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Cheers Mr&Mrs Clooney!

Salvatore Marsillo
Dal n.118 di
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Si sono appena spenti i riflettori su quelle che la stampa mondiale, con buona pace di William e Kate, ha definito le nozze del secolo. George Clooney ha finalmente condotto agli Imenei la sua bella Amal. Tutti noi, o quasi, abbiamo ancora negli occhi il circo mediatico creato intorno a questo evento che, a dire la verità, più che un matrimonio è sembrato il primo atto di una telenovela il cui copione è già stato scritto e che, secondo i bene informati, vede i due protagonisti proiettati verso la Casa Bianca. Gli elementi per colpire le fantasie ci sono tutti: la sposa dalle origini medio orientali, affascinante e misteriosa come una novella Sherazade, i divi hollywoodiani in grande spolvero, l’occhialuta direttrice di Vogue America, Anna Wintour, e la cornice della città più romantica e decadente del mondo. E naturalmente, in mezzo a tanto scintillio, anche il vino ha svolto un ruolo di primo ordine. A dispetto delle bocche cucite, dei patti di segretezza e degli accordi blindati, si sa che la cena di addio al celibato di George, tenutasi nel ristorante Da Ivo, locale storico di Venezia non lontano da Piazza San Marco, è stata innaffiata con una Magnum di Sassicaia, annata 2010, abbinata a fiori di zucca fritti, tagliolini al tartufo e risotto ai porcini.

Ai cocktail ha pensato Mr Clooney in persona, facendo venire dal Messico diverse casse di tequila della distilleria Casamigos, di proprietà sua e dell’amico Rande Gerber, marito di Cindy Crawford e suo testimone di nozze. Per l’occasione Walter Bolzonella, mixologist del Gabbiano, il bar dell’Hotel Cipriani, ha creato un nuovo cocktail, chiamato Goodnight amigos, a base di tequila (5 cl) con l’aggiunta di due gocce di angostura e succo di mirtilli rossi (4 cl) da shakerare su un pestato di mezzo lime, zucchero di canna, zenzero e buccia di cetriolo.

Un’ultima curiosità. Angelina Jolie e Brad Pitt, non potendo partecipare personalmente perché impegnati sul set a Malta (ripensandoci su... Malta dista appena un’ora di aereo - jet privato, pardon - da Venezia, non facevano in tempo a fare una comparsata?), in loro vece hanno inviato una cassa del vino prodotto nella loro dimora provenzale, lo Château Miraval. Non ci è dato sapere se questo vino - un rosato a base di Cinsault, Grenache e Syrah con una piccola percentuale di Rolle Blanc (il nostro Vermentino) che, nel millesimo 2012, è stato valutato da Wine Spectator come il migliore rosé al mondo - sia stato protagonista delle libagioni ma di sicuro si è ritagliato uno spazio nel gossip generato da questo grande carosello.

In mezzo all’incertezza generale che ci attanaglia, una cosa ci rassicura: del matrimonio di Clooney si parlerà ancora per molto tempo; or ora escono le esclusive sui giornali, con i reportage strapagati e le copertine taroccate (Anche i Signorini piangono!), per spargere polvere di stelle, di più, di diamanti, sui comuni mortali. In fondo perché resistere? Semel in anno licet farsi travolgere dal chiacchiericcio, indulgere al pettegolezzo... non era Dostoevskij, in Memorie dal sottosuolo, a scrivere che “l’unico compito di ogni persona intelligente consiste appunto nel chiacchierare, cioè nel travasare il vuoto nel vuoto”?

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