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Il vino della Sabina

Claudio Bonifazi
Dal n.169 di
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Molte aziende vinicole iniziano la loro attività per caso, la passione o l’amore per un territorio sono talvolta la scintilla che induce la gente di città a trasferirsi in campagna per instaurare un rapporto con la natura. Tenuta Santa Lucia iniziò in parte così, quando nel 1979 Mario Colantuomo, chirurgo del Policlinico Umberto I, s’innamorò di un casale dell’ottocento durante una visita in Sabina. Venti ettari di terreno con alberi da frutto, grano e boschi facevano da cornice all’edificio che decise di acquistare; da bravo abruzzese di Tollo piantò subito tralci di Montepulciano e Trebbiano prediligendo la strada del vino rispetto a quella dell’olio, molto più nota nell’areale, anche se un legame tra luogo e vinificazione è sempre esistito; di fatti nei dintorni di Poggio Mirteto la ricchezza dei contadini e dei proprietari terrieri si misurava in botti. L’attività iniziale era incentrata sulla vendita di uve a terzi, per la produzione di vino da tavola. Il punto di svolta si verificò solamente venti anni dopo, quando Gabriella Fiorelli - sua moglie - decise di produrre e imbottigliare autonomamente il vino; decisivo fu l’incontro con Franco Bernabei col quale condusse un attento studio dei Crus e dei terreni circostanti, portando i proprietari a espandere ulteriormente i loro confini e a rivoluzionare in toto l’azienda.

La tenuta è suddivisa in cinque poderi (Podere le Coste, Rio Torto, Santa Lucia, La Ternana e Colle Ballone) e calcare, argilla, fossili marini, ciottoli, sono alla base dei vari terreni, permettendo così la coltivazione di diverse tipologie di uva. Ciò che accomuna tutti è la densità d’impianto, che va dai 3500 ai 4500 ceppi per ettaro, e il sistema di allevamento a cordone speronato, più resistente alle gelide giornate invernali della Sabina. I vini prendono forma grazie alla sapiente mano di Fabio Mecca, giovane enologo lucano. Il vino Morrone, Syrah in purezza, proviene da vigne esposte al sole, sottoposte a ottime escursioni termiche e adagiate su terreno ricco di ciottoli. Le condizioni pedoclimatiche favoriscono la piena maturazione degli acini che conservano zuccheri e acidi per un risultato di alto livello.  Il colore è scuro, il naso intenso e ampio. L’inizio di frutta matura, come amarena e prugna, è seguito immediatamente da note di cioccolato, spezie dolci con ritorni di violetta. Bocca calda e avvolgente con tannini integrati; l’alcol e i ritorni di frutta allungano il sorso. Affina due anni in botte.

Carignano, invece, è prodotto interamente dalle omonime uve che, una volta vinificate, affinano in solo acciaio. Il naso è più lineare, ciliegia e ribes sono seguiti da una lieve nota ematica e di pepe bianco; il sorso è fresco, piacevole con ritorni fumé. La controparte qualitativa in bianco è Elodia, blend di Malvasia e Sauvignon Blanc. Un vino capace d’invecchiare diversi anni. In giovane età predomina la frutta tropicale, seguita da una conclusione di erbe aromatiche; in fase più matura gli aromi mutano in mela cotogna, burro, cedro candito e mandorle. Inaspettata la freschezza che, nonostante il tempo, non cede il passo, allungando persistenza e piacevolezza. La cantina imbottiglia inoltre Pecorino e Passerina in purezza; il Domina Sabinae blend di Sangiovese e Montepulciano; e il rosato Rosa Miooo a base di Sangiovese.

Tenuta Santa Lucia
Via Santa Lucia snc 
02047 Poggio Mirteto (RI)  
Tel. 0765 24616 
www.tenutasantalucia.com 
info@tenutasantalucia.com

 

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