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Vinodentro, quando il vino diventa d’essai

Salvatore Marsillo
Dal n.117 di
Fotografia

Voler descrivere Vinodentro, film tratto dal libro omonimo di Fabio Marcotto e proiettato durante l’inaugurazione del nuovo anno sociale della Fondazione Italiana Sommelier, raccontandone semplicemente la trama, sarebbe invero riduttivo e soprattutto non gli renderebbe giustizia. Questo film infatti si presta a più di una chiave di lettura dal momento che mescola colori diversi, oscillando tra commedia e noir, e si dipana attraverso un gioco di specchi e flashback che ruotano come un meccanismo a orologeria attorno a un unico nucleo, il vino. Proviamo a iniziare facendo un ritratto del protagonista Fabio Cuttin, interpretato in modo più che convincente da Vincenzo Amato, scultore palermitano prestato al cinema. Nel corso dei 100 minuti della pellicola, questi vive una metamorfosi da timido impiegato di banca, marito fedele e astemio a direttore della filiale, impenitente Don Giovanni e grande appassionato di vino. A innescare il cambiamento l’incontro, tutt’altro che fortuito, con l’enigmatico “Professore” (interpretato da Lambert Wilson, ve lo ricordate in Matrix Reloaded accanto a Monica Bellucci?), che lo inizia al mondo del vino facendogli assaggiare una bottiglia di Marzemino (non trascuriamo il fatto che il film ha come location Trento e vuole essere anche un omaggio ai vitigni trentini, menzionati qua e là durante tutto il film). L’incontro con quel nettare, citato anche nel Don Giovanni di Mozart, è fatale al nostro amico. Allo stupore del neofita, che si avvicina per la prima volta a questo mondo, segue una meraviglia che si rinnova a ogni bottiglia e che trasforma il vino nel suo pensiero dominante. Fabio Cuttin inizia quindi a studiare, ad assaggiare nuove etichette, a partecipare ad aste e a conoscere le realtà del territorio fino a diventare uno dei massimi esperti enologici in Italia. Ma per finanziare questa passione, che lo induce ad acquistare le etichette più pregiate e rare, compie delle irregolarità sul lavoro e, infine, lo perde. Lungi dal perdersi d’animo, Cuttin coglie questa circostanza per reinventarsi come scrittore di vino e, dopo poco tempo, lo ritroviamo redattore della principale rivista sul vino in Italia, chiamata - nella fiction così come nella realtà - Bibenda, nonché autore di un libro di successo, intitolato, neanche a dirlo, Vinodentro. A questo punto la trama vira sul thriller. La moglie (Giovanna Mezzogiorno) viene trovata morta e lui è incriminato dell’omicidio. Segue un interrogatorio fiume in commissariato, durante il quale il protagonista, rievocando gli ultimi tre anni della sua vita, racconta tutti i cambiamenti avvenuti dentro e fuori di lui, gli incontri col Professore, personaggio insieme affascinante e inquietante che ricorda il Mefistofele tratteggiato da Goethe nel Faust, e la liaison con una misteriosa ragazza. E qui ci fermiamo per non rovinare la sorpresa di un finale inaspettato, onirico e, per qualche verso, sovrannaturale.

A fine proiezione i meriti di Vinodentro appaiono chiari, su tutti la volontà di svelare il fascino e la mitologia del vino, trasmettendone le emozioni con i termini e le espressioni più adeguate, lontano dagli stereotipi e dalle imprecisioni che spesso il cinema ha usato avvicinandosi a questo tema. E non sfugge che tutte le descrizioni organolettiche delle etichette degustate da Fabio Cuttin riecheggiano il lessico nato in casa BIBENDA e poi esportato nei salotti buoni del vino in Italia. La redazione romana della rivista ha fornito infatti la propria consulenza tecnica alla produzione e ha contribuito anche alla scenografia dando in prestito oggetti vari per la ricostruzione della location della Bibenda cinematografica. Raccontando l’anima del vino, questo film punta dritto al cuore dello spettatore, ne solletica i sensi e la curiosità. La lista delle bottiglie degustate, citate o inquadrate è lunga e di altissimo livello; non potendo riportarla per intero, suggeriamo agli esperti di scovare da soli tutte le etichette coinvolte nelle riprese.

A dosare e orchestrare tutti gli elementi del film l’occhio sapiente del regista Ferdinando Vicentini Orgnani (nella foto sulla destra accanto a Giovanna Mezzogiorno e Vincenzo Amato) che, provenendo da una famiglia friulana di produttori di vino, dimostra grande sensibilità sull’argomento. Grazie alle inquadrature che così generosamente si attardano sui bicchieri, Orgnani ci restituisce le sfumature e la texture di ogni vino con una tale immediatezza da farci quasi sentire il profumo. A questo scopo contribuiscono in modo fondamentale i colori e i chiaroscuri disegnati dal pluripremiato direttore della fotografia, Dante Spinotti, che con Vinodentro fornisce un’ulteriore prova da Grande Maestro.

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