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Fiano di Avellino

Salvatore Marsillo
Dal n.166 di
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A differenza di altri territori italiani dalla tradizione enoica già consolidata l’Irpinia, soprattutto negli ultimi anni, sta tirando fuori dal cilindro tutta una serie di cantine che con i loro prodotti stanno seducendo una cerchia sempre più ampia di addetti ai lavori e di entusiasti del vino. Accade così che, accanto a nomi che vantano già una folta schiera di ammiratori come Luigi Tecce, patron dell’Aglianico avellinese, e Ciro Picariello, massimo poeta del Fiano di Avellino, si stia facendo avanti a grandi passi una piccola azienda di stanza a Paternopoli, nella provincia di Avellino, chiamata Le Masciare. Questa realtà nasce nel 2000 dall’incontro di diverse personalità con provenienze e vissuti eterogenei: c’è Erik Den Dunnen, un intraprendente olandese che, dopo essersi affermato nel settore finanziario nel proprio paese, ha deciso di buttarsi anima e corpo nel mondo del vino e ha scelto proprio l’Irpinia come teatro di questa nuova avventura, preferendola caparbiamente ad altre zone della penisola che avrebbero garantito un ritorno economico più veloce e certo. Accanto gli stanno i fratelli sardi Virna e Dario Asara e Caterina Martone, la quale dopo aver vissuto a lungo nel Nord d’Italia, ha deciso di ritornare nella vecchia proprietà di famiglia a Paternopoli. Nella Contrada Barbassano sorge il primo nucleo della tenuta, una vecchia casa di pietra che si affaccia direttamente sui filari di Aglianico, circondata da una natura al tempo stesso rigogliosa e rilassante.

Accanto ai 7 ettari vitati di proprietà i 4 soci hanno affittato altri appezzamenti nel comune di Montefusco, destinati al Greco di Tufo, e sulle colline intorno Lapio, dove viene coltivato il Fiano, per un totale di altri 8 ettari di vigneto. Con le uve provenienti da quest’ultimo sito è realizzato un esemplare di Fiano di Avellino Docg che lascia stupefatti per la perentoria mineralità, Riesling style”, che ruba la scena a tutto il resto sia durante l’olfazione sia in fase di assaggio. La lavorazione interamente in acciaio lascia incontaminate le caratteristiche delle uve e del terreno di origine, argilloso e calcareo, con presenza di sedimenti vulcanici. Il colore dell’annata 2013 è di un paglierino piuttosto scarico ma scintillante; gli aromi dalla pietra focaia convergono verso la polvere di marmo e la ghiaia, con tenui fiori bianchi e frutti a pasta bianca a seguire, chiosati da più convinti svolazzi citrini. Alla prova gustativa emergono un’acidità intensa, pervasiva e rinfrescante e questa sapidità pungente, così palesemente anticipata dal naso, che si spande rapida nel palato e riempie la bocca, lasciando una sensazione ricca e matura che potremmo paragonare a quel sapore del cibo viene identificato con l’Umami. Un’ultima annotazione, in azienda la produzione vinicola va di pari passo con quella olearia che punta soprattutto sulla cultivar Marinese, una varietà locale tanto antica quanto rara, che dà vita a un olio dal sapore fruttato e delicato, con note di mandorla amara e un accento piccante.

Le Masciare
Contrada Barbassano
83052 Paternopoli (AV)
Tel. 320 8418815
www.lemasciare.com
info@lemasciare.com

 

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