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Un dono Primitivo

Antonella Pompei
Dal n.109 di
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Un giorno mi trovo ad Ostia per motivi di lavoro e passo davanti ad una enoteca. Entro, guidata dalla mia passione per il vino, ed in pochi minuti sono già a chiacchierare con l’enotecario, tra malati della stessa malattia ci si riconosce subito. Mentre discutiamo di vini laziali, ricevo una telefonata: è un mio ex fidanzato di oltre vent’anni fa il quale, apprendendo che sto parlando di vini e sapendo anche del mio corso da sommelier, mi dice “allora ti devo far assaggiare un vino della mia terra”. Dopo una settimana mi vedo recapitare a casa una cassetta di vini del Consorzio Vini Produttori di Manduria. Una sorpresa niente male! C’è un bell’assortimento di Primitivo: Memoria 2012, vino tipico invecchiato in acciaio, Lirica Riserva 2010, affinato con leggero passaggio in botte grande, Elegia Riserva 2010, nato da uve selezionate ed invecchiato in barrique per più di un anno, e Madrigale, Primitivo di Manduria Dolce Naturale, da uve appassite in pianta. Urge una degustazione. Invito a cena un’amica appassionata di Primitivo. Scelgo il Lirica, la Riserva 2010, tralasciando per il momento il giovane Memoria e decidendo di riservare ad un assaggio più preparato e consapevole l’Elegia, vino per le grandi occasioni, ed il Madrigale, vino da meditazione, come da suggerimenti dell’azienda. L’abbinamento è con coniglio alle olive di Gaeta e comunque secondi di carne e primi piatti con sughi corposi, per sottoporne la succulenza all’alcol ed al tannino che potrei aspettarmi da un rosso che ha fatto 9 mesi in legno. Il vino: rosso rubino con unghia granato, compatto, limpido, consistente. Al naso è intenso, complesso, con una girandola di frutta matura: amarena, prugna, mora, un ricordo di fichi secchi, floreale di viola appassita, potpourri, con un accenno di nota vegetale di peperone arrosto su di un fondo speziato di chiodi di garofano e liquirizia, terra bagnata, fungo, sottobosco. In bocca è secco, caldo e avvolgente, morbido, una delicata freschezza ed una moderata sapidità. I tannini sono presenti ma sferici, quasi vellutati, il legno ha fatto il suo lavoro, lo abbiamo riscontrato anche dai profumi. Discreta persistenza olfattiva. Un vino opulento, che è una vera coccola. La mia amica dice che non dimostra il suo 14% di gradazione alcolica, ed in effetti ha una gradevolezza che lo fa scendere giù quasi senza preoccupazione.

Questo Primitivo è un vino da ricordare, e noi lo ricorderemo. A produrlo è il Consorzio Produttori Vini di Manduria, fondato nel 1932 come cooperativa agricola del settore vitivinicolo da un gruppo di produttori che lo hanno fortemente voluto e che oggi sono diventati quattrocento soci chiamati Maestri in Primitivo, un appellativo che portano con onore, impegno ed entusiasmo per valorizzare l’immagine di Manduria come territorio dalle grandi potenzialità. Nel suggerire una visita, se non bastassero i vini, il meraviglioso mare della costa a pochi chilometri e la deliziosa cucina pugliese,  si può aggiungere la presenza, all’interno del Consorzio, del Museo della Civiltà del vino Primitivo, allestito dentro le antiche cisterne ipogee della ottocentesca cantina, un salto nelle più antiche ed autentiche tradizioni della civiltà contadina degli inizi del secolo scorso.

Consorzio Produttori Vini di Manduria 
Via F. Massimo, 19
Tel. 099 9735332 
74024 Manduria (TA)
www.cpvini.it 
info@museodelprimitivo.it

 

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