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Come la Barbetta fu salvata da una cattedra ambulante

Salvatore Marsillo
Dal n.96 di
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Quello che stiamo per raccontare è uno dei tanti aneddoti che costellano la storia del vino italiano, un resoconto che affonda le radici in esperienze lontane senza le quali l’enologia nazionale non avrebbe raggiunto gli attuali livelli di eccellenza. Ogni racconto che si rispetti deve avere un dove, un chi, un quando ma soprattutto un eroe: la bella Valle Telesina, in provincia di Benevento, fa da sfondo alla storia che vede come protagonista il vitigno Barbetta salvato dall’estinzione all’inizio del 1900 da un “cattedra ambulante”. Le cattedre ambulanti erano istituzioni promosse nella prima metà dell’Ottocento su impulso delle prefetture, delle amministrazioni e delle società agrarie locali, che avevano il compito di “diffondere l'istruzione tecnica fra gli agricoltori”, di divulgare i metodi più adatti alla coltivazione e gli strumenti più moderni e perfezionati. Questi insegnamenti, impartiti da docenti provenienti dagli istituti tecnici e dal mondo universitario, erano rivolti a tutto il mondo rurale, tanto ai grandi proprietari terrieri quanto alla massa dei piccoli contadini. Nella pratica le attività di istruzione comprendevano conferenze presso luoghi pubblici, sopralluoghi nelle aziende agricole, consulti nei giorni di mercato e la pubblicazione di giornali e opuscoli informativi. Inoltre i direttori di questi istituti supervisionano la loro zona di competenza e compilavano rapporti sui miglioramenti conseguiti. La favorevole accoglienza da parte degli agricoltori e i risultati furono così incoraggianti che le cattedre ambulanti vennero istituite in tutte le provincie e, agli inizi del Novecento, furono promosse direttamente dallo Stato - in Basilicata (1904), in Calabria (1906) e in Sardegna (1907) - affinché dessero un contributo al miglioramento dell'agricoltura nel Meridione. Nel 1935 infine le cattedre cessarono di essere emanazione delle autorità locali e vennero convertite in ispettorati provinciali a diretto riporto del Ministero dell'Agricoltura.

 

Un ruolo fondamentale venne giocato dalle cattedre durante il flagello della fillossera. Su loro indicazione vennero istituiti campi sperimentali dove, utilizzando portainnesti selvatici americani, furono impiantati e quindi salvati dall’estinzione i vitigni autoctoni delle varie regioni italiane. Negli anni ’30 una cattedra operante nel Beneventano creò nella Valle Telesina tre campi sperimentali, di cui uno nel comune di Castelvenere su un terreno appartenente alla famiglia Venditti, attuale titolare dell’Antica Masseria Venditti. Tra le varietà messe a dimora su questo campo - grieco nero e bianco, uva cerreto, olivella, falanghina, mangia guerra, piedirosso, coda di volpe, bombino, uva lunga - ce n’era una molto apprezzata dai contadini della zona in quanto produceva vini robusti e molto pigmentati, adatti anche alla colorazione di uve bianche e a dare struttura ai vini più deboli; questa uva nella zona era nota come “l’uva dei Venditti” e in breve venne soprannominata “uva barbetta” per via della barbetta che l’antenato di allora dei Venditti soleva portare; nella consuetudine popolare non ci volle molto per passare da “Barbetta” a “Barbera” benché in realtà si trattasse di due varietà distinte e separate. Nel corso degli anni la coltivazione del Barbera Barbetta del Sannio è stata soppiantata da quella del Barbera piemontese, un po’ per mancanza di barbatelle, un po’ per seguire il trend del mercato. Solo l’Antica Masseria Venditti ha continuato a coltivare con tenacia e passione questo antico vitigno locale e nel 1968 ha preso le gemme dal campo sperimentale di Castelvenere per reimpiantarle in un cru specifico.

Per constatare con mano o meglio con naso e bocca i frutti di tanta abnegazione, abbiamo assaggiato l’annata 2009 del Barbetta; ci siamo trovati davanti a un vino dal colore squillante, di un rubino terso e luminoso, purpureo ai bordi, con un olfatto gioviale e immediato, reso da viole, marasche, fresie e bacche rosse, e suggellato da un soffio di erbe officinali. Al palato ha rivelato tannini smussati, buon corpo e media persistenza in un contesto di succosa verve fruttata e con una nota verde in scia.

Antica Masseria Venditti
Via Sannitica, 120-122
82037 Castelvenere (BN)
Tel. 0824 940306
www.venditti.it
masseria@venditti.it
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