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Lazio in fermento: 5 Grappoli a Castiglione in Teverina

Antonella Pompei
Dal n.166 di
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Molti comunicatori del vino sono soliti dimostrare poco entusiasmo, per usare un eufemismo, nei confronti dei vini del Lazio. Noi al contrario siamo convinti che un notevole salto di qualità sia stato compiuto nella regione, grazie a molti produttori e che il Lazio, dotato di un territorio “baciato da Dio”, di grande vocazione vitivinicola e con un clima praticamente perfetto, stia regalando molti buoni vini agli appassionati. L’auspicio è che comunicatori e ristoratori  contribuiscano a promuovere questi vini, sostenendo i produttori anzi stimolandoli a fare sempre meglio. Ma questo è un argomento che meriterebbe un articolo a parte. Qui rappresenta l’introduzione forse necessaria a raccontare il nostro itinere tra le cantine laziali e a far conoscere, ai più, vini sempre più interessanti e a volte emozionanti, oltre che premiati. Siamo a Castiglione in Teverina (VT), vicino al confine con l’Umbria, per visitare la Cantina Trappolini, oggi guidata da Paolo Trappolini, enologo, e da suo fratello Roberto, responsabile dell’amministrazione e della gestione aziendale, ma fondata da papà Mario nel 1961. A causa della pioggia non possiamo calpestarne i vigneti, ma la cantina la perlustriamo tutta, e Paolo, che si definisce “un enologo prestato alle vendite”, interessandosi anche della parte commerciale, ci fa assaggiare i mosti in fermentazione di grechetto, di orvieto e di sangiovese nelle sue varie espressioni. Paolo ha fatto la Scuola di Enologia a Conegliano Veneto ed è stato enologo di Avignonesi a Montepulciano e ha diretto Petra a Suvereto; oggi porta le sue conoscenze enologiche e la sua esperienza acquisita in Veneto e Toscana unendole alla conoscenza del vino radicata da più generazioni nella sua famiglia. Il salto è stato notevole: suo padre vendeva vino sfuso alle famiglie e ai ristoranti della zona, oggi Paolo e Roberto spediscono i loro vini negli Stati Uniti, in Germania, in Thailandia, in Giappone, in Cina ed altri Paesi. Paolo, ci racconta, considera fondamentale il fattore famiglia nella loro cantina e nella sua vita. Per questo motivo, ad esempio, ha scelto di continuare a riservare una parte delle uve, seppur minima, alla produzione e vendita di vino sfuso, simbolo di voluta continuità e legame con la tradizione familiare, e che nel passato tanto ha dato alla cantina di famiglia. Ed ha chiamato il vino di punta Paterno, che è pure il nome del vigneto da cui derivano le uve per questo vino che, insieme all’Idea, passito da aleatico, ed al Cenereto, Sangiovese giovane, riscuote ampi consensi e riconoscimenti, ne sono testimonianze i premi incorniciati alle pareti della saletta di degustazione. Bibenda ha appena assegnato i 5 grappoli a Idea 2014 e altri riconoscimenti sono arrivati anche per Grechetto e Procanico 2014, Paterno 2012, Cenereto 2014. Insomma, un discreto bottino per questo 2015, a conferma di quanto dicevamo in apertura. 

