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Terre del Vulture

Claudio Bonifazi
Dal n.164 di
Fotografia

“Il Vulture fu un vulcano ardente, tremendo. Ha trenta miglia di circonferenza; è lungo trenta miglia dalla più vicina sponda dell'Adriatico. Ha per confini al sud il fiume di Atella, all'est quel di Rapolla, all'ovest e al nord l'Ofanto. Chiude nel suo recinto Melfi, Rionero, Rapolla, Barile, Atella e molti villaggi”. Così Cesare Malpica descriveva il Monte Vulture, che domina le colline e le valli circostanti; ma quello che rimane oggi è uno spettacolo senza fiato che non commemora i toni rossi legati al dio Vulcano, ma rievoca bucolici paesaggi dove lo sguardo dell’uomo può perdersi in un infinito leopardiano capace di dissolvere qual si voglia pensiero. Una terra che distingue i suoi colori lungo le stagioni, rassicurante e verde in primavera, brulla in estate, nostalgica in autunno e bianca l’inverno. Il terreno è custode di una lunga realtà geologica iniziata milioni di anni fa e terminata nel pleistocene, con l’estinzione del Vulcano, che pacatamente ha concesso alla vegetazione di riprodursi.

Il comune di Rionero è considerato uno dei passaggi obbligati per chi voglia vedere il monte; famoso per la produzione di acque minerali, è dedito oltre che alla produzione di vino anche alla fattura di olii di denominazione; la sua storia agricola è strettamente legata agli insediamenti Romani che ebbero luogo già nel terzo secolo avanti Cristo e che collocarono qui le prime barbatelle del vitigno oggi simbolo della Basilicata: l’Aglianico. Nella zona di Rionero, che possiamo considerare uno dei cru del Vulture, negli anni trenta iniziava l’attività di viticoltori la famiglia D’Angelo, la quale allevava viti col fine di venderne le uve da taglio per i mercati del nord, all’epoca più rinomati per la fattura di vino. Negli anni settanta però decisero di imbottigliare direttamente, e quando qualcosa rimane in casa, si sa, la voglia di migliorarsi e di rendere propri gli sforzi fa tutto il resto. Il territorio lascia decisa la sua impronta; le vigne, situate a 500 metri sul livello del mare, prendono i nutrienti da rocce effusive; il clima offre inverni gelidi e calde estati, le escursioni termiche in fase di maturazione regalano una spiccata acidità ai frutti.

L’Aglianico Del Vulture Caselle Riserva 2009 nasce da vigneti esposti a sud-est, allevati a Guyot con una resa di quarantacinque quintali per ettaro. Raggiunta la maturazione ideale, sono fermentate per due settimane e affinate due anni in botte grande. Il bicchiere invita subito ad assaggiare, il colore è di un intenso rubino granato e il naso non è disatteso da tanta concentrazione visiva. L’ingresso è riservato a frutta molto matura e scura, le ciliegie e le prugne sono poi contornate da fiori appassiti, humus, erbe aromatiche e spezie. Al palato ci si aspetta altrettanto, l’acidità lineare, i tannini forti e integrati mantengono alto e coerente il profilo del vino, che difficilmente lascia liberi i sensi, prolungando qualsiasi sensazione ricettiva nel tempo.

D’Angelo
Via Provinciale, 8
85028 Rionero in Vulture
Tel. 0972 721517
www.dangelowine.com
dangelowine@tiscali.it

 

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