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I silenzi delle Langhe

Claudio Bonifazi
Dal n.167 di
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“Anche tu sei collina e sentiero di sassi e gioco di canneti, e conosci la vigna che di notte tace. Tu non dici parole. C’è una terra che tace e non è terra tua. C’è un silenzio che dura sulle piante e sui colli. Ci son acque e campagne. Sei un chiuso silenzio che non cede, sei labbra e occhi bui. Sei la vigna”. Per Cesare Pavese le Langhe hanno sempre rappresentato la casa, la figura materna e femminile, dove i silenzi incarnano l’immagine di un amore verso il territorio come fosse un’amante. Il silenzio che dura sulle piante e sui colli lo vive sulla pelle chi abbia mai avuto la fortuna di camminare lungo le strade nebbiose e autunnali di queste colline. Le vie strette e ricche di tornanti sono circondate da infiniti vigneti che trovano interruzione solo in prossimità dei brevi paesi, arroccati sotto le pendici dei loro castelli.

Anche Barolo rimane sommerso e in disparte in un così vasto territorio; appena si entra sul corso principale, si percepisce come ogni vita ruoti attorno al vino: la banca ha come stemma un grappolo d’uva, i bar espongono i cartelli con offerte di vini e le insegne indicano le vie per il museo del cavatappi o dell’enoteca regionale. Tutto sembra rimanere comunque esattamente inserito nella natura del luogo. In un territorio così incantato, oggi patrimonio dell’Unesco, non poteva che nascere il re dei vini, quel calice che richiede tempo e quiete per aprirsi e manifestare la sua potenza, quel calice capace di invecchiare a lungo, restando in silenzio nelle bottiglie di vetro per molti anni.

Se c’è una realtà enoica inserita qui da lungo tempo, è senza dubbio la cantina dei Fratelli Barale, pietra miliare di questa terra, fondata nel lontano 1870, quando il Barolo stava ancora nascendo; oggi guidata da Sergio Barale e le sue figlie Gloria ed Eleonora può fregiarsi di etichette di profonda qualità. Venti ettari di vigne, convertite dal 2013 ad agricoltura biologica, sono suddivisi in otto Cru: Bussia e San Giovanni a Monforte d’Alba, Serraboella a Nieve e Cannubi, Castellero, Costa di Rose, Monrobiolo e Preda nel comune di Barolo. Le uve sono vinificate nella cantina, situata nel piccolo borgo di Barolo, dietro una porta di legno, dove nessuno immaginerebbe che vi possa essere uno spazio sì grande atto a ricevere le uve per la lavorazione.

Il Barolo Castellero proviene da una superficie vitata di soli tre ettari con esposizione a Sud-ovest e situati a 350 metri sul livello del mare. Le viti sono allevate a Guyot basso, con una resa di 50 quintali per ettaro. Le uve, dopo la raccolta manuale, sono vinificate a contatto con le bucce per trenta giorni, per continuare poi affinamento in botti grandi per trenta mesi e altri dodici in bottiglia. L’annata 2011 apre immediatamente con aromi di tabacco e liquirizia, quasi nulle le sensazioni floreali e fruttate, al contrario il naso si apre su pepe, rabarbaro e spezie dolci. In bocca è vigoroso, con tannino deciso e freschezza ancora viva.

Barolo Bussia Superiore Riserva 2011 proviene da una parcella di appena un ettaro, con vigneti esposti sempre a sud-ovest e un terreno calcareo e franco sabbioso; la resa è ancora più bassa e si aggira sui 45 quintali per ettaro. Il vino si espone immediatamente con il naso tipico di humus, cuoio e tabacco e toni salmastri. Il sorso è ricco: la freschezza, degna di un’arancia rossa, e la sapidità lineare fanno da contorno ad un tannino intensamente vellutato.

Fratelli Barale
Via Roma, 6
12060 Barolo (CN)
Tel. 0173 56127
www.baralefratelli.it
info@baralefratelli.it

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