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Senza latte, senza qualità!

Daniela Scrobogna
Dal n.155 di
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Nel lontano 11 aprile 1974 l’Italia decise di vietare, ai caseifici nazionali, l’utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e ricostituito, per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare. Questo provvedimento aveva lo scopo di garantire l’eccellenza qualitativa della produzione casearia italiana, nonché l’autenticità e la qualità della materia prima. Scelta che ha assicurato, fino ad oggi, il primato della produzione lattiero casearia italiana in tutto il mondo con crescente apprezzamento  e aumento delle esportazioni di formaggi e latticini.

La Commissione Ue chiede la fine del divieto e impone all’Italia di produrre “formaggi senza latte”, ottenuti con la polvere. Per le leggi europee non utilizzare questi prodotti rappresenta una restrizione alla “libera circolazione delle merci”, essendo la polvere di latte e il latte concentrato presenti in tutta Europa. La (scandalosa) richiesta europea è stata fatta con una lettera di messa in mora inviata dal Segretariato generale della Commissione Europea alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea sull’infrazione n. 4170. Praticamente tale diffida produrrà un adeguamento al ribasso e una perdita qualitativa dei formaggi e degli yogurt italiani e metterà a rischio la fama del Made in Italy. Ma soprattutto comporterà una maggior importazione di latte in polvere e latte concentrato che arriveranno da tutto il mondo a costi bassissimi, con gravi conseguenze sugli allevamenti italiani.

Parlando di formaggi italiani, a noi così cari, e grazie allo straordinario patrimonio che rappresentano, è indispensabile diversificare le molteplici tipologie prodotte. Non soltanto attraverso la distinzione del tipo di latte e di lavorazione, ma anche tramite l’indicazione - valore aggiunto - dei differenti modi e luoghi di allevamento (pascolo, alpeggio, malga, latteria e via dicendo), specificando anche il tipo di erba che l’animale ha mangiato. La nostra straordinaria produzione casearia vive di queste diversità e ogni formaggio porta con sé le peculiarità del terroir in cui l’animale ha vissuto. Tutto questo non è riproducibile attraverso l’uso di una polvere, anche se miracolosa!

Dal vino senza uva, fatto con miscele prodigiose contenute nei wine-kit al cioccolato senza cacao, da ricordare l’imposizione dell’Unione Europea all’Italia di aprirsi ai prodotti ottenuti con l’aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, passando per le tante imitazioni low cost del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano (cosiddetti “similgrana”) o degli oli extravergine di oliva di dubbia provenienza e di scarsissima qualità, delle mozzarelle prodotte con semilavorati industriali (una mozzarella su quattro in vendita proviene dall’estero senza alcuna indicazione in etichetta) è tutto un insieme di attacchi al vero Made in Italy che, tuttavia, non ci deve scoraggiare nella continua ricerca e nella valorizzazione del nostro meraviglioso mondo enogastronomico, unico ed inimitabile.

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