La Cantina Trappolini produce 150.000 bottiglie annue  e possiede 25 ettari di vigneti in vari zone del Viterbese, tutte vocate. I terreni sono vulcanici, argillosi di origine alluvionale e di sedimentazione; tufacei, molto minerali, con colori della terra tendenti al rosso in alcune zone, in altre più scuri, in altri ancora chiari e sabbiosi, a rilevare un apporto minerale sempre diverso. Ciò conferisce carattere alle uve, grande rifrangenza del territorio, qualità. La scelta, per i vitigni, è stata orientata in primis verso quelli storici del territorio, nel rispetto della naturale vocazione viticola di Castiglione in Teverina, quindi Grechetto, Trebbiano Toscano, Malvasia, Drupeggio e Verdello, che formano il blend dell’Orvieto, poi Procanico, Canaiolo Nero, Sangiovese e Montepulciano, ma anche Cabernet Franc e Merlot, allevati a cordone speronato le uve a bacca nera e a guyot quelle a bacca bianca. La viticoltura è naturale, senza apporti chimici, attenta alle esigenze di ogni singola pianta. Il risultato finale è sempre puntato verso la qualità e conduce ad un accurato lavoro in vigna dove vengono individuate le pratiche agronomiche più adatte, volte a preservare il benessere delle piante e a portare in cantina un'uva più integra possibile: sovescio, inerbimento, diradamenti, potatura consapevole. Che la famiglia sia importante per questi due giovani vignaioli traspare e ci avvolge: avevamo appuntamento con Paolo, ci ritroviamo, con molto piacere, a degustare i vini - ed a mangiare - anche con il babbo (come si chiama da queste parti il papà) e con Roberto, e solo per un imprevisto non abbiamo incontrato anche la mamma. Una bella ospitalità. La degustazione. Si inizia con  Procanico e Grechetto, due autoctoni in purezza a confronto , entrambi nelle versioni 2015 e 2014, fruttati e dotati di bella acidità e fresca bevibilità, più strutturato ed elegante il Grechetto, più ricco ed impegnativo ma che torna a farsi assaggiare. L’Orvieto 2014, la Doc, è fine, intenso, di bella acidità, delicato, con lieve e piacevole retrogusto amaricante. Cenereto 2014, Lazio IGT, 13%, il vino quotidiano storico per la Cantina, 50% Sangiovese e 50% Violone, un clone locale di Montepulciano dove però l’assemblaggio è sul vino e non sulle uve. Rubino impenetrabile con unghia violacea; al naso sentori succosi di prugna, mora, mirtillo e amarena, seguiti da note balsamiche di macchia mediterranea, appena delicatamente speziate. Al palato è fresco, immediato, elegante, con tannini dolci ed un ritorno di succo di frutti rossi, persistente, pulito. Un vino semplice e ben fatto, che sa difendersi in molte situazioni. Una sua versione 2007, ad una degustazione alla cieca insieme a diversi “grandi rossi”, ci racconta Paolo, ha fatto una bellissima figura. Cabernet Franc 2013, quasi una new entry, molto interessante, che farà parlare di sé. Sangiovese Igt Lazio Paterno 1999, 100% sangiovese in un antico clone aziendale, 18 mesi in botti di rovere francese e di Slavonia prima di passare in bottiglia. Granato compatto con unghia aranciata. Al naso, un ventaglio di sentori volteggiano dall’immediato cioccolato amaro e dalla balsamicità mentolata all’arancia rossa, alla mora molto matura fino alla prugna secca; seguono note di rosmarino, salvia, humus, sentori terragni, di fungo, di pout pourri e rosa rossa essiccata, una lievissima nota animale, tabacco dolce. L’assaggio è potente ed elegante, caldo, morbido, ancora ben supportato dalla freschezza, i tannini sono nobili e ben integrati, di grande persistenza, armonico. IGT Lazio rosso passito Idea 1998, “fresco” dei 5 grappoli Bibenda la versione 2014. 100% aleatico, il vitigno dolce della Tuscia. Uve raccolte manualmente, in parte vinificate subito, in parte lasciate in appassimento per circa tre mesi. A fine dicembre vengono assemblati i due vini ottenuti. Le sue vinacce  vengono poi inviate alle Distillerie Berta che ne fa la Grappa Idea.    Aranciato limpido e luminoso. Sentori delicati e dolci di miele, fico secco, fico al cioccolato, noce, rosa canina essiccata. In bocca è pieno e ricco, dolce, avvolgente, ancora ben sostenuto dall’acidità, croccante, armonico e seducente. “Ideale” da abbinare con pasticceria secca e cioccolato fondente. Intrigante con formaggi erborinati. Una curiosità sul nome: Paolo e Roberto passano serate ad assaggiare il vino cercando di dargli un nome, fino a notte fonda. Una notte babbo Mario chiede loro cosa stanno facendo. Roberto: “stiamo cercando un’idea per il nome da dare all’aleatico”, e Mario: “metteteje nome Idea e annate a letto, che domani c’è da lavorà!”. Concreta saggezza contadina. 

Trappolini
Via del Rivellino, 65 
01024 Castiglione in Teverina (VT) 
Tel. 0761 948381 
www.trappolini.com 
info@trappolini.com

 

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