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Vigna alle Nicchie, il Tempranillo toscano

Salvatore Marsillo
Dal n.132 di
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Ci troviamo a San Miniato, un colle che domina la piana dell’Arno a metà strada tra Pisa e Firenze. Storicamente patria del Sangiovese, questo comune ospita una cantina che incredibilmente ha fatto del Tempranillo il proprio cavallo di battaglia, l’Agricola Pietro Beconcini. La storia aziendale parte all’inizio degli anni Cinquanta, quando il nonno di Pietro riscatta i terreni in cui fino ad allora aveva lavorato come mezzadro. Nel corso degli anni l’attività della tenuta si è focalizzata sulla conduzione dei vigneti e sulla produzione di vino, puntando esclusivamente sulle uve tipiche del territorio. Durante le selezioni clonali su una vecchia vigna Pietro Beconcini si è imbattuto in una varietà che solo studi accurati, tra cui l’esame del DNA, condotti in collaborazione con l’Università Agraria di Milano e con l’Istituto Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo, hanno potuto identificare come Tempranillo, il vitigno principe dell’enologia spagnola. Secondo l’ipotesi più accreditata questa cultivar è stata introdotta da comunità di spagnoli che attraverso la Via Francigena andavano in pellegrinaggio da Santiago di Compostela a Roma. Questa arteria passava sicuramente per Altopascio (poco a nord di San Miniato), sede di un ospedale e centro di accoglienza per i pellegrini che portavano con sé i frutti della propria terra e della loro identità culturale, tra cui i semi della vite. Beconcini ha creduto nelle potenzialità di questo vitigno, che nel corso dei secoli si è perfettamente adeguato alle caratteristiche pedoclimatiche della zona, e proprio su sua richiesta, nel 2009, il Tempranillo è stato inserito nella lista dei vitigni coltivabili in Toscana.

Con questa varietà, che occupa 4 dei 12 ettari vitati dell’azienda, sono realizzate due etichette, l’Igt Toscana IXE, più beverino e disinvolto, e il Vigna alle Nicchie, così chiamato perché proviene da un piccolo appezzamento collinare che ospita un giacimento di conchiglie fossili (“nicchie” in dialetto toscano) su una base di argilla bianca e di arenaria. Proprio su questa collina si trova il vigneto storico di Tempranillo, da cui sono state prelevate le gemme per impiantare i nuovi vigneti e che dà vita a un numero limitatissimo di bottiglie. Le uve sono raccolte in precocità la prima settimana di settembre per garantire una buona quantità di acidi e sono trasferite nei fruttai dove restano ad appassire fino alla seconda decade di ottobre. Dopo aver perso il 25% del loro peso, sono vinificate in vasche di cemento a contatto con le bucce e vinaccioli; la fermentazione, innescata dai lieviti indigeni, dura più di 10 giorni a causa dell’alto contenuto zuccherino e per favorire la completa estrazione delle sostanze nobili contenute negli acini. La macerazione è protratta per almeno sei settimane; in alcune annate è capitato che la fermentazione malolattica sia partita ancora in presenza delle vinacce, in altre immediatamente dopo la svinatura. Nella primavera successiva alla vendemmia il vino è travasato in barrique di primo passaggio, il 70% di rovere francese e il 30% di rovere americano; dopo un anno i vini provenienti dai diversi fusti sono assemblati, quindi il vino torna negli stessi contenitori per ulteriori 12 mesi. Dopo l’elevazione in legno, il Vigna alle Nicchie viene imbottigliato e rimane in affinamento altri due anni.

Nel millesimo 2007, realizzato in appena 3000 esemplari, il corpo appare di un rosso cremisi compatto, non reattivo alla luce ma sul bordo lascia sfuggire intensi bagliori tra il rubino e il granato. Di notevole consistenza, si aggrappa alla superficie del vetro e ne fluisce con ritrosia, imprimendo archetti stretti e persistenti. Accostando il calice al naso, si rimane travolti dal turbinio dei riconoscimenti che sono inaugurati da rose appassite, bacche rosse sotto spirito, confettura di amarene e un tocco vegetale di peperone verde. A seguire tutta una miscellanea di spezie scure, aromi di tabacco trinciato, liquirizia, cuoio, moka e una nota eterea, appena accennata, di ceralacca. Il sorso, sontuoso e denso, esprime uno spettro aromatico molto particolare, dipanandosi tra percezioni fresco-sapide e una tramatura tannica dai contorni arrotondati, elegante e ben estratta. L'alcol, a dispetto dell’invadenza che la percentuale del 15,5% lascerebbe intuire, è completamente assorbito nella struttura e veicola un finale asciutto e di bella continuità.

Pietro Beconcini
Via Montorzo, 13/A
56028 San Miniato (PI)
Tel. 0571 464785
www.pietrobeconcini.com
info@pietrobeconcini.com

 

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