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Cina, la nuova frontiera del vino con un pizzico d’Italia

Salvatore Marsillo
Dal n.81 di
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Prossimamente anche nelle nostre enoteche sarà facile reperire bottiglie delle cantine Grace Vineyard, Great Wall e Dinasty ma, a dispetto dei nomi anglosassoni, non ci troveremo a bere “Cabs” della California o Shiraz della Hunter Valley. Si tratta infatti di aziende vitivinicole situate in Cina dove il vino sta diventando sempre più popolare, soprattutto tra gli abitanti delle grandi metropoli mentre nelle campagne prevalgono ancora i consumi di birra e dei tradizionali distillati a base di riso, sorgo, frumento e miglio. A fronte di una crescita costante della richiesta interna, che ha favorito le importazioni principalmente di vino francese, grandi aziende cinesi hanno effettuato forti investimenti nei territori più vocati alla coltivazione della vite. Le principali zone viticole si trovano nelle pianure dello Hebei, non lontano da Pechino, nelle province di Shandong, Jilin ed Henan (dove si concentra il 70% della produzione vinicola) e in quelle nord occidentali di Gansu, Xinjiang e Ningxia. I vitigni internazionali dominano il vigneto cinese con una presenza predominante di Cabernet Sauvignon (il 50% della produzione), seguito da Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Chardonnay e Riesling. Non mancano i vitigni autoctoni, tra cui il Langyan, conosciuto anche come Dragon’s eye, il Ju Feng Noir e il Beichun, una varietà molto resistente al freddo, che sono coltivati soprattutto nelle zone di Qingxu e Shacheng. In base a un censimento del 2012 in Cina operano circa 600 aziende vinicole, di cui il 40% di proprietà dello Stato; non è un mistero che molte puntino sulla quantità a discapito della qualità ma negli ultimi anni si riscontra sempre più frequentemente il caso di cantine che, avvalendosi dei migliori enologi internazionali e delle tecnologie più avanzate, riescono a non sfigurare nei concorsi all’estero.

Secondo i dati forniti dalla China Alcoholic Drinks Association, nel 2011 la produzione enologica complessiva si è attestata sui 11,5 milioni di ettolitri, con un incremento del 13% rispetto all’anno precedente, un risultato che piazza la Cina al settimo posto tra i produttori mondiali dopo Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti, Cile e Australia. La stragrande maggioranza di vino prodotto è destinato al consumo interno ma la parte destinata ai mercati stranieri registra ogni anno una crescita consistente. In questo quadro si inserisce una notizia, ufficializzata di recente, che ci riempie di orgoglio: la tenuta Castel de Paolis di Grottaferrata ha concluso un accordo con le autorità del distretto di Xiashian per realizzare un’azienda vitivinicola proprio nella regione dello Shandong. Dopo aver valutato altre realtà della Francia, Australia, Nuova Zelanda, California e Cile, la scelta è ricaduta su questa cantina dei Castelli Romani per l’alta qualità espressa dalle etichette importate in quella regione e per l’affidabilità dimostrata dalla famiglia Santarelli in tanti anni di attività. Giulio e Fabrizio Santarelli hanno già fatto tappa nello Shandong per valutare le caratteristiche pedoclimatiche delle aree da vitare e nel progetto hanno coinvolto anche Attilio Scienza che, dopo le prime analisi sulla morfologia dei terreni, ha già espresso un giudizio più che positivo. L’accordo prevede che i sesti di impianto, le attrezzature e le tecnologie siano tutte italiane e che i tecnici di Castel de Paolis si occupino di formare la manodopera locale. Lo start up dell’impresa è pianificato per la prossima primavera.

Castel De Paolis
Via Val de Paolis 
00046 Grottaferrata (RM)
Tel. 06 9413648
www.casteldepaolis.it
info@casteldepaolis.it
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