fontodi, è il vino della Conca d’Oro.

 

Fontodi
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