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La Chimera e la Bria Colomba

Salvatore Marsillo
Dal n.101 di
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Ubicato alle pendici del Chianti fiorentino, sulla sommità di una collina da cui si intravvedono le torri di San Gimignano e le cime delle Alpi Apuane, il Castello di Monsanto è il fulcro intorno al quale, a partire dal 1962, si è sviluppata l’omonima azienda vinicola. La tenuta si estende per 206 ettari di cui 72 sono destinati alle vigne che dimorano su terreni di origine cretacica con suoli profondi, ricchi di argille pietrificate e stratificate a filaretto di galestro; il Sangiovese la fa da padrone ed è affiancato in misura residuale da Cabernet Sauvignon, Merlot, Colorino, Canaiolo, Malvasia e Chardonnay. Votata esclusivamente alla tradizione chiantigiana, la produzione comprende anche una versione particolarmente intrigante di Vin Santo chiamato come il mostro mitologico con la testa di leone, una testa di capra sulla schiena e la coda di serpente, La Chimera.

Il Vin Santo La Chimera è composto da Trebbiano Toscano e da Malvasia del Chianti in parti uguali; durante la vendemmia sono selezionati i grappoli migliori che vengono appassiti su graticci fino alla fine di gennaio. Dopo l’inizio della fermentazione il mosto viene trasferito in caratelli di rovere da 55 e 110 litri dove sosta per 12 anni durante i quali si susseguono fasi alterne di fermentazione; per questo motivo non si possono fare previsioni su come La Chimera si presenterà alla prova organolettica e quale faccia, al pari della creatura mitologica, mostrerà. Nell’annata 1995 è ammantato dello stesso colore rosso-aranciato della corniola e nel bouquet è facile riconoscere aromi di marmellata di arance amare, sciroppo d’acero, frutta tropicale disidratata, crema alla vaniglia, marzapane e miele di melata. Nel palato una sottile linea acida tornisce la dilagante dolcezza e la stempera con l’ausilio di una sfumatura tostata che ricorda le nocciole.

E visto che siamo in prossimità della Pasqua, se vogliamo concederci un momento di piacere acuto, non proprio all’insegna della moderazione ma “semel in anno licet insanire”, dobbiamo accompagnare La Chimera con un dolce dotato di un “rinforzo” particolare senza il quale non sarebbe in grado di addomesticarne gli assalti gusto-olfattivi: la Bria Colomba di Bonci, la nota pasticceria di Montevarchi, in provincia di Arezzo, che in occasione delle feste pasquali ripropone, in forma di colomba, la ricetta del rinomato Panbriacone (Pasticceria Cioccolateria Bonci a Montevarchi - www.bonci-team.com), un prodotto da forno bagnato (abbondantemente) con una soluzione alcolica. Che sia a base di passito, di rum o di liquore al caffè, è proprio la bagna a conferire alla Bria Colomba un profumo inconfondibile che né il packaging di cartone né la busta di cellophane riescono ad arginare. Anche sigillato questo dolce spande effluvi in tutta la stanza, fa sentire la sua presenza, tenta più delle sirene di Ulisse e, una volta aperto, è impossibile resistere al richiamo della pasta, resa soffice e spugnosa dalla lievitazione naturale, e della sua anima liquorosa.

Fattoria di Monsanto
Via Monsanto, 8
50021 Barberino Val d’Elsa (FI)
Tel. 055 8059000
www.castellodimonsanto.it 
monsanto@castellodimonsanto.it

*L’uovo-biscotto dell’ultima immagine è opera della Cake Designer Claudia Deb

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