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Custoza Le Rune, una piccola stella luminosa

Salvatore Marsillo
Dal n.104 di
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La provincia di Verona non è sinonimo solo di Amarone; tra le tante stelle che fanno parte del firmamento enologico di questo territorio c’è anche il Bianco di Custoza. Prodotto nella parte meridionale del Lago di Garda, teatro di storiche battaglie risorgimentali durante la Prima e la Terza Guerra di Indipendenza, nell’area che comprende i comuni di Peschiera, Pastrengo, Villafranca di Verona, Bussolengo e Sommacampagna, di cui Custoza è una frazione, questo vino non fa affidamento su un vitigno predominante ma su un blend che accanto alle varietà autoctone, come la Garganega, il Trebbianello (un biotipo del Friulano) e la Bianca Fernanda (un clone locale del vitigno Cortese), comprende altre uve coltivate nella zona quali Trebbiano Toscano, Malvasia, Riesling Italico, Pinot Bianco, Chardonnay e Manzoni Bianco. Da tale mix ricava quella tipica ed elevata complessità aromatica che lo contraddistingue dai vini monovarietali e, pur non essendo molto strutturato, nel caso provenga da accurate selezioni effettuate in vigna, dimostra anche buone capacità di affinamento nel tempo. È questo il caso del Custoza Le Rune, della cantina Aldegheri, una delle realtà più solide del veronese; i vigneti di origine sono situati a sud-est dell’anfiteatro morenico del Lago di Garda, hanno un’età media di 30 anni e poggiano su suoli di natura calcarea, ghiaiosi e sabbiosi. Vendemmiati in periodi diversi, tra la fine di agosto e la seconda metà di settembre a seconda delle diverse varietà, i grappoli sono subito avviati alla vinificazione. Dopo la pigiatura a rulli, viene effettuata la macerazione pellicolare a freddo, che favorisce l’estrazione degli aromi e la tipicizzazione varietale. Il mosto è quindi sottoposto a fermentazione termocontrollata, seguita da una sosta di qualche mese in acciaio e da un’ulteriore rifinitura in bottiglia.

Nell’annata 2012 il Custoza Le Rune sfoggia un colore paglierino di grande luminosità che anticipa un profumo primaverile denso di mughetti, acacia, fiori di tiglio, nespole succose e risvolti citrini che si riaffacciano in un sorso dalla silhouette snella ma dall’approccio fresco e gioviale, dalla scia ammandorlata, che mette in evidenza caratteristiche di bevibilità e di facile abbinabilità.

Un’annotazione infine sul nome: le rune sono i simboli del “fuþark”, un alfabeto segnico utilizzato dalle antiche popolazioni germaniche (gli Angli, i Goti, gli Juti) per comunicare, più frequentemente per scopi religiosi ed esoterici, di rado per inviare dispacci segreti durante le battaglie. Composto da linee rette in quanto le incisioni erano effettuate soprattutto su pietra o su legno, questo alfabeto era diffuso anche in Italia, si ipotizza infatti un’origine etrusca e ne esistono tracce diffuse in tutto il settentrione della penisola, soprattutto in territorio veneto; una raffigurazione di questi segni è riportata anche sull’etichetta di questo vino e contribuisce a renderne ancora più affascinante e misteriosa la luce.

Aldegheri
Via Alessandro Volta, 9
37015 Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR)
Tel. 045 6861356
www.cantinealdegheri.it
info@cantinealdegheri.it

 

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