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Madonna Nera, l'altra faccia di Montalcino

Salvatore Marsillo
Dal n.90 di
Fotografia

La nascita negli ultimi anni di vini Supertuscan nell’areale di Montalcino ha innescato la diatriba se sia “politically correct” snaturare la vocazione vitivinicola ilcinese, così fortemente scolpita nei disciplinari della zona, con la produzione di vini che se ne allontanano. Il moltiplicarsi di etichette di questa tipologia, come il Pegasos di Soldera, a base di Sangiovese in purezza, o il Belnero di Banfi, caratterizzate da una forte componente di Sangiovese con la partecipazione più o meno marginale di altri vitigni, dànno un esempio di come questo fenomeno sia in forte espansione, trovando da un lato una schiera di sostenitori progressisti, amanti del nuovo, dall’altra un nugolo di oppositori reazionari, contrari a vini che definiscono una versione “declassata” di Brunello.

L’azienda agricola La Madonna, fondata nel 2007 nel comune di Montalcino, in località La Madonna, si inserisce a pieno titolo in questo trend; i 5 ettari di proprietà, tutti votati alla viticoltura, sono destinati sia al Sangiovese, in ossequio alla tradizione locale, sia alle varietà internazionali, impiegate per dare alla produzione un’impronta innovativa. Al timone un enologo d’eccezione, Carlo Ferrini, uno dei maggiori esperti nella selezione di cloni del Sangiovese, nonché consulente di molte tra le cantine più note dello Stivale, tra cui Tenuta San Leonardo in Trentino, Castello di Fonterutoli in Toscana, Pollenza nelle Marche e Tasca d’Almerita in Sicilia. Sotto la sua guida sono nati un’etichetta di Brunello e due Igp Toscana, il Madonna Nera e il Fontenova, entrambi frutto di un blend di Sangiovese (60%), Merlot (30%) e Cabernet Sauvignon (10%). In particolare il Madonna Nera deriva da una selezione dei grappoli migliori, vendemmiati a mano e fermentati separatamente, il Merlot per 15 giorni, il Cabernet Sauvignon e il Sangiovese per 18, e, dopo l’assemblaggio, sosta per oltre un anno in tonneau di rovere francese di primo e secondo passaggio. Questo vino è stato uno dei pochissimi non abruzzesi a essere scelto per le tavole del G8 dell’Aquila; un biglietto da visita non indifferente che da allora ne ha decretato il successo sia in Italia sia all’estero. Non senza un pizzico di deferenza ci avviciniamo a questa bottiglia che già dalla misteriosa etichetta, per nulla ammiccante, col nome scritto a lettere capitali in bianco e nero lucido su campo nero opaco, incute un certo timore reverenziale. Nel millesimo 2010 il colore è cupo come succo di more, illuminato ai bordi da bagliori rubino; al naso mirtilli e cassis macerati, cardamomo, zolla smossa, mallo di noce, legni stagionati, polvere pirica e sbuffi balsamici offrono un ensemble molto compatto ma poi il profumo si focalizza su quel particolare aroma emanato dalle arance essiccate con i chiodi di garofano conficcati. Il sorso mette in mostra un’acidità piuttosto evidente; di contro la carica fenolica è così setosa e ben amalgamata da non inasprire ulteriormente le durezze del vino. Dopo la deglutizione, infine, si sprigiona una sapidità minerale e terrosa dai marcati risvolti fumé, di buona persistenza.

La Madonna
Località La Madonna
53024 Montalcino (SI)
Tel. 0577 807328
Mobile 339 3534356
www.vinomadonnanera.com
info@madonnnanera.it

 

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