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Erbamat, il vitigno del futuro?

Daniele Liurni
Dal n.158 di
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L’Erbamat è un antico vitigno autoctono del bresciano, presente soprattutto nell'area del lago di Garda e, da qualche tempo a questa parte, in via sperimentale anche in Franciacorta; prende il nome dalla colorazione verde erba della buccia che già ci permette di intuire le caratteristiche peculiari di questo vitigno: è un'uva a maturazione tardiva, dotata di spiccata acidità e dai profumi delicati, perfetta per essere vinificata come base spumante o come vino fermo sia in blend con altri vitigni di simili caratteristiche sia in purezza, regalando vini di grande interesse che strizzano l'occhio al Timorasso o persino ai grandi Riesling tedeschi. Tuttavia, questo vitigno è davvero poco conosciuto al di fuori della sua zona d'elezione - dove per altro sta scomparendo - anche se il suo impiego potrebbe rivelarsi fondamentale per l'enologia del territorio lombardo: lo hanno capito alcune aziende illuminate che hanno iniziato a riscoprire e valorizzare l'Erbamat.

Uno dei primi a comprendere le doti di quest'uva è stato Gianfranco Comincioli, noto produttore di olio del Garda di indiscutibile pregio e viticoltore appassionato, che con il suo Perlì - un blend di Trebbiano ed Erbamat - ha portato questo vitigno anche alla ribalta internazionale con la partecipazione a diversi concorsi enologici, registrando successi soddisfacenti. Dove però sembra ormai necessaria la coltivazione dell'Erbamat è in Franciacorta, un territorio soggetto a cambiamenti climatici importanti, che anno dopo anno vede innalzarsi le temperature, soprattutto d'estate, con conseguenze di non poco conto sulla maturazione delle uve, in particolar modo dello Chardonnay. Già da qualche tempo infatti le aziende franciacortine stanno anticipando le vendemmie, per evitare che l'eccessivo calore possa danneggiare i preziosi grappoli di Chardonnay, privandoli dell'acidità necessaria alla spumantizzazione. Sembra però che questo processo di riscaldamento dell'areale del lago di Iseo, sia inevitabile e che prima o poi non si potrà più anticipare ulteriormente la vendemmia, che attualmente avviene nei primi giorni di Settembre: l'Erbamat arriverebbe quindi in soccorso ai produttori, che potrebbero integrare o addirittura sostituire lo Chardonnay con quest'uva a maturazione tardiva, ricca degli acidi tartarico e malico di cui sarebbe invece carente il vitigno internazionale per antonomasia. Alcune importanti aziende, di cui non possiamo ancora fare i nomi, hanno perciò avviato piccoli appezzamenti di terra ad Erbamat e stanno iniziando a vinificare le prime basi spumante, con risultati che sembrano sorprendenti, al punto che qualcuno sta tentando con la produzione di uno spumante 100% Erbamat. L'obiettivo è quello di far entrare questo vitigno tradizionale bresciano nel disciplinare di produzione del Franciacorta, che diventerebbe così uno spumante francamente territoriale e rappresentativo del genius loci, un obiettivo che il Consorzio sta perseguendo da anni con grandi risultati e che potrebbe trovare pieno compimento, grazie alla valorizzazione di un vitigno quasi estinto che sta vivendo una nuova giovinezza. La curiosità di saperne di più e di assaggiare i risultati di questa sperimentazione è tanta, ci auguriamo di poterlo fare presto e di darvi ulteriori aggiornamenti. 

